Bi Cube: la vera potenza della Basilicata

Michele Petrone: “Il sistema in Basilicata è da costruire, ma aspira ad essere significativo”. Delle 140 idee imprenditoriali presentate da oltre 350 giovani, 8 sono state scelte per il programma di incubazione

Foto BI CUBE

Al 20 gennaio 2014, le imprese innovative registrate in Basilicata erano soltanto 8. Tuttavia qualcosa si muove, anche in una regione rimasta finora alla periferia della mappa dell’innovazione. Tra i motori di questo cambiamento c’è Bi Cube, incubatore di primo miglio avviato nel 2011 da Basilicata Innovazione con l’obiettivo di far crescere progetti solidi, pronti a guadagnare mercato e clienti. Il suo ruolo parte nella fase pre-seed, ben prima della formazione di una società. È il momento, non poco rischioso, che precede l’interessamento dei business angel. Stabilito a Potenza e a Matera, Bi Cube è il più immediato riferimento sul territorio lucano per formare un team e capire l’effettivo valore economico dell’azienda innovativa che si vorrebbe tirar su.

Realtà pubblica, Bi Cube replica il modello dell’Innovation Factory di Trieste. La regione Basilicata cercava un partner per sviluppare attività di trasferimento tecnologico: l’ha trovato nell’Area Science Park del capoluogo giuliano. Non dev’essere stato un caso. Il Friuli Venezia Giulia ospita molte istituzioni importanti per la ricerca e l’innovazione. «Il sistema in Basilicata è da costruire, ma aspira ad essere significativo», dichiara Michele Petrone, 36 anni, coordinatore di Bi Cube: «è un embrione che si sta formando. I giovani che si propongono non mancano, però spesso arrivano da noi con pensieri imprenditoriali ancora poco maturi. Quindi bisogna lavorare alla costruzione dell’idea e del team sin dalle fasi più seminali». Lo scouting sul territorio è una delle attività primarie di Bi Cube. Petrone dice di aver riscontrato «una forte volontà di intraprendere» tra i ragazzi lucani. Nel 2013 Bi Cube ha passato in rassegna 140 idee imprenditoriali, proposte da circa 350 giovani. Ora le startup in portafoglio sono 8. Si tratta di progetti imprenditoriali incubati, non hanno ancora personalità giuridica. Vi lavorano giovani laureati in informatica, economia, ingegneria, appassionati del web e delle nuove tecnologie. Uno è un progetto imprenditoriale nato dai risultati della ricerca (Equiltheta, software per la gestione e progettazione di tecnologie al plasma, proposta da ricercatori dell’Università della Basilicata e del Cnr). Per il resto prevalgono le piattaforme internet, con impieghi in diversi settori: turismo, servizi a studenti, editoria, ecc. BookasFace, cominciata come un gioco di photosharing on line, raccoglie già oltre 30 mila like sulla propria pagina Facebook. Dal 5 febbraio sarà online Waway, strumento utile ai viaggiatori che intendono ottimizzare tempi e costi per la partecipazione ad eventi aggregativi (concerti, competizioni sportive, pellegrinaggi, ecc). La prima a farsi strada – e a iscriversi al registro delle Camere di Commercio – fu SolEthEn, ovvero “soluzioni per un’ingegneria etica”: offre servizi avanzati di consulenza ingegneristica. Ha sede a Potenza.

Sull’orientamento futuro di Bi Cube, Petrone ha idee chiare: «Vogliamo insistere nel costruire progetti imprenditoriali durevoli. E contribuire a fare della Basilicata una regione favorevole per le startup innovative. In futuro dedicheremo anche maggiore attenzione ai temi dei makers, del digital manufacturing, degli spin-off aziendali. Ci sono le potenzialità per crescere qui». Presto arriverà la prossima business competition annuale, «una chiamata alle armi». Chi entra in Bi Cube con un’idea ci rimane circa un anno e riceve anche un budget pre seed, in media tra i 30 e i 40 mila euro. Spazi e servizi di tutorship dell’incubatore sono gratuiti. Si lavora in team misti. «Per noi è fondamentale la logica del co-makership: avere un approccio hands on sui progetti e fare le cose insieme agli aspiranti imprenditori». Il personale dell’incubatore affianca i futuri imprenditori dal primo power point fino al concreto prototipo di prodotto, nel percorso di validazione tecnico-commerciale dell’idea imprenditoriale. Se l’esito è positivo, il team di Bi Cube si attiva per trovare investitori e clienti. Solo allora si costituisce una società, della quale Innovation Factory srl, “genitore” di BI CUBE, prende una quota nell’ordine del 10-15 per cento, proporzionale al budget investito. Il consiglio di Petrone, a quel punto, è uno solo: «Pensare in grande. Non ragionare da piccola o media impresa, perché il mercato è globale».

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