Come raccogliere $25 milioni per la propria idea

Gianluca Dettori analizza il caso EOS ai raggi X per capire cosa ha funzionato e perché dal punto di vista dei venture capitalist

EOS ItalyEOS SpA è stata fondata nel Giugno 2006 da Silvano Spinelli, Gabriella Camboni ed Ennio Cavalletti, un team solido, seriale, proveniente da Novuspharma, spin-off da Hoffmann La Roche che Atlas Venture, 3i e Sofinnova Partners avevano finanziato. Novuspharma si quotò al Nuovo Mercato ed in seguito si fuse con CTI, società biotech sul Nasdaq. Successivamente alla fusione e dopo un periodo nel board Spinelli decide di uscire e ripartire con una nuova iniziativa.

Ethical Oncology Science (EOS) è un progetto completamente diverso da Novuspharma, azienda nata da subito per scalare. Parte con la logica di focalizzarsi sulla fase iniziale: una startup biotech concentrata nel seed stage. La fase più difficile, la più tecnica e rischiosa. Ma i fondatori individuano alcune linee di ricerca nel campo molecolare che potrebbero avere importanti ricadute nella cura del cancro e vogliono rimettersi alla prova.

«In questo settore – mi racconta Silvano Spinelli – occorre essere pronti a fare investimenti molto significativi. Nonostante avessimo alle spalle una storia di successo come quella di Novuspharma, sarebbe stato impensabile partire con un progetto come il nostro, senza avere al fianco investitori in grado di staccare, se e quando necessario, assegni nell’ordine delle decine di milioni di euro. Oltre ad avere network e contatti industriali fondamentali per il nostro settore. Fu naturale parlare con chi aveva già investito su di noi».

Il primo investitore di EOS è, quindi, di nuovo un VC straniero, come in Novuspharma, (peraltro in Italia in quegli anni stava lentamente rinascendo una piccola industria del venture dopo la sua scomparsa con lo scoppio della bolla del 2000).

EOS così nasce con il supporto di Sofinnova, una delle più blasonate società al mondo nel campo del venture medicale e biotech, basata a Parigi con oltre 1,5 miliardi di euro in gestione. Un’azienda che dal 1972 ha finanziato oltre 450 startup.

«Finanziare imprenditori seriali è un tema chiave per Sofinnova, ed EOS è l’esempio perfetto di questa strategia. Dopo la vendita di Novuspharma, i tre fondatori volevano ripartire con una nuova avventura e per noi fu un piacere poterli finanziare nuovamente» ha dichiarato Antoine Papiernik, Managing Partner di Sofinnova.

Il fondo sottoscrive il seed round in cambio del 32% della società e un anno dopo eroga alla società un bridge financing per ulteriori 4,5 milioni di euro.

«Abbiamo iniziato sviluppando sei diversi filoni di ricerca oncologica che avrebbero potuto portare a delle molecole – prosegue Spinelli – ma ci sono voluti diversi anni di ricerca per individuare quella che effettivamente poteva esprimere il maggiore potenziale».

Tra le sei molecole prese in licenza da EOS c’è la E-3810 di Mr. Chen, scienziato cinese, che si era trasferito in California e aveva fondato Advenchen. E-3810 agisce come potente inibitore dei fattori di crescita vascolare e dei fibroblasti, in modo molto selettivo. In pratica previene lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni, essenziali per la crescita del tumore (la cosiddetta angiogenesi). Durante la sperimentazione animale, E-3810 ha mostrato significative proprietà antitumorali rappresentando un possibile breakthough nel trattamento del cancro nell’uomo. EOS acquisì tutti i diritti di sfruttamento mondiali fuori dalla Cina, impegnandosi a svilupparlo, investendo i capitali necessari. Advenchen avrebbe avuto i propri ritorni in caso di successo del prodotto.

Infatti avere scoperto questo composto è solo l’inizio di un processo che consente ad un nuovo prodotto di arrivare al mercato. Nel biotech, la probabilità che una molecola arrivi fino in fondo al processo di sviluppo e si trasformi in farmaco è di qualche unità su un migliaio. Chi opera in questo campo dispone di competenze assolutamente speciali e fortissime conoscenze scientifiche. Lo sviluppo di un farmaco richiede il superamento di alcune fasi standard di sperimentazione con tempi lunghi e costi significativi. Chi investe in biotech deve necessariamente avere le spalle larghe ed un network estremamente sviluppato.

Prima di arrivare al mercato una molecola o un prodotto biologico deve aver superato 3 fasi di test clinici:

fase I per determinarne sicurezza e dosaggi testati su volontari sani

fase II per verificare l’efficacia della sostanza

fase III in cui vengono effettuati ampie prove comparative su un numero relativamente grande di pazienti.

A questo punto il nuovo farmaco può essere commercializzato entrando in una fase IV che richiede controlli e studi di sorveglianza.

E-3810 è un antitumorale, pertanto gli studi si svolgono direttamente su paziente saltando il “volontario sano”: non avrebbe infatti senso provare su soggetto sano un prodotto che per sua natura ha una tossicità necessaria per aggredire il tumore.

