Cercasi soluzioni creative. 2 milioni dall’Europa

Una nuova call dall’Europa vede protagonista l’innovazione sostenibile. 2 milioni banditi per ogni progetto creativo che risolva le sfide dell’innovazione sostenibile e sociale tramite piattaforme digitali

Horizon 2020

Come afferrare l’infinito potenziale creativo della rete (dati aperti, sensori, Internet delle cose, intelligenza collettiva, effetto rete) in maniera sufficientemente accurata e efficace da convertirlo in soluzioni e processi capaci di fare fronte alle sfide di sostenibilità della nostra epoca? Come sfruttare la dimensione relazionale e collaborativa dei network (di persone, di conoscenza, o di sensori) non solo per rendere le persone più consapevoli di criticità sociali e ambientali, ma anche per convogliare coscienza e intelligenza collettiva all’interno di processi decisionali sempre più efficaci e partecipativi, o per innescare l’adozione di stili di vita e comportamenti diversi e sostenibili, a livello sia individuale che collettivo

Sono queste le domande su cui si basa il bando europeoPiattaforme di coscienza collettiva per la sostenibilità e l’innovazione sociale” (Collective Awareness Platforms for Sustainability and Social Innovation, CAPS), che verrà ufficialmente lanciato a giugno 2014 e che è pubblicato nel work programme 2014-2015 ICT (obiettivo ICT10, pag.23), nel II pilastro (Leadership in enabling and industrial technologies – LEIT) del programma per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020.

Il bando si propone di finanziare progetti pilota di piattaforme digitali per far fronte alle attuali sfide sociali in maniera socialmente innovativa – là dove per innovazione sociale si intende un’innovazione che è sociale non solo negli obiettivi che persegue, ma anche nel metodo e nel processo che mette in atto, rimescolando le relazioni tradizionali tra gli attori sociali e creandone di nuove.

Due sono le dimensioni principali sulle quali la call vuole promuovere una riflessione e una sperimentazione innovativa.

La prima concerne il costruire alternative a un sistema economico e produttivo che ha ormai provato e raggiunto i suoi limiti, dando spazio a nuovi modi di consumare in maniera collaborativa (per esempio, condividendo automobili, o stanze da affittare), ma anche a nuove maniere di produrre collaborativamente, di gestire collettivamente il proprio tempo, competenze e beni. Ciò include anche sperimentare meccanismi di scambio e finanziamento alternativi all’intermediazione del denaro, basati non solo, o non tanto, sulla misurazione di un valore economico, ma sulla dimensione dell’effettivo valore sociale generato e capitale sociale scambiato (es. monete sociali basate sulla reputazione, scambi di conoscenza e di risorse P2P e finanziamenti crowdfunding, alternative al PIL).

La seconda riguarda l’approfondimento di quelle dinamiche comportamentali e organizzative legate a un mondo sempre più interconnesso, in particolare legate all’effetto network. L’effetto network è quel meccanismo per cui il valore di un prodotto o di un servizio dipende dal numero di persone che lo usano: più persone accedono al servizio, più cresce il valore di questo anche per tutti gli altri utenti. Nei social network ovviamente, la generazione e circolazione del valore fa riferimento anche dimensioni più comunicative e interazionali delle comunità: aspetti come la reputazione online, il tasso di condivisione e contribuzione alla comunità e alla conoscenza condivisa (per esempio, Wikipedia – ma anche Wikileaks), la fiducia in altri individui o entità conosciuti solo online, o l’influenza dell’esempio altrui, assumeranno pertanto un ruolo fondamentale nelle dinamiche di funzionamento e di valore del servizio. Il comportamento online e offline dell’individuo quindi, in quanto parte di un sistema intelligente più ampio e complesso costituito sia da connessioni umane che da dati generati dall’Internet delle cose, potrà influenzare e essere influenzato, mutare o indurre cambiamenti nel network di appartenenza, secondo dinamiche più o meno prevedibili o conosciute.

Molte forme di organizzazione spontanea dell’intelligenza collettiva, dei dati e della conoscenza sono già presenti nella nostra vita quotidiana (si pensi a Wikipedia, ma anche ad Ushaidi, o Safecast), dimostrando di stare gradualmente sostituendosi, di fatto, a fonti e modelli più tradizionali e istituzionali.

