“Vince solo chi è convinto di vincere”. Niso Biomed, startup dell’anno

Vince il Premio Leonardo Startup 2013 Niso Biomed di Paul Muller, che opera nel settore della gastroenterologia e della prevenzione tumori. “Che emozione essere premiati da Napolitano”

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Torinese, nata nel 2009, 2 milioni di investimento (35 mila euro di finanziamento ricevuti dallo Stato), un team di 6 persone, settore di appartenenza: biomedicale. L’anno scorso ha vinto il Premio Nazionale dell’Innovazione, ora è la startup dell’anno. Si chiama Niso Biomed, sviluppa e diffonde dispositivi diagnostici nei settori della gastroenterologia e della prevenzione dei tumori, il 20 febbraio ha ricevuto al Quirinale dalle mani dal presidente della Repubblica il Premio Leonardo Startup 2013, il premio dei premi per un progetto innovativo, iniziativa promossa dal Comitato Leonardo. Con Niso Biomed premiate anche altre eccellenze del Made in Italy che