Non è poi tutto così sgarrupato. I tre vincitori dello SWNapoli

IGoOn, YouWall e Ngrippart: i vincitori dello Startup Weekend Napoli. Tre idee che mettono al centro ecologia, sostenibilità e cultura

IGoONIGoOn, YouWall e Ngrippart. Questi i nomi dei tre vincitori dello Startup Weekend Napoli. Questa è la fine, ma partiamo dall’inizio.

Treno dalla stazione Garibaldi di Napoli per Portici-Ercolano. Si va verso lo Startup Weekend Napoli, costeggiando la bellissima costa baciata dal sole. (Sì, ero a mezze maniche a dicembre. Sì, non è importante ai fini dell’articolo, ma volevo farvi un po’ di invidia. E sì, appena scesa dal treno sono stata travolta da una nuvola di profumo di calzoni fritti che costavano solo un euro).

Il famoso format importato da Seattle questa volta si svolge presso l’Incubatore Napoli Est, in contemporanea con quello di Cosenza organizzato da Talent Garden.

“Scusate sono giusta per l’Incubatore?” “Sì, devi andare lì, dentro quell’edificio sgarrupato”. E vabbuò, jamm’. Da fuori, in effetti, rispecchia la descrizione dell’indicazione del ragazzo. Dentro, invece, non è così male. Racconto l’aneddoto agli organizzatori, la loro risposta: “Ci stiamo lavorando, lo stiamo cercando di rimettere in sesto”. Ancora è molto vuoto, ci sono solo 7 startup concentrate in una sola ala. L’incubatore è ricavato da un’ex scuola, è pieno di aule vacanti, che potrebbero già essere utilizzate.

Lo Startup Weekend si svolge al terzo piano, nelle classi arredate. Le 7 idee votate il primo giorno sono sopravvissute senza non poche difficoltà.

Una ragazza è andata via perché non sopportava i feedback dei mentor, lasciando sviluppare la propria idea, SeeTheVoice, ai membri del team, un progetto è stato squalificato perché già oltre la fase di avviamento. Per il resto, si respira la stessa aria di entusiasmo e tensione che si respira solitamente a questo tipo di eventi. Ci sono dei problemi e ci sono delle soluzioni.

“Vogliamo dare la possibilità di trovare un passaggio al volo: ti geolocalizzi, scrivi dove devi andare e noi ti diamo le opportunità  di scegliere tra coloro che passano nel luogo in cui ti trovi”. Questa è IGoOn di Claudio. Un bel team ampio, che comprende anche un orso bruno, Roooar, che vanta diverse esperienze all’interno del mondo dell’innovazione, l’orso, ma anche gli altri componenti del team.

L’orso, però, non è l’unico animale di questo Startup Weekend: ci sono anche i polli di OcchioAlPollo, in realtà FarmInLive. Paolo ha un’azienda agricola: “Odio gli spazi chiusi, in mezzo alla natura sto bene. Ho notato che c’è un ritorno alla campagna. Io vorrei dare la possibilità di vedere in tempo reale come vengono cresciuti i prodotti e gli animali da allevamento che la gente poi acquisterà tramite la nostra piattaforma. Una specie di grande fratello della fattoria”. Per spiegarmi cosa avevano intenzione di fare ci abbiamo messo un’ora di chiacchierata, ogni parola usciva fuori una nuova idea, un nuovo modo di aggirare il sistema, una nuova startup da raccontare. Una gran faticata riuscire a finire il discorso!

I ragazzi di E-mpara, in un’altra stanza, mi fanno vedere a che punto sono e Gianluca mi racconta il progetto: “Questo sito vuole mettere in comunicazione chi ha competenze specifiche con chi vuole imparare qualcosa, ma qualcosa di estremamente pratico, non un corso generico”. Un team numeroso, tutto naturalmente Made in South. “Ma ora che ti sei fatta tu i fatti di tutti noi, possiamo fare noi le domande a te?” Essere impiccioni non può essere un monopolio.

