“I giovani più fortunati sono quelli di oggi”

“Passione, voglia di fare e capacità di programmazione”: i consigli che il fondatore di H-Farm Ventures, Riccardo Donadon, si sente di dare ai giovani. Una bella intervista sul futuro dell’innovazione

Da internet alla manifattura: la svolta digitale secondo H-Farm. Una bella intervista apparsa su NordEstEuropa racconta il “Donadon pensiero”, fondatore dell’incubatore veneto. Il consiglio ai giovani? “Imparate a programmare!”

«Penso che nessuna generazione di giovani sia fortunata come quella attuale. Il treno dell’innovazione che ci passa davanti, sembra scritto apposta per noi». In netta controtendenza col clima cupo che si respira nel Paese, il fondatore di H-Farm Riccardo Donadon vede nel mondo di oggi, Italia compresa, una prateria sterminata di occasioni. Non perché rifiuti di considerare la gravità della crisi (la disoccupazione giovanile al 41,6% registrata dall’Istat non è certo un miraggio), ma perché, seguendo gli sviluppi dell’innovazione tecnologica, crede che il cambiamento in corso apra possibilità feconde per l’Italia e il Nordest.

Dall’osservatorio di H-Farm, il più importante incubatore italiano che ha sede nella tenuta della Ca’ Tron, ha infatti notato una svolta tecnologica inattesa negli ultimi due tre anni. «Se ripenso al 2005, quando è partita la nostra esperienza – dice – il settore di sviluppo delle startup era costituito quasi esclusivamente da internet». Servizi per facebook, programmi per Google: chi voleva tentare di far nascere nuove imprese s’immergeva nella programmazione e aveva come orizzonte lo schermo del proprio computer. Oggi, nota Donadon, le cose sono molto cambiate: «Lo sviluppo del digitale è stato così rapido che si è incrociato con l’industria tradizionale. I programmatori sono chiamati a sviluppare oggetti reali e questa nuova importanza della manifattura è un’occasione unica per il Nordest. A patto che i giovani – osserva – abbiano passione, voglia di fare, e seguano il consiglio che Obama ha dato di recente agli americani: imparate a programmare».

La portata delle occasioni che si aprono non vuol certo dire che tutto sia facile e la storia di H-Farm lo dimostra. In otto anni di attività l’incubatore ha creato 350 posti di lavoro, ha investito 15,4 milioni, ha avviato 52 iniziative di cui 7 hanno completato il ciclo d’incubazione e sono state acquisite da aziende terze. «Stiamo per trovare partner industriali anche ad altre startup, ma accanto alle idee che sfondano, ci sono pure quelle che non ce la fanno: l’innovazione è sempre rischiosa». Non per niente il bilancio 2012 della capogruppo H-Farm Ventures (che comprende le controllate Italia, India, Uk e Usa) si è chiuso con una perdita di 2,2 milioni (il passivo 2011 era stato di 1,7 milioni), che ha portato i soci (oltre a Donadon ci sono diversi azionisti tra cui Renzo Rosso e la famiglia Riello) a lanciare una ricapitalizzazione da 4,5 milioni.

Lo sforzo finanziario ha prodotto però un risultato positivo, perché si è chiuso con l’ingresso di nuovi soci di assoluto prestigio. Anzitutto Cattolica Assicurazioni (la società nel 2012 aveva acquistato da Fondazione Cassamarca la tenuta di Ca’ Tron) che ha rilevato il 4%, ma anche la società vicentina Sinv Holding della famiglia Dalla Rovere (azionista delle cravatte Roda e della griffe Moschino) che ha rilevato il 4,7%, il Centro Arti Scienza e Tecnologia di Bologna, che fa capo all’imprenditore farmaceutico Marino Golinelli (titolare di Alfa Wassermann), entrato con lo 0,2% del capitale, e Buongiorno, società di Parma specializzata in app musicali, gaming e soluzioni di pagamento digitale, emanazione del colosso tecnologico giapponese Ntt Docomo, che ha sottoscritto l’1,3%. Nell’azionariato di H-Farm Ventures è entrato con l’1,5% anche Stefano Parisi, già numero uno di Metroweb e oggi presidente di Confindustria Digitale.

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