Il ”vibe” di Vincenzo Di Nicola che in 5 anni ha conquistato la Silicon Valley

Vi racconto chi è Vincenzo Di Nicola, che è riuscito a far interessare Amazon alla tecnologia della sua startup

Ho incontrato la prima volta Vincenzo (Di Nicola, ndr) ad un piccolo home party di amici a Palo Alto circa 5 anni fa. Io mi ero trasferito da “soli” 2 anni a San Francisco, dopo 4 anni passati a Los Angeles e 1 anno a New York. Era sicuramente un momento in cui ero molto sensibile a costruire il mio nuovo network in Silicon Valley e accettavo volentieri gli inviti di contatti e amici in giro per la Bay Area, pertanto per ogni persona nuova che conoscevo era sempre un piacere assimilare il piu’ possibile chi fosse, quali esperienze avesse avuto e quale fosse il suo “vibe” (vibrazioni, aura, energia, feeling, first impression). Il “vibe” di Vincenzo mi era piaciuto molto sin dall’inizio. Con il suo accento marcato del centro Italia, viso simpatico, si presentava umile ma il suo breve “pitch” era sicuramente denso di conoscenza ed esperienza. Aveva vissuto in Asia per un po’ di anni, aveva lavorato per Microsoft, uscito poi dal corporate world, stava lavorando ad una startup (non certo una novità in Silicon Valley, dove è più difficile trovare qualcuno che non stia lavorando per realizzare una propria idea!). La startup si chiamava KickBack, e quando me l’aveva raccontata mi era piaciuta subito: «Puoi ordinare drink e cibo nei bar senza aspettare in coda, prepaghi il drink tramite l’app, poi vai alla ‘pick up line’ ed è pronto per te, già pagato». L’avevo scaricata subito, era già attiva e avevo un credit di $10 per provarla. Mi raccontava che avevano già alcuni clienti di “prova” a San Francisco e a Las Vegas. Las Vegas oltre ad essere la mecca dei bar e dei club, è diventata famosa anche per le sue fiere di tecnologia: tra le piu’ famose il ComDex, ora dismesso, CES, e ora boom town di startup grazie al DowntownProject – progetto di Tony Hshieh, CEO di Zappos che ha investito $350.000.000 per costruire il nuovo ecosistema startup seguendo la modalità di StartUp Chile ma con la differenza che lo fanno con un vero fondo di investimento privato (per equity, non per grant) VegasTechFund di $50.000.000, e ora ci sono già centinaia di startup che si sono trasferite là. (L’estate scorsa ho passato con tutto il team di Pick1 una settimana da loro come inviati tramite il programma GlobeStart dell’acceleratore di Dallas Tech Wildcatters per conoscere il framework e l’environment di startup di Vegas, posto incredibile oggi dove costruire il business. Sarebbe da scrivere un articolo a parte, per quanto ce n’è da parlare!).

Tornando a Vincenzo: mi raccontava che stava passando molto tempo a Vegas per implementare il sistema. Non era così semplice, ogni locale doveva utilizzare un sistema proprietario per gestire le richieste dei drink su un terminale a parte da quello già in uso. Ma la vera difficoltà consisteva nel convincerli, tenendo anche presente che parte del business model era affittare questi terminali. Nel frattempo ci continuavamo a vedere per amicizia, a cene e a pranzi in giro per la città quando entrambi eravamo a San Francisco, visto che eravamo spesso in viaggio in posti differenti. Sono andato a trovarlo un paio di volte in ufficio (nel primo ufficio, quello di KickBack), e li per la prima volta avevo conosciuto il suo co-founder Leo Rocco. Mi ricordo che mi diceva che erano in 10 persone e che stavano disperatamente cercando di assumere. Vincenzo continuava a mandarmi email di richiesta di personale sperando che io conoscessi qualcuno che facesse al caso suo, offrendo pure una “finders fee” altissima pur di trovare programmatori di qualita’, se non ricordo male Ruby on Rails, stessa tecnologia su cui e’ costruito Pick1. E’ molto più semplice trovare programmatori bravi in Italia, per me rimangono i migliori al mondo, non a caso sono fiero di dire che il nostro development team e’ 100% italiano.

