2013, lo startupper dell’anno (e altre 34 storie da conservare)

Da Silvano Spinelli ad Ermanno Cece: i 35 protagonisti del 2013 delle startup

Silvano Spinelli

1.   Silvano Spinelli. Qualche giorno fa l’ho chiamato: per me lei è lo startupper dell’anno, gli ho detto. Lui era stupito, imbarazzato direi. “Davvero io?”. Davvero. Anche se ha 61 anni  e non ha fatto la sua startup in un garage simil-californiano ma in un ufficio nel centro di Milano. Vorrà pur dire qualcosa: per esempio vuol dire che i giovani hanno dentro il fuoco sacro dell’innovazione ma per avere successo l’esperienza conta e prima di rottamare una generazione coi capelli bianchi occorre pensarci bene. Primo Spinelli, dunque, che ha venduto la sua startup in America per circa 400 milioni di dollari. Conoscete un altro italiano che quest’anno ha creato tanto valore? Io no. E il bello è che Spinelli non commercia armi, droga o pornografia. No, la EOS (acronimo che sta per Ethical Oncology Science, un nome che dice tutto), ha sviluppato un promettente farmaco antitumorale. E lo ha fatto con un modello di azienda da studiare: intanto ha raccolto 25 milioni di dollari di venture capital e solo il 10 per cento in Italia; e poi la EOS era tutta in un appartamento di Milano dove lavorava mezza dozzina di persone. Praticamente si può dire che ogni dipendente ha “creato” 70 milioni di dollari di valore. Com’è stato possibile? Perché il grosso del lavoro la EOS lo faceva fare ai laboratori specializzati. “Ci sono più idee nel mondo di persone disposte a farle crescere” mi ha detto Spinelli poche ore dopo il closing con la Clovis. E’ una bella lezione, quella dello startupper-manager con i capelli bianchi. A caldo scrissi: se fossi Napolitano lo avrei chiamato al Quirinale per ringraziarlo, e se fossi Letta lo avrei chiamato a palazzo Chigi per capire come si fa a replicare questa storia. “L’ha poi chiamata qualcuno?” gli ho chiesto prima di Natale. “No”. Non mi è parso dolersene, sta già pensando alla prossima startup.

2.   Riccardo Zacconi. Se contassero solo i soldi non ce ne sarebbe per nessuno: sarebbe lui il re dell’anno. Del resto la sua società si chiama King e il Guardian lo ha appena messo tra i 100 personaggi del 2013 (al 56esimo posto). Merito di Candy Crush Saga e di altri giochini simili che girano su Facebook: ogni giorno nel mondo si fanno un miliardo di partite made in King. E lui incassa. Zacconi è romano, ha 46 anni, è a Londra dal 2001. Ne sentiremo parlare ancora tanto.

3.   Davide Dattoli. Pochi sono bravi come lui. Adesso è chiaro a tutti. Ma il giorno in cui l’ho conosciuto, alla stazione Centrale di Milano, non potevo saperlo. Era la fine di giugno del 2011 direi, avevo appena lasciato Wired e lui mi aveva chiesto un incontro per propormi “una cosa pazzesca”. Sapevo solo che aveva 20 anni ed era bravo sui social media al punto da aver messo su una startup di successo a Brescia. Si presentò con due amici: mi mostrarono una specie di social network dove la rete che avevamo costruito con Wired avrebbe potuto continuare a collaborare… Non era facile convincermi in quei giorni e fu la sua fortuna. Perché invece di perdere tempo con me Dattoli si è buttato sul coworking creando Talent Garden. Non solo un bel nome ma un format: partnership con imprenditori locali prevalentemente analogici, sedi grandi in edifici altrimenti abbandonati e selezione di talenti digitali. In poco più di un anno ne sono aperti nove, tutti al nord, ma il prossimo sarà in Calabria e ci sono New York e Bruxelles in lista di attesa. Il bello è che Davide ha appena compiuto 23 anni, una età in cui i suoi coetanei a malapena sono laureati. Anche lui era alla Camera dei deputati il 9 dicembre con me: ho consigliato ai presenti di fargli una foto sulla sedia-trono che usano i nostri politici, un giorno potrebbe tornare utile…

4.    Elena Favilli e Francesca Cavallo. Le conosco da un po’, ho il loro Timbuktu nel cuore e un giorno ho intuito tutta la fatica che c’è dietro un  progetto noto finora solo per i tanti premi raccolti (ma i premi, per una startup, non sono mai il traguardo, semmai sono a volte la benzina per andare avanti). Ero di passaggio a San Francisco, a maggio, e sono andato a trovarle e un po’ mi hanno detto loro e un po’ l’ho capito io che la vita da startupper è sì divertente, emozionante se stai in Silicon Valley, ma anche durissima soprattutto se stai in Silicon Valley e ti confronti con i big del mondo. Poi in autunno ho visto che Timbuktu ha fatto un accordo con il Corriere della Sera e a seguire Elena e Francesca hanno vinto a Londra il premio Digital Magazine Award categoria Children. Sono brave e toste: se lo meritano tutto.

