Startupper, con SpeedMiUp imparerete a crescere

Fausto Pasotti e Marco Brusamolino raccontano l’incubatore della Bocconi. “Chiediamo agli startupper di lavorare come dei disperati”

Continua il nostro viaggio nel mondo degli incubatori italiani. Questa volta da un lato c’è Fausto Pasotti, responsabile marketing dell’università Bocconi e direttore generale di SpeedMiUp, l’incubatore nato dall’unione dell’università milanese con la Camera di Commercio e il Comune di Milano. Dall’altra c’è Marco Brusamolino, co-founder di CercaOfficina, una piattaforma che consente di chiedere preventivi dettagliati alle officine di meccanici e carrozzieri, confrontarli e scegliere il più economico.

Marco-Brusamolino_Luca-Maccarini

Dottor Pasotti, qual è la filosofia di SpeedMiUp?

L’incubatore è nato a gennaio 2013 (ha accolto le prime startup a giugno, ndr) con l’idea di creare un luogo in cui le startup potessero approfondire la loro formazione in tema di business e ricevere il supporto adeguato ad avviare la loro impresa.

Marco Brusamolino, quando siete entrati nell’incubatore?

Noi di CercaOfficina siamo stati una delle prime startup ad entrare a far parte del progetto a giugno (insieme a Trendee Me, D1 Milano e  Cryptobrand, ndr). Cercavamo un incubatore perché avevamo un’idea forte e le capacità per realizzarla ma non avevamo maturato alcuna esperienza imprenditoriale. I servizi che ci offriva la Bocconi e il network di Camera di Commercio e Comune di Milano ci piacevano molto, la formazione che pensavamo di ricevere era adeguata alle nostre esigenze e i primi tre mesi di lezioni si sono rivelati molto utili al fine di chiarire molte delle nostre perplessità.

Dottor Pasotti, quali servizi offrite e cosa chiedete alle startup?

Prima di tutto chiediamo di lavorare come dei disperati. L’incubazione dura due anni: nei primi tre mesi si concentra la fase di formazione con incontri a metà tra il brain-storming e la lezione frontale durante la quale le startup affinano il loro business plan. A questo punto si apre la fase di lavoro individuale sotto l’attento sguardo del tutor, un docente Bocconi, che tiene il passo del loro sviluppo, come una sorta di amministratore delegato virtuale. In cambio chiediamo un contributo mensile di 500 euro a startup, poco più di quanto un coworking chiede a una persona per una scrivania. Una volta finito il percorso inoltre, chiediamo alle imprese di contribuire alla formazione delle future startup versandoci 50 euro al mese per i cinque anni successivi.

Quindi non date alcun finanziamento e non chiedete quote. Come mai questa scelta?

Ci abbiamo pensato a lungo ma istituzionalmente non possiamo permetterci di entrare nel capitale delle startup che incubiamo, né ci sembra bello. La Bocconi reinveste tutti gli utili che riceve all’interno dell’Ateneo, e sia Camera di Commercio che il Comune di Milano non hanno alcun interesse economico né vogliono averlo. Il nostro scopo è puramente sociale, per aiutare gli imprenditori a crescere. L’incubatore privato lo fa per business, noi no.

Marco, come mai tra tutti gli incubatori italiani avete scelto proprio uno dei pochi che non dà finanziamenti?

Il nostro vantaggio iniziale è stato sviluppare la piattaforma da soli grazie alle competenze del mio socio, Luca Maccarini, che è uno sviluppatore. Partire senza dover pagare qualcuno di esterno è stato rilevante nella scelta dell’incubatore. Non avevamo bisogno di grossi capitali ma di formazione e SpeedMiUp ce la offriva. Inoltre, la scelta di concentrarci solo sulle officine di Milano ci ha permesso di contenere i costi in una fase così delicata come quella dell’inizio.

Nella scelta ha pesato il fatto di non dover cedere quote della vostra azienda?

E’ inutile negarlo. Sapevamo perfettamente che per espanderci sarebbe arrivato il momento in cui avremmo dovuto cedere delle quote e ci sembrava meglio non fare questo passo prima del tempo. Ad esempio, ora che su Milano stiamo andando molto bene, vogliamo replicare in altre città e stiamo cercando nuovi finanziamenti. Inoltre abbiamo apprezzato il principio alla base di SpeedMiUp: credo che un incubatore non ti debba per forza aiutare perché partecipa, deve essere super partes, vigilare sul tuo operato senza avere interessi. In questo modo si ottengono consigli più spassionati, ci si sente più liberi e si possono fare le scelte strategiche che si ritengono migliori senza il timore di essere condizionati.

Location

Dottor Pasotti, perché una startup dovrebbe scegliere voi?

Perché questo è il tempio italiano del business management e stando qui una startup può ricevere il supporto non solo strategico ma anche operativo della migliore università in questo settore. Inoltre garantiamo una tutorship di qualità, scegliendo le persone tra i docenti Bocconi, e la possibilità di entrare in contatto con il nostro network. A breve introdurremo gli SpeedLunch, dei pranzi nei quali i ragazzi avranno la possibilità di conoscere gli investitori e capire come funziona il mondo fuori dall’incubatore.

E voi con quale criterio selezionate le startup?

Per via della natura onnivora della Bocconi siamo multidisciplinari, non abbiamo alcuna preferenza per settori o tecnologie, sarà poi il mercato a selezionarle naturalmente. I criteri, invece, sono inseriti nel bando e sono tutti trasparenti: l’idea è importante ma ciò che conta è il team che deve essere multidisciplinare. Pretendiamo che almeno una persona della squadra abbia maturato esperienza nel settore, che conosca l’argomento. Noi riteniamo di essere molto competenti per quanto riguarda la formazione e l’esaltazione delle skill di management e pretendiamo che sull’idea specifica sia competente lo startupper.

Marco, cosa vedi nel futuro di CercaOfficina?

Vogliamo andare in tutte le città italiane e per fare questo ci serve un grosso investimento. Certo, rispetto ad altri che cercano fiananziamenti sulla base di un’idea, per quanto interessante sia, noi abbiamo già un modello di business ben avviato, molte officine paganti. Il rischio c’è ma abbiamo una base solida e dovremmo avere buone possibilità di ottenere quello che chiediamo.

Dottor Pasotti, quali sono i prossimi passi per SpeedMiUp?

Arrivati a questo punto stiamo cominciando a vedere il frutto del lavoro delle startup e iniziamo a sondare il terreno per presentarle a potenziali investitori. E’ un passo che facciamo solo quando siamo certi che siano mature e alcune già lo sono. Diciamo che non vediamo l’ora che se ne vadano, in fin dei conti il nostro obiettivo è proprio questo.

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