Il tempo passa entrambe le nostre aziende crescono (lui era partito 1 anno prima di Pick1 mi ricordo) mi ricordo che ci siamo incontrati entrambi come exhibitor al secondo PayPal X Conference, la conferenza di innovazione su tutto quello che ha a che fare con pagamenti online. Mi aveva iniziato a raccontare del cambio di rotta (“pivot”), e che stava lavorando ad una nuova startup. Mi aveva mostrato la prima versione di GoPago. In pratica era un cambio di nome dell’azienda precedente, dove aveva mantenuto co-founder e parte del team e cambiato business model.

GoPago alla fine era un software e hardware avanzato per la gestione dei pagamenti nei negozi, e soltanto oggi confrontabile come competitore di Square e di molti altri simili ma con tecnologie hardware differenti come LevelUp. In quell’occasione avevo scaricato la nuova app e Vincenzo mi aveva regalato altri $10 per testarla. Era ancora molto simile a KickBack ma funzionava in maniera molto più estesa con più ristoranti e bar, prima che poi diventasse la GoPago di oggi, ovvero un vero e proprio “registratore di cassa” super avanzato connesso ad Internet, che può gestire pagamenti offline e online di utenti nel locale o in remoto. Io e Vincenzo nei due anni successivi, ci siamo continuati a scontrarci in giro per qualche evento di imprenditori Italiani (BAIA) e qualche compleanno di amici, ma eravamo entrambi disperatamente occupati e in viaggio. Io ero a periodi in Italia per costruire il nuovo team di Pick1, e poi quasi 1 anno in Cile per StartUp Chile nel 2012, prima di entrare nell’acceleratore 500 Startups in Mountain View che ci ha riportato “fissi” in Bay Area dopo tanto viaggiare.

Vincenzo l’ho rivisto a fine 2012 ad un aperitivo BAIA prima di Natale, e mi raccontava del nuovo funding di $15M ottenuto da JP Chase, investitore conosciuto a Vegas all’Hard Rock Café mentre erano tutti brilli. E’ proprio vero che l’alcool è un lubrificante sociale! Mi raccontava che l’accordo era che dovessero lanciare il nuovo prodotto in alcune citta’ chiave, non nelle citta’ piu’ note. Poi l’ho rivisto a Febbraio 2013 nel nuovo ufficio GoPago nel financial district a San Francisco. Ero rimasto molto colpito dalla dimensione, erano, se non ricordo male, quasi 50 persone. Mi aveva mostrato il nuovo prodotto, ovvero il registratore di cassa del futuro. Da quel momento ho viaggiato molto ed ero poco a San Francisco, tutto l’anno mi sono alternato tra San Francisco, Dallas, New York, Roma, Milano, Venezia, e Santiago, e l’ho rivisto prima ad un pranzo tra noi due al sushi place sotto casa mia qualche mese fa dove abbiamo fatto un “catch up”, e poi al compleanno di sua sorella Daniela (da poco trasferita a SF). Proprio li, al Mint, in questo karaoke bar su Market street, qualche settimana fa, mi aveva raccontato che “something big” stava per accadere. Et voila’. Amazon compra GoPago.

(Amazon in realtà non ha comprato GoPago, ma il team di tecnici e la tecnologia utilizzata dalla startup. Qui potete trovare maggiori informazioni. ndr)

Vincenzo e’ differente dagli altri Italiani della Bay Area, e’ molto “indipendente”, non si vede spesso con gli altri Italiani (e nemmeno io), e mi ricordo tutte le volte che l’ho invitato fuori per un drink dopo lavoro, c’e’ sempre stato un bel feeling, ma lui andava direttamente a casa direttamente dall’ufficio molto tardi la sera, sempre molto focused, poche distrazioni. Vincenzo lo adoro perche’ e’ “no bullshit”. Semplice, straight to the point, amichevole e gentile. Come tutti gli imprenditori (di successo) dovrebbero essere. Who knows, magari la prossima startup la faremo insieme.