€110mila ottenuti da Intertwine. 56CUBE crede nella cultura

Quattro ragazzi napoletani, una startup e 110 mila euro ottenuti. Intertwine, piattaforma di editoria multimediale collaborativa, piace all’incubatore del Sud Italia

Intertwine

56CUBE, incubatore del Sud Italia, nato all’interno di Digital Magics, sostiene Intertwine con un investimento di 110 mila euro e con servizi e consulenza in diverse aree.

La startup è nata nel 2012 dalle menti di quattro ragazzi napoletani Gianluca Manca, 28 anni, Salvatore Imparato, 28 anni, Gennaro Mangani, 28 anni e Stefano Imparato, 21 anni.

E’ una piattaforma per creare e pubblicare opere di editoria multimediale collaborative. Lo scopo è quello di unire le caratteristiche classiche dei libri con la comunicazione digitale e i social network.

Il plotter crea la trama, i brickers aggiungono mattoni multimediali (testo, video, audio, immagini) per realizzare il progetto. Il plotter sceglie i migliori mattoni e crea un intertbook, un’opera multimediale disponibile sul mercato, generando guadagni per il plotter, per ogni bricker che ha partecipato al progetto e per la piattaforma.

Intertwine è stata vincitrice di Vulcanicamente, poi è stata selezionata da Wind Business Factor 2013 per il programma di supporto e training. Quest’anno è stata anche protagonista delle finali di Mind The Bridge Accelerator, ha partecipato al Web Summit di Dublino ed è volata a Barcellona per lo Startupbootcamp Pitch Day. E non è stata solo l’Europa ad accoglierla in modo positivo, ma anche gli Stati Uniti, dove ha partecipato all’“International Leadership Training Programme“, organizzato da Unesco e Università del Connecticut e ha permesso agli altri partecipanti di scrivere in modo collaborativo un libro sui diritti umani.

E adesso? Sono in versione beta, nei prossimi mesi saranno online con il sito in inglese. L’investimento contribuirà alla crescita della startup e permetterà loro di presentarsi sul mercato il prima possibile.

Gennaro Tesone, CEO di 56CUBE commenta: “La cosa che ci ha colpito di più quando li abbiamo conosciuti è stata la delusione che avevano negli occhi, ma anche la determinazione che solo chi crede fermamente in qualcosa ha”. E i quattro ragazzi napoletani ci credono davvero, credono che si possa creare un business digitale che diffonda il seme della cultura anche in Italia. Stanno già raccogliendo i primi frutti.

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