Perché Amazon ha voluto comprare la tecnologia di GoPago

GoPago, startup di Vincenzo Di Nicola, non è stata acquisita interamente dal colosso americano. Amazon puntava alla sua tecnologia, ecco perché

Avevamo parlato dell’acquisto di GoPago da parte di Amazon. Lo stesso Vincenzo Di Nicola, il CEO, aveva annunciato la buona nuova tramite il suo profilo facebook. In realtà ciò che è stato acquisito dal colosso americano non è stato l’intero business, bensì il team di tecnici e la tecnologia. La startup, invece, è stata comprata da una compagnia di pagamenti di nome DoubleBeam.

Perché non c’è stata una normalissima exit? Il motivo risiede in problemi riferiti alla tassazione e al tipo di clienti concorrenti di GoPago. Amazon, quindi, essendo estremamente interessato a questo tipo di tecnologia ha voluto in qualche modo averne l’accesso.

Riprendiamo un articolo di Emanuela Perinetti apparso su CheFuturo! per spiegare perché l’e-commerce statunitense guardava di buon occhio GoPago.

Qui potete trovare maggiori informazioni riguardo all’exit.

Una buona notizia per gli startupper italiani arriva da oltreoceano. GoPago applicazione di soluzioni di pagamento figlia del teramano Vincenzo Di Nicola, ingegnere informatico trasferitosi a San Francisco ai tempi degli studi, è stata acquistata dal colosso Amazon. Da qualche tempo in effetti Amazon aveva messo gli occhi sul futuro mobile della moneta. Lo ha fatto con Login & Pay e ancor di più con AMPS – Amazon Mobile Payment Services.
Ma il passo compiuto con l’affare GoPago rappresenta un’accelerazione inaspettata.

Scaricando l’app un utente GoPago (da oggi Amazon) ha la possibilità ad esempio di visionare il menù di un ristorante di New York o San Francisco. Di valutare il tempo di attesa per il suo piatto preferito. Di ordinarla e di pagarla poi comodamente al ristorante senza bisogno di fare la fila. Un servizio analogo a quello offerto da PayPal Here. Simile a sua volta a quello a cui sta pensando Apple con iBeacon.

Vincenzo Di Nicola, cofondatore di Go Pago

Vincenzo Di Nicola, cofondatore di GoPago

Facebook sembra ancora non avventurarsi nel terreno nei pagamenti effettuabili presso i punti vendita. Anche se sta lavorando a meccanismi per rendere più agevole il pagamento via mobile. Se a questi giganti aggiungiamo Google, già presente negli States con il suo Wallet e che non a caso si era mostrata anch’essa interessata all’acquisto di GoPago, ecco che la cosiddetta Gang of five dei pagamenti mobile risulta al completo.

Una banda. Un gruppo di nuovi arrivati temutissimo dai player più tradizionali (in particolare circuiti di pagamento e banche) per la sua capacità di innovare in modo dirompente. Per l’abilità nella gestione dei dati ma soprattutto per quella con cui ha saputo costruirsi un ecosistema di utenti (una massa critica) che adesso si prepara a condurre dall’universo online a quello mobile.

Basti pensare che in tutto il mondo Google Andorid ha più di 900 milioni di device registrati e che 675 milioni sono quelli di IOS. Facebook da solo conta 1,5 miliardi di utenti e Amazon e PayPal hanno rispettivamente attivi 200 e 132 milioni di accounts. Utenti finali che, come rivela una ricerca della stessa Google riferita al mercato italiano in collaborazione con Ipsos, si muovono in uno scenario sempre più mobile.

Gli smartphone sono diventati parte indispensabile nella vita quotidiana. Rispetto all’anno precedente la loro penetrazione è cresciuta del 28% sfiorando oramai il 90%. Strumenti che hanno trasformato il comportamento dei consumatori. Di questi l’ 80% li usa per cercare informazioni su un prodotto in rete prima di acquistarlo in negozio o su internet.

L’epoca insomma è di quelle in cui una strategia multicanale è imprescindibile per coinvolgere i consumatori sui vari percorsi che conducono all’acquisto.
Offrire nell’immediato futuro un servizio di pagamenti integrato in un vero e proprio borsellino digitale (il cosiddetto digital wallet) rappresenta non solo l’opportunità di seguire un trend in crescita. Ma di rafforzare una relazione a doppia direzione con i propri clienti: sia commercianti che utenti finali. Sempre più esigenti riguardo ai servizi legati al canale che mostrano di preferire. Oramai dal 2011 si è verificato il sorpasso e vengono venduti in Italia e nel mondo più smartphone che pc.

Naturalmente il nuovo business presenta per i nuovi entranti anche dei rischi. Sebbene il valore dei loro marchio sia stellare e in tutte le classifiche di percezione di innovatività essi occupino le prime posizioni (che offre un bel vantaggio competitivo), non va sottovalutato che il business dei pagamenti presenta questioni di privacy, gestione del rischio e sicurezza non secondari agli occhi dei consumatori.

Il rischio è che in un mercato come quello italiano in cui questi valori hanno un peso specifico maggiore che negli Stati Uniti, gli over the top possano possano avere poca fiducia dagli utenti. Motivo per cui PayPal, di cui i pagamenti online hanno sempre rappresentato il business principale, sembra partire da una posizione di leggero vantaggio. Ma il ogni previsione è destinata probabilmente ad essere smentita in un contesto così mutevole in cui i nostri Big five sono costantemente in cerca di modi per diversificare i loro ricavi.

Amazon, Google, Facebook, Apple, PayPal non solo sembrano aver capito dove va il mercato ma sono pronti, come confermato da mosse come l’acquisto dell’italianissima GoPago, a giocare un ruolo da protagonisti. Presto anche in Italia dove, sebbene solo ai suoi inizi.
La corsa all’oro dei pagamenti via mobile si prospetta già entusiasmante.

Chi sono gli alunni “plusdotati” e perchè è importante che siano riconosciuti dal Miur

Momento storico per gli alunni plusdotati in Italia. Il Ministero dell’Istruzione “ha riconosciuto”, per la prima volta, all’interno del sistema degli alunni con bisogni educativi speciali anche quelli ad alto potenziale cognitivo. L’intervista con la presidente di Aget Italia