5.   Vincenzo Di Nicola. E’ stata la favola di Natale: il giovane informatico abruzzese che va in America sulle orme del nonno minatore, fonda una startup e la vende nientemeno che ad Amazon. Dopo l’entusiasmo dei primi giorni, la notizia è stata corretta: Amazon ha acquistato solo gli ingegneri di GoPago, mentre la società è stata venduta sì ma a DoubleBeam. Il senso non cambia. Bravo Vincenzo, ti aspettiamo in Italia dove hai detto che lancerai la tua prossima startup.

6.   Marco Astorri. Lo frequento dai tempi di Wired e non finisce di stupirmi. Da quando gli dedicai la terz’ultima copertina della mia direzione (“La plastica che si scioglie in acqua”), Marco lo sento periodicamente per  nuovi strabilianti sviluppi e partnership che davvero ci cambieranno la vita. La sua plastica made in Minerbio, Bologna, finirà negli apparecchi biomedicali e nei pc, nelle auto e negli occhiali, è già elettroconduttiva e non sarà più fatta solo con gli scarti della lavorazione dello zucchero ma… Il tutto con una impostazione “etica” del business che è merce rara. Insomma già tanto è accaduto ma il meglio deve ancora venire. Per lui e per noi. E pensare che era un grafico pubblicitario…

7.   Francesca Romano e Gioia Pistola. Perché? Perché la loro app, Atooma, ha vinto il primo premio al Mobile Premier Award a Barcellona, non basta? Le due ragazze hanno grinta e talento.

8.   Carlo Mancosu e il team di Sardex. Io adoro questo progetto: una moneta complementare all’euro per favorire l’economia locale. Lo adoro da quando Gianluca Dettori me ne parlò la prima volta e presi un aereo, volai a Cagliari e passai una giornata con questi ragazzi idealisti e concreti, che hanno il quartier generale nel medio campidano sardo e che sognano un mondo dove il denaro serva a farci vivere meglio e non ad arricchire chi ne ha di più. Sembra utopia ma l’hanno realizzata. Sardex in Sardegna va alla grande, è diventata una vera moneta fra aziende locali; loro sono stati selezionati per un importante contest europeo a rappresentare l’Italia intanto il modello è sbarcato sul continente e sta partendo in altre sei regioni. Nell’era di BitCoin io tifo per Sardex.

9.   Francesco Tassone. Non so se davvero Cristo si sia fermato ad Eboli ma so che oggi vi capita di passare a Simbario, un paesino di 800 anime in Calabria, avrete la prova che le vie del Signore sono infinite. Qui Francesco ha inventato e realizzato contro tutto e contro tutti “il cemento a chilometro zero” (in realtà la malta): una idea così geniale che lo sta esportando ovunque (in sintesi: perché trasportare il cemento se posso inviarti la formula perfetta e te lo fai da solo?). Farlo in Calabria è stata una impresa incredibile e quest’anno finalmente sono arrivati due milioni di euro di venture capital per la sua Personal Factory. Alé.

10. Monica Archibugi e Le Cicogne. Sì le Cicogne sono una startup piccola piccola per ora. Ma quando Monica l’ha presentata sul palco del teatro Eliseo di Roma, a novembre, l’idea di un servizio universale di baby sitting ha fatto saltare sulla sedia uno che ne ha viste tante come Steve Ballmer: “Lo voglio a Seattle!!!” ha detto il Ceo uscente di Microsoft. Speriamo che serva a far decollare questo team di tutte donne.

11. Max Ciociola. Tre milioni e 700 mila dollari di funding al primo round per la sua Musixmatch non vi sembrano una buona ragione? Allora aggiungete il microfono da karaoke lanciato a Natale che completa il più grande database di testi di canzoni del mondo. Il botto è vicino, Max è pronto.

12. Francesco Nazari Fusetti. Per me è un genio. Non esagero. L’ho scoperto alla presentazione di Cambiamo tutto! a Milano. Dopo il mio intervento lascio il microfono aperto a chi ha una storia da raccontare. Si alza lui, 26 anni, bello, spigliato, e racconta di ScuolaZoo, un gruppo Facebook che “fattura” quattro milioni di euro e ha 32 dipendenti. Il giorno dopo ci rivediamo e mi racconta di CharityStars, una piattaforma per fare aste di memorabilia di vip con ricavato alle onlus. E per mesi vedo lui che corre da un vip all’altro per strappare una maglietta sudata o un cimelio. Finché a fine anno vince 360×360, ovvero un assegno di 360mila dollari che vuole usare per andare a Los Angeles e giocarsi la partita con quei vip lì. Scommetto che ce la farà.