Il superamento di ognuna queste milestone, richiede round di investimento successivi per proseguire nello sviluppo del progetto ed arrivare a quella dopo. La fase III in particolare richiede centinaia di milioni di euro di investimento e quasi sempre necessita di partnership con grandi aziende farmaceutiche.

Siamo alla fine del 2008 e Spinelli sta lavorando ad un nuovo round per EOS, servono 12,2 milioni di euro per finanziare la fase II, ed incontra ad un evento sulle tematiche brevettuali Pierluigi Paracchi, fondatore e CEO di Quantica.

Quantica (ora Principia SGR) partì nel 2002 per iniziativa di Paracchi e Perocini, avendo come investitori Unicredit, Fondazione Crt, Ente Cr Firenze, Banca MPS e altri investitori istituzionali e, come co-investitore, il Ministero dello Sviluppo Economico tramite la legge 388. Oltre a Paracchi e Peroncini socio di Quantica era il CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche.

«EOS, infatti, si è distinta fin da subito –  racconta Pierluigi Paracchi investitore e board member di EOS – innanzitutto per il team e poi per il prodotto: il team di EOS ha girato il mondo, ha preso in licenza prodotti sviluppati da altri scienziati e società. Con i capitali del venture, il team ha potuto sviluppare i prodotti caratterizzandoli in base alle proprie conoscenze e esperienze».

Il round B viene quindi sottoscritto oltre che da Sofinnova anche da due nuovi coinvestitori; Quantica, e a luglio 2009, da AESCAP Ventures, fondo Olandese specializzato nel medicale. Per la prima volta Spinelli e una biotech italiana trovano anche il supporto di un venture nazionale per proseguire nel progetto.

«Ci rendemmo conto che eravamo ad una prima svolta – racconta Spinelli – nel 2009 quando i primi test clinici di fase I avevano evidenziato la non tossicità della molecola antitumorale su cui stavamo lavorando».

Ma la pipeline di EOS era a fine 2008 ancora significativa, c’erano tre possibili candidati da sviluppare.

«La scelta, successiva, di concentrare le risorse economiche sulla sola E-3810, fu molto difficile – racconta Paracchi – diventare una “one product company” preoccupava noi investitori: alzava il livello di rischio e poteva diventare un’operazione on/off. Ormai avevamo utilizzato molto del capitale raccolto per progetti che avevamo deciso di abbandonare. La grande forza del team di EOS e del board è stata quella di abbandonare i progetti perdenti senza troppo rimpianti. I dati clinici erano buoni, ma come accade spesso in queste fasi di sviluppo preliminari ancora non decifrabili a pieno. Dopo ulteriori approfondimenti  maturò la decisione di puntare tutto sull’E-3810».

«Iniziammo così nel 2010 una seconda fase di test clinici in Francia, Italia e successivamente in Spagna – racconta Spinelli – I test utilizzavano degli speciali recettori che ci consentivano di verificare l’efficacia della sostanza, una volta superati questi saremmo potuti entrare in una fase pre-commerciale».

I test sono positivi e nel 2012 arriva una svolta fondamentale: EOS firma un contratto di licenza (60 milioni di euro upfront più milestone e royalties per i soli diritti europei) con Servier, la seconda azienda farmaceutica francese. Azienda con un fatturato di oltre 3 miliardi di euro e sedi in oltre 140 paesi, con 80% del fatturato fuori dalla Francia.

Con questo contratto in mano a questo punto è chiaro che EOS ha in mano un vero asset, nel senso che può essere monetizzato. La startup ormai è qualcosa di molto diverso rispetto ai 6 anni prima quando era stata fondata.

Così per affrontare questa nuova fase, il 20 Novembre 2013, EOS viene acquisita da Clovis Oncology per complessivi 440 milioni di dollari: 190 in azioni e 10 in contanti al closing. Il resto in earn-out: 65 milioni in contanti all’ottenimento dall’autorizzazione da parte dell’FDA e 155 al raggiungimento di determinate milestone commerciali.

Clovis Oncology è a sua volta una startup biotech, nata nel 2009 da Boulder (Colorado), ha uffici a San Francisco e Cambridge (UK) ed è quotata al Nasdaq, capitalizzando quasi 2 miliardi di dollari.

E’ una società focalizzata sull’acquisizione, sviluppo e commercializzazione di agenti anti-tumorali in USA e altri mercati del mondo. Clovis tuttora non ha ricavi, ma ha 360 milioni di dollari in contanti derivanti dalla quotazione e sta continuando a sviluppare il proprio portafoglio di offerta licenziando o acquisendo assets come nel caso di EOS.

“La conclusione della partnership con Les Laboratoires Servier nel 2012 e l’acquisizione dell’azienda da parte di Clovis, darà a Lucitanib (nome dato all’E-3810) la migliore possibilità di continuare il proprio sviluppo clinico ed essere un giorno disponibile come innovativo trattamento medico per molti pazienti di cancro”, ha detto Gabriella Camboni, co-founder di EOS.

Ad un convegno di biotech una decina di anni fa, ricordo di aver sentito che per lo sviluppo di un farmaco blockbuster, occorrono (includendo il costo dei fallimenti) circa 1 miliardo di dollari e una decina d’anni.

Se tutto andrà bene, Lucitanib arriverà sul mercato degli anti-tumorali nel 2018.

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