Carrozza, se ci sei batti un colpo

151 progetti ammessi al finanziamento che rischiano di rimanere semplici idee senza possibilità di realizzazione. Il pasticciaccio del bando Miur per le startup

bando Miur

Uno stanziamento totale di 30 milioni di euro (provenienti dal Programma operativo nazionale ricerca e competitività 2007-2013), 4 regioni coinvolte (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), 151 progetti ammessi al finanziamento che coinvolgono soggetti pubblici e privati: 48 soggetti della ricerca e 103 soggetti industriali, di cui 4 grandi imprese e 99 piccole e medie imprese. E ancora 4 linee di intervento: Big Data, Cultura ad impatto aumentato, Social Innovation Cluster (creazione di soluzioni tecnologiche per stimolare attività imprenditoriali in rete), Contamination Lab.

Queste le linee del Bando Startup del Miur, il 12 novembre è uscita le graduatoria dei progetti innovativi vincitori. Fra i selezionati, 668 mila euro a Virtual Murgia (“sistema intelligente ubiquitario delle tradizioni della Puglia e della Murgia”, si legge), 632 mila euro a Sg-ict (“serious game ad impatto aumentato sulla cultura e sul turismo”). E poi ancora 317 mila euro per Napoli Futura (“Nuovi approcci per proteggere le infrastrutture critiche da attacchi cibernetici”). Il 7 gennaio l’invio di un avviso di concessione delle agevolazioni.

Tutto a posto insomma? Non esattamente. Il bando, pubblicato il 13 marzo 2013, non prevedeva specifiche condizioni economico finanziarie per poter partecipare. Il 24 luglio è arrivata a quelli che avevano superato il primo step di valutazione una richiesta di presentazione di documenti finanziari per effettuare un’istruttoria economico-finanziaria del progetto e valutare (cosa non menzionata nel bando) la capacità finanziaria delle società attraverso una correlazione tra fatturato, capitale netto e intensità del finanziamento richiesto.

Ora il nodo. Il 7 gennaio alle startup vincitrici è stato chiesto di ricapitalizzare, versando nuovo capitale con importi anche superiori ai 50.000 euro per poter godere delle agevolazioni previste dal bando. Scoppia il caso.

Almeno la metà delle aziende coinvolte nel bando va in allarme, pochi sarebbero in grado di sostenere un aumento di capitale. Meglio rinunciare ai finanziamenti. Ma non è finita. Fabrizio Cobis, il manager che si è occupato del bando al Miur, oggi pomeriggio a Bari durante un incontro cercherà di sciogliere il nodo. Non solo. Mentre in un primo momento sembrava che l’aumento di capitale dovesse essere a strettissimo giro di posta (scadenza 15 gennaio), ora la nuova scadenza è fissata per il 28 febbraio. Ossigeno per le startup del bando e tempo necessario per cercare di sbrogliare la matassa. Lo stesso Cobis twittava il 14 gennaio: “Bando #startup miur, a breve pronta ipotesi di revisione condizioni economiche. Chiederemo il parere di tutti gli interessati“.

IL CASO Alessandro Delli Noci è il CEO di Advantech, una delle startup vincitrici del bando, spin-off universitario che si occupa di sistemi di volo e sviluppo aerospaziale. «Una situazione difficile – dice subito – apprezzo comunque la volontà di Cobis, apprezzo che abbia compreso il problema e si sia reso disponibile a trovare una soluzione».

Resta il fatto che «questa valutazione bancaria ha stravolto tutto. Sono certo che oltre la metà delle aziende che hanno partecipato al bando è in difficoltà». Precisa Delli Noci: «Se le tempistica si allunga la mia idea diventa obsoleta. La capitalizzazione è un problema grande ed è contro la logica delle startup. Chi ti comprerebbe mai a queste condizioni?».

«In questo momento Advantech e Sphera sono nelle condizioni di poter effettuare l’aumento di capitale sociale richiesto per la sottoscrizione dell’atto d’obbligo, mentre non sono in grado di poter garantire il versamento infruttifero da parte dei propri soci» spiega. «In fase di scrittura progettuale si è prodotta una proposta che fosse in grado di garantire un tool finale industrializzabile di concerto con il nostro partner industriale, pertanto i relativi costi sono stati ponderati attentamente in funzione delle necessità di progetto, non essendo tra l’altro presente alcun parametro restrittivo di questo tipo all’interno dell’avviso pubblico».

Insomma per Advantech e Sphera «interessati allo sviluppo del prodotto, questa richiesta da parte del Miur ci pone in una situazione di estrema difficoltà che potrebbe portare alla rinuncia del finanziamento».
Già, rinuncia del finanziamento. Perché, spiega sempre Alessandro «ottemperare a quanto richiesto, richiederebbe in ogni caso almeno tre mesi di tempo per soddisfare la richiesta, rischiando di far diventare la proposta progettuale obsoleta in quanto il settore di mercato in cui è innestata è in forte evoluzione ed essendo comunque già trascorsi 6 mesi dal momento della presentazione della stessa».

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