13. Valerio Pullano, GamePix. Avete presente Building the Vision, l’evento romano del 5 novembre con Steve Ballmer? Bene quel giorno un ragazzino non ha fatto un pitch, ha fatto il più bel pitch che abbia mai visto. Trascinante, ironico, convincente. In inglese. Alla fine avrei voluto abbracciarlo e dirgli che ero fiero di un giovane italiano come lui. Era Valerio Pullano.

14. Francisco Liu e Ampelio Macchi. Sono i due inventori di OSV, la prima auto opensource. Lanciata in pompa magna alla Maker Faire di Roma è un progetto che immagina un futuro della mobilità completamente diverso. E non è finita: nel 2014 arriverà il motore ibrido integrato, un’altra rivoluzione in vista.

15. Paolo Ainio, Ok, non è un giovane startupper. Ma per la sua Banzai quest’anno ha chiuso un accordo da – pare – 22 milioni di euro con Matteo Arpe. Secondo me preparano cose grosse.

16. Augusto Coppola. Ci sono tanti incubatori, tanti acceleratori, tanti premi. Ma nessuno me ne vorrà se dico che il migliore, il più efficace è InnovAction Lab. Augusto è un maestro, spietato e affettuoso assieme. E chi ci ha lavorato non lo dimentica più.

17. Fabrizio Capobianco. E’ la superstar degli startupper italici, quello bello e bravo che ha fatto fortuna in Silicon Valley ma tenendo il cuore – ovvero il team di sviluppo – in Italia. Parliamo di Funambol, che per certi versi anticipò persino Apple sul tema del cloud. Ma nel 2013 Fabrizio si è inventato TokTv, il secondo schermo tv applicato al calcio. E’ partito con la sua amata Juve ed è partito benissimo. Poi in autunno su Facebook lo abbiamo visto negli stadi delle altre regine del calcio europeo, anzi, seduto sulle panchine, ed abbiamo capito che per TokTv è solo all’inizio.

18. Stefano Firpo e Mattia Corbetta. E’ facile parlare male di chi ci governa. E’ facile e spesso è giusto. Ma al ministero dello Sviluppo Economico questi due hanno fatto tanto e bene per rendere la vita più agevole agli startupper. “Sono un hacker della pubblica amministrazione” ha detto di sé dal palco del Premio Nazionale Innovazione Stefano Firpo. Like.

19. Franco Petrucci e Cosimo Palmisano. Conosco piuttosto bene Cosimo. Quest’anno è stato protagonista sul palco del teatro Petruzzelli nel Next di Repubblica della Idee più bello che ci sia stato. Ha raccontato di come sia partito facendo il pescatore di polpi in Puglia e così ha scoperto di avere un animo da startupper. La loro Decisyon sta fra Stamford, nel Connecticut, e Latina: dopo i 15 milioni di funding della fine del 2012, nel 2013 ha ottenuto una linea di credito di altri 5 milioni per espandersi. Daje!

20. Giulia Valente e Tacatì. Tanti startupper quest’anno hanno capito che il cibo è un asset fondamentale del made in Italy e sono partiti da lì. Fra tutte le nuove imprese mi ha colpito Tacatì di Stefano Cravero e Giulia Valente. Promuove le botteghe di prodotti alimentari e quest’anno ha avuto un milione di euro da Principia. Bel colpo.

21. Marco Bestonzo. “Mi ero iscritto ad una gara per hackerare il corpo umano”. Uno che attacca così a raccontarti la sua storia in un post per CheFuturo! non può che andare lontano. E’ il fondatore di Intoino e a novembre ha vinto il Webit di Istanbul.

22. Claudio Vaccarella. Me lo ricordo al primo Techcrunch, al Globe Theatre di Villa Borghese, nel 2012, con la sua HyperTv. Poi ne ho perso le tracce. E’ stato Fernando Napolitano ha segnalarmi che aveva lasciato la sua Roma e si era trasferito a New York dove si è convinto che le opportunità di monetizzare con il second screen (che lui chiama multiscreen) sono infinite. Bene, aspettiamo fiduciosi.

23. Marco Marinucci e Alberto Onetti. Attenti a quei due nel senso che non puoi non fidarti del gran ben lavoro che fanno con Mind the bridge. I ragazzi che frequentano la scuola di San Francisco tornano entusiasti, il camp annuale di Milano (quest’anno sul VC) è un must per capire l’aria che tira, e loro stanno sempre molto attenti a distinguersi dalla fuffa che gira.