Il concetto di CAPS supera comunque la dimensione di semplice generazione e organizzazione dell’informazione, abbracciando anche, come già detto, la dimensione dell’impatto su abitudini di vita, consumo (collaborativo e responsabile), processi decisionali, e modelli di business. Una rassegna di cosa si intenda per CAPS e di possibili esempi di realizzazione è disponibile qui e nella presentazione ufficiale dell’obiettivo.

Una pagina della Commissione è inoltre dedicata ai progetti CAPS finanziati nella prima edizione del bando. Uno di questi, Wikirate, è stato lanciato poche settimane fa e si propone di creare una base di dati aperta e partecipativa per classificare, tramite il contributo di individui e associazioni, i comportamenti responsabili delle imprese (Corporate Social Responsibility – CSR) in termini di contribuzione all’inquinamento, trattamento degli impiegati, attenzione al benessere delle persone o degli animali, miglioramenti sociali. L’obiettivo è dimostrare che questa “coscienza collettiva” del comportamento delle grandi imprese possa, una volta raggiunta la massa critica, esercitare pressioni facendo leva sull’immagine e la percezione pubblica del brand.

Europe

Il bando in breve

Quella attuale è la seconda call dedicata a questo obiettivo. Mira ad azioni piccole e compatte, con contributi previsti fino a 2 milioni di euro per progetto, anche se c’è possibilità di ottenere finanziamenti più alti se debitamente giustificato. Si articola in tre tipi di azioni di ricerca e innovazione, più una di coordinamento e supporto (CSA):

  • Progetti pilota per nuovi modelli di innovazione partecipativa, per testare nuove soluzioni collettive a problemi di sostenibilità, aperte sia come applicazioni che come attori o tecnologie utilizzate (e quindi basate su open source, open hardware e open data) e atte a sfruttare su più livelli l’effetto network (reti sociali, reti di sensori and reti di co-creazione di conoscenze).
  • Ricerca multidisciplinare sulle Piattaforme di Coscienza collettiva (Scienza dell’Internet), per indagare ostacoli e opportunità nello sviluppo delle piattafrome di coscienza collettiva, includendo obiettivi di ricerca quali: motivazioni e incentivi per contribuire a sistemi collettivi, impatto di consapevolezza, coscienza e “peer pressure” sul comportamento, meccanismi di reputazione online, modalità di gestione delle comunità online, in particolare per poter tener conto al meglio dei contributi individuali e generare una “wisdom of the crowd”, e ovviamente aspetti come identità digitale, anonimato, etica, privacy.
  • Piattaforme Sociali Digitali, per estendere su scala transnazionale l’influenza di reti e comunità multistakeholder partecipative preesistenti (es. European Innovation Partnerships [LINK), includendo nuovi stakeholders normalmente esclusi dai meccanismi decisionali e partecipativi, e promuovendo la diffusione questo nuovo metodo collaborativo tra paesi e settori, aggiungendo il livello della tecnologia come fattore di espansione e organizzazione.
  • Azioni di coordinamento tra progetti pilota e attivita’ di ricerca in CAPs, per favorire lo scambio tra pratiche e comunità reali, e la ricerca interdisciplinare in materia di Internet Science

 

Riassumendo quindi, al di là delle sperimentazioni specifiche, il bando intende sondare:

– in che misura l’informazione di interesse sociale e la consapevolezza condivise – sullo stato ambientale, sulle politiche e iniziative attivate nella nostra comunità, sul comportamento degli altri utenti della community, o sull’impatto delle nostre azioni sull’ambiente – può influire sui comportamenti e sugli stili di vitaindividuali e collettivi, creando processi virtuosi e sostenibili.

– in che misura l’azione collettiva e organizzata delle comunità, se basata su informazione selezionata, verificata, e una volta raggiunta una certa massa critica, possa contribuire a disegnare nuovi processi decisionali e di governance, nuove politiche o nuovi modelli di business ed economici.

