Il tappeto che lancia l’allarme se cadi e altre diavolerie di PlugAndWear

Presente a Roma oggi e domani, Riccardo Marchesi, imprenditore tessile fiorentino, ci racconta le fantastiche invenzioni di PlugAndWear. “La wearable technology è in crescita del 20%. Noi creiamo tessuti che si comportano come sensori”

Wearable Technology

Dai tessuti naturali a quelli tecnologici, passando per la crisi. Dalle macchine che tirano lana e cotone a quelle che intrecciano fili intelligenti, perché si interfacciano con un computer. È la storia di Riccardo Marchesi, classe 1962, imprenditore tessile di Firenze, Managing Director di TexE, che si è trovato sulle spalle l’azienda di famiglia. Preso a sportellate dalla crisi, anziché chiudere ha rilanciato. Ha smontato e rimontato la sua manifattura, l’ha hackerata insomma e gli ha ridato un futuro. Il filo d’oro (proprio così, un filo d’oro) che gli ha ridato speranza l’ha portato, da innovatore, sul palco di World Wide Rome nel 2012. «All’estero ci conoscevano già, ma quell’evento ci ha reso famosi in Italia» racconta. Ora tra i filari delle sue macchine in via Rocca Tedalda 25 passano i tessuti del futuro. È vicepresidente di FabLab Firenze e la sua piattaforma, PlugAndWear, vola. Intanto Riccardo Marchesi si prepara alla due giorni romana. Stamattina all’Istituto Europeo di Design e tutto sabato 11 gennaio Roma Makers in via Frediani 50.

Marchesi, la tecnologia che si indossa sarà il tema caldo dell’anno?
Secondo alcune rilevazioni, di qui al 2018 il settore è dato in crescita del 20%. Ma dentro la wearable technology c’è un po’ di tutto, anche i Google Glass per capirsi. Ecco, noi ci occupiamo di textiles ovvero tessuti che hanno un comportamento elettrico. Facciamo in modo che il tessuto si comporti come un sensore.

Allo Ied e a Roma Makers parlerà proprio delle applicazioni dei textiles.
La mattina di oggi all’Istituto Europeo di Design e quella di domani a Roma Makers la dedicherò alla divulgazione. Occorre distinguere cos’è una pulsantiera sul braccio, cos’è wearable technlogy e smart fabrics. La vera rivoluzione secondo me sarà fuori dai tessuti strettamente indossabili. Tutti, per intendersi, vogliono il giubbino autoriscaldante, ma se ti devi portare dietro una batteria da un chilo è complicato. Altra cosa se si tratta di un divano, in un ambiente intelligente. Venerdì porterò con me tessuti che si scaldano e altri che funzionano a matrice: ci cammini sopra e vedi tutto sullo schermo.

E nel pomeriggio di sabato?
Sabato pomeriggio lavoreremo con i tessuti usati come sensore. Li collegheremo ad Arduino e vedremo cosa succede.

Marchesi, due anni fa è stato tra i protagonisti a World Wide Rome.
World Wide Rome ci ha lanciato in Italia. In questi mesi abbiamo lavorato prevalentemente sui robot, sociali e non. Di recente ci siamo indirizzati verso i grandi sensori, tipo 5 metri per 5 metri, per monitorare spazi pubblici e case. C’è poi un progetto per monitorare la salute delle persone in casa: la Regione Piemonte ha realizzato con i nostri sensori un tappeto intelligente: se una persona cade viene inviato un allarme ad un centro di raccolta dati.

Com’è organizzata la sua fabbrica?
L’80% del nostro fatturato lo facciamo con tessuti di metallo che servono per schermare tessuti elettromagnetici: ecco appena si entra in fabbrica si vedono i telai, le macchine da maglieria, che producono i tessuti: ne abbiamo 8, siamo in 5. E poi c’è un laboratorio di elettronica dove lavoro io e dove vengono realizzati i sensori.

Su www.plugandwear.com fate anche vendita al dettaglio?
Sì, cerchiamo di mettere a disposizione il necessario per costruire un circuito cucito su un tessuto: Arduino, fili conduttivi, nastri luminosi.

Marchesi, www.plugandwear.com è la sua trincea contro la crisi.
Sì, ma è faticoso. Siamo una microazienda e spesso avremmo bisogno di comprare attrezzature ma ci troviamo in difficoltà. Fondamentale è la collaborazione e lo scambio con i centri di ricerca, sia italiani che esteri.

Il riconoscimento che le ha dato più soddisfazione.
Essere menzionato nel libro di Riccardo Luna “Cambiamo tutto” ed essere stati selezionati insieme ad altre quaranta aziende italiane dall’Istituto Europeo di Tecnologia, un organismo dell’Ue che sostiene le imprese tecnologiche anche con programmi di tutor.

Un proposito per il 2014.
Per le startup italiane vorrei che ci si dedicasse più all’hardware e meno alle app e che a livello politico ci si renda conto che le cose si stanno muovendo. Per la nostra azienda ci impegneremo per farci conoscere sempre di più in Italia e all’estero.

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