24. Movie Reading. Per la serie l’innovazione di cui abbiamo davvero bisogno, questa app consente di leggere i sottotitoli al cinema sul tuo telefonino o su degli occhiali ad hoc. E’ il cinema per i non udenti insomma. Una idea bellissima già in test in molte sale. Hanno vinto il bootstrap camp di StartuItalia! E non mi do pace perché ora non ricordo il nome del fondatore. Ah ma lo trovo!

25. Massimo Ciuffreda e Michele di Mauro. Viva Wiman e il social wifi partito dalla Puglia e arrivato a New York e Dubai. E’ un mondo difficile ma questi ragazzi non hanno paura.

26. Laura De Benedetto. Un altro caterpillar. Laura ha montato MakeTank, il marketplace degli artigiani, “il luogo dei makers”. E va, eccome se va: a Natale era uno spettacolo. (E poi ha vinto il Techgarage di Maker Faire Rome).

27.  Jacopo Vigna. Che forza Jacopo e la storia di come ha costruito “a mano” su Facebook la community di MilkyWay notte dopo notte. In estate ha avuto 720 mila euro di funding e in autunno era pronto uno store di sport estremi che promette benissimo.

28. Jacopo Chirici. “Da cameriere a startupper dei ristoranti”: l’ho definito così una volta Jacopo, sapete come sono i giornalisti. Ma la storia è proprio quella: e Rysto adesso ha in pancia un milione di euro di funding per crescere sviluppando l’aspetto della formazione del personale.

29. Linnea Passaler. Ve la ricordate vestita da garibaldina quando nel 2011 cercavamo I Nuovi Mille? La startupper di Pazienti.it è sparita dalla circolazione per un po’: ha lavorato sodo sul prodotto, migliorato tante cose, cambiato impostazione e i numeri adesso le danno ragione. Nel 2014 tornerà in pista.

30. Giovanni Caturano. Ha finito l’anno come l’aveva cominciato: con un premio internazionale. Ma il vero premio per SpinVector sono gli utenti dei suoi giochi in tutto il mondo.

31. Paolo Privitera. Il vero globe trotter mondiale delle startup. Seguirlo su Facebook può dare il mal di testa: ogni giorno in una città diversa, nei suoi post mixa una passione per le cose belle, la dolce vita e l’innovazione. Mi dicono che Pick1 sia vicina ad un colpo grosso e io mi fido della fonte e metto i miei 2 cents su Paolo.

32. Il barcamper di Gianluca Dettori. Quanti chilometri ha macinato quest’anno? Molte migliaia, l’idea di andare a cercare l’innovazione porta a porta battendo anche regioni del sud e isole di solito dimenticate è stata utile e ha dato i suoi frutti. Dektorsi conferma il miglior talent scout che c’è.

33. Luciano Belviso e Angelo Petrosillo. Sì ancora loro, i due ragazzi pugliesi che costruiscono aerei. Non ve la riracconto la storia bella di Blackshape, ma vi dico solo che l’azienda cresce e cresce bene con due stelle polari: l’innovazione e l’etica. Vi pare poco?

34. Miriam Surro. Il suo “discorso della vittoria” dal palco del teatro Don Bosco di Potenza dopo aver vinto il Techgarage me lo porto nel cuore. C’era tutto l’orgoglio lucano di una giovane donna che fa innovazione vera al sud in una regione che spesso ci dimentichiamo che ci sia. Spero con tutto il cuore che il suo MIDO abbia tanto ma tanto successo. Viva la Basilicata!

35. Ermanno Cece. Una rivelazione. Ovvero come puoi decidere a tavolino di fare il miglior blog del mondo sulla finanza delle startup e riuscirci. Da Roma. Si chiama FinSmes.

ps. questa top 35 è parte di una top 100 del 2013 fatta per Chefuturo! dove ho scelto il meglio dell’innovazione dell’anno e dove ci sono anche altri nomi dell’ecosistema startup.

In Germania stanno costruendo robot che provano dolore

Alcuni ricercatori dell’università di Hannover stanno sviluppando un sistema nervoso artificiale: un braccio robotico con dei sensori sulle dita potrà riconoscere i mutamenti al proprio stato e valutare eventuali danni

Winnow , su touchscreen controlli il cibo che finisce nei rifiuti (ed eviti sprechi)

La startup londinese ha già aiutato i ristoranti a evitare sprechi per 2 milioni di sterline. Grazie alla tecnologia gli operatori del food possono controllare gli avanzi e modificare le forniture