– quali siano fattori e condizioni che influenzano la crescita e le dinamiche dell’intelligenza collettiva, creando la giusta visione del processo e dell’obiettivo e facendo interagire in maniera innovativa e multidisciplinare le seguenti dimensioni: supporto tecnologico abilitante, informazione disponibile (nella scala che da dati si trasforma in conoscenza), e dinamiche dell’organizzazione sociale. La multidisciplinarietà costituirà, in particolare, una condizione fondamentale per la costituzione del consorzio di ricerca: diversamente da quanto accade in tutte le altre aree del programma ICT, in CAPS è richiesta la partecipazione di almeno due entità con competenze specialistiche in ambito non tecnologico, e in particolare sociale, psicologico, economico, legale o artistico.

E l’Italia?

L’Italia, e in generale i paesi del sud dell’Europa, sono di fatto naturalmente e culturalmente avvantaggiate per quanto riguarda le economie informali, la circolazione del capitale sociale, il rimescolamento creativo delle soluzioni (si pensi ad esempio,  al welfare al femminile italiano, ovvero delegato – senza tanta possibilità di scelta – alle donne). Tutto questo ha però fino ad ora assunto connotati negativi se non addirittura, in certi settori, illegali.

Riuscire a sfruttare e attribuire valore positivo a questo tipo di circuiti alternativi, costruendo soluzioni nuove a partire da uno svantaggio e tramite il reale potenziale della rete, presuppone una rivoluzione di paradigma su molti livelli: cominciare a identificare e gestire i meccanismi di funzionamento, sostenibilità e crescita di tali nuove potenzialità e dinamiche, costituisce un primo passo, ma imprescindibile, in questa direzione.

Background e riferimenti

Il concetto di “collective awareness“, originalmente sviluppato durante un brainstorming organizzato da COST nel 2009, si basa anche sui risultati di uno studio commissionato dalla Commissione Europea all’Oxford Internet Institute: Towards a Future Internet. Interrelation between Technological, Social and Economic Trends. Quello di uno spazio aperto e di conoscenza condivisa che sfrutta la ricchezza delle connessioni umane tramite le tecnologie collaborative è uno tra i quattro possibili scenari descritti da questo studio circa l’evoluzione della rete. Le condizioni sotto le quali tale scenario possa evolvere, in che modo le piattaforme possano contribuire a creare una consapevolezza estesa sull’ambiente e l’impatto delle nostre azioni, in quali ambiti queste possano essere sfruttate, e come l’Europa possa assistere il processo, sono tra le domande a cui si tenta di dare risposta.

Il concetto è poi stato elaborato da Fabrizio Sestini, scientific officer alla DG CONNECT della Commissione Europea, nel paper Collective Awareness Platforms: Engines for Sustainability and Ethics, IEEE Technology and Society Magazine, Winter 2012, che è stato la base per la prima call di CAPS, pubblicata nel 2012 con un budget di 15 milioni di euro. Sestini, che ha esplorato gli aspetti collaborativi di Internet dal 2009, è ora responsabile dell’obiettivo CAPS.

Interessante anche lo studio Rise of the Datavores, recentemente pubblicato da Nesta, l’agenzia inglese per l’innovazione. Lo studio, seppur incentrato più che altro su analisi finalizzate al marketing, illustra il netto vantaggio economico e di innovazione dimostrato da quelle aziende (le cosiddette “datavore”) che decidano di dotarsi di strumenti sofisticati di Big Data and online analytics, sfruttando così in maniera innovativa i dati (o meglio, le correlazioni e i modelli nascosti in essi) per orientare al meglio le  decisioni di business.

Macrowikinomics

Rilevante, infine, Macrowikinomics (2010), di Don Tapscott, dove i concetti già trattat in Wikinomics (2006) vengono applicati al livello delle strutture e delle istituzioni macro-sociali. In particolare Tapscott parla della progressiva erosione dell’effettiva capacità decisionale e operativa delle istituzioni politiche ed economiche tradizionali, a favore di una decisionalità – quella dell’auto-organizzazione tramite la rete – non solo più trasversale rispetto agli attori sociali, ma anche spesso più efficace perché meno gerarchica e burocratica. Come applicare quindi questi nuovi modelli collaborativi al design di politiche come quella industriale, energetica, dei trasporti, educativa, sanitaria?

È possibile partecipare alla call tramite il Participant Portal della Commissione europea, dedicato all’accesso ai fondi di Horizon 2020.

(L’autrice si rende disponibile per qualsiasi ulteriore informazione o orientamento)

 

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