Finalmente un gruppo di ragazze, sono di Ngrippart e si chiamano Martina e Giorgia. “Vogliamo agire per riutilizzare un teatro semiabbandonato di Napoli: le compagnie teatrali spesso non sono ben organizzate. Il nostro scopo è quello di far sapere a tutti ciò che succede e le attività che vengono svolte”. Non si conoscevano prima dello Startup Weekend. Faccio i complimenti per il nome, ngrippat, in napoletano, è chi è appassionato in modo profondo e quasi maniacale di un particolare settore.

YouWall, con un team di soli due membri, è un’app per mettere in contatto le persone all’interno delle discoteche, perché l’interazione fisica non basta, bisogna anche far in modo che sia digitale.

YouRec è un progetto già parzialmente iniziato, si tratta di una piattaforma online di riciclo di oggettistica. Rossella mi dice: “Le cantine sono piene di cose di cui ci vorremmo liberare, in questo modo diamo la possibilità di regalarle ottenendo ecomonete da riutilizzare per acquistare altri oggetti all’interno del sito”.  Non possono partecipare alla gara, sono venuti per avere un parere esperto e dei feedback. L’hanno ottenuto.

Al centro ci sono i ragazzi, ma importantissimi sono gli speaker che fanno i loro interventi per indirizzare, motivare e formare gli aspiranti startupper. Presenti Filippo Addarii (direttore dell’International Strategy e capo di EuropeLab e ricercatore senior associato del Climate Global Forum, il centro di ricerca con sede a Berlino per lo sviluppo sostenibile). Riccarda Zezza, direttrice di Piano C, associazione per mettere insieme chi sostiene il talento e i cambiamenti economici e Paolo Campagnano, co-fondatore e presidente di The Hub Rovereto.

Un’attenzione particolare all’enorme pazienza dei mentor, che con le loro esperienze ed i loro preziosissimi consigli sono riusciti a fare delle idee presentate. I nomi? Antonio Prigiobbo di VulcanicaMente,  Marco Traversi, amministratore Unico della Coop. Project Ahead, Vincenzo Notaristefano, Marketing & Business Developer, Giovanni De Caro, Investment Manager @ Atlante Ventures, Paolo Campagnano, co-fondatore e presidente di The Hub Rovereto.

Non è poi tutto così sgarrupato

3 Commenti a “Non è poi tutto così sgarrupato. I tre vincitori dello SWNapoli”

  1. Pasquale S.

    E’ vero che dall’esterno l’incubatore sembra abbastanza ‘sgarrupato’, ma da quanto ci hanno fatto capire al Comune di Napoli, si è scelta quella sede per dare un segnale di recupero di uno dei quartieri più difficili della Città. Comunque sia all’interno, come si può notare anche dalle foto, non è affatto male, anche se lo si confronta con altre strutture simili.

    Tuttavia, le cattive abitudini non sono andate perse, infatti come accade in molte scuole italiane (l’incubatore è ricavato da ex scuola) le società che gestiscono la struttura, un raggrupamento temporaneo d’impresa tra Soges Spa e dConsulting Srl (ovvero dPixel.it), fanno pagare anche la carta igienica nei bagni!

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    • Alessandro Schirio

      Da azienda ospitata nell’incubatore per correttezza ci tengo a sottolineare che “ci fanno pagare anche la carta igienica nel bagno” è una frase infelice. Poichè le startup incubate non pagano: affitto, elettricità, connessione, parcheggio, etc.etc. quindi la frase corretta sarebbe paghiamo SOLO la carta igienica (e il sapone), e una trentina di euro l’anno non mi sembrano questo grande problema.

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      • Pasquale S.

        Ma davvero spetta alle aziende incubate pagare? E’ mai possibile che i fondi, statali ed europei, messi a disposizione per la gestione dell’incubatore, non prevedono il pagamento di beni di prima necessità, come appunto carta igienica, sapone, ecc?

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