«Ho vinto esperienza ed energia»

Tirgoo vince allo Startup Weekend Roma. Intervista al co-founder Luca Gallo: “Continueremo il nostro progetto”

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Dopo aver mangiato cioccolata e biscotti, aver consumato quantità indigeste di liquidi da lattina, dopo fogli di block notes riempiti di appunti e tante occhiaie, lo Startup Weekend Roma ha messo nero su bianco il suo verdetto. L’evento, dedicato a Marco Zamperini e organizzato da Talent Garden (che ha confermato il contest romano anche per il 2014 e che entro un anno aprirà una sede a Roma) e World Wide Rome (Asset-Camera) con il supporto di RomaStartup, è stato vinto da Tirgoo (ex Let’s tir) di Luca Gallo. Secondo classificato MaglietteStrafighe di Edoardo Venturini, il contest che fa vincere magliette. Terzo classificato 30eLode exCogito 3.0 di Andrea Ciufo che mette in contatto gli studenti universitari per ripetere. E poi, premio speciale BlackBerry per il vintage game Suin di Giulio Rizzo e premio speciale per il monitor della salute Heartwatch di Fabrizio Clementi.

Un’onda di energia che, dopo il successo strepitoso della Maker Faire Roma, ha confermato Roma protagonista dell’innovazione. Uno tsunami che non si ferma proprio: il 5 novembre appuntamento sempre a Roma, al teatro Eliseo in via Nazionale, con Building the Vision con i protagonisti del mondo delle startup innovative. Ospite d’onore Steve Ballmer, ceo di Microsoft.

«Ho vinto tanta esperienza, tante nozioni e networking a morire. Ho già avuto dei contatti con investitori. Mi hanno lasciato la loro business card, chiedendomi di inviagli un piano» ha detto a caldo Luca Gallo, founder della startup vincitrice Tirgoo, ingegnere barese che vive a Roma. «Ho proposto questa idea venerdì sera – ha aggiunto– i ragazzi l’hanno voluta sposare e abbiamo tirato su questo team molto bello». L’app ruota intorno alla necessità di riempire i camion risparmiando così risorse ed energia. Gli investitori hanno opposto a Luca che il mercato del trasporto su camion in Italia non è così tonico. «Dalle ricerche che abbiamo fatto – ha spiegato sempre Luca – confermo questo aspetto. Ma siamo altrettanto convinti di poter mettere in moto una strategia, anche defindendo meglio il servizio».

E ora che succede per Luca e gli altri 7 del team? «Inizieremo a fare una ricerca di mercato più approfondita, lavorando su quelli che lavorano sulla logistica e i player per capire la forza dell’esigenza e come viene risolta al momento». Luca svilupperà la sua idea a Roma «con questa squadra». Già ma com’è nata l’idea di Tirgoo? «Qualche anno fa ho sentito Beppe Grillo che diceva che noi in Puglia beviamo l’acqua del Trentino, con camion che girano vuoti. Sono passati anni».

Si è invece conquistato la seconda piazza Magliettestrafighe, che ha convinto la platea e raccolto applausi anche per la verve e l’originalità del pitch. E’ una startup che regala magliette facendo contest per promuovere il brand di piccole e medie imprese. L’idea è di Edoardo Venturini. «Esperienza molto fica, vieni qui, conosci un sacco di persone. Puoi anche trovare un co-founder. E poi fare innovazione qui in mezzo a queste colonne è una cosa meravigliosa – le sue parole – mi è piaciuto anche il movimento che c’è stato intorno alle startup. Ora? Abbiamo un contatto con una pagina Facebook che ha 60 mila follower. Sicuramente lanciamo l’idea».

Tutto era iniziato venerdì pomeggio. «Dite chi siete, che problema volete risolvere e come risolverlo» le prime indicazioni di Davide Dattoli, di Talent Garden, praticamente il padrone di casa di Startup Weekend. In 34 si sono presentati davanti ad una platea di hacker, investitori, mentor, coaches, business man, programmatori. Innovatori, in una parola sola. Un minuto a pitch e da 34 sono diventati 13. A quel punto, al tempio di Adriano, in uno spazio che ha 2 mila anni, mica 10, hanno fatto squadra. Per 54 ore hanno costruito, destrutturato, rimodellato, programmato e riprogrammato la loro idea di startup. Alcune hanno addirittura cambiato nome, come Let’s Tir che ha vinto come Tirgoo o come Icloud che poi è diventata SosCloud.

Ai tavoli verdi gli 8 di ogni team hanno spremuto le meningi in funzione di un risultato: i pitch di ieri. Quelli veri stavolta, con le slides e gli investitori che ti mettono in mutande e criticano e mugugnano, qualche volta apprezzano.

Determinante il contributo dei coaches che durante la tre giorni hanno fatto tappa ai tavoli degli aspiranti startupper, mettendo in crisi progetti poco convicenti, spingendo, intercettando questa onda di energia che si è messa in moto intorno ad un’idea. «Ogni volta che un mentor si è fermato al nostro tavolo – ha spiegato Cherisette Ascoli Marchetti, founder del progetto RistoChildren, sabato pomeriggio – un po’ ha demolito e un po’ ha rimodellato la nostra idea. E’ un vero banco di prova per il progetto. Abbiamo scoperto numerosi problemi, tra cui: arrivare a far conoscere la nostra app ai genitori e convincere i ristoratori a diventare children friendly».

Alla fine? Dopo l’emozione dei pitch finali, tutti a smaltire la stanchezza di tre giorni ad altissima intensità davanti ad una birra al Centro di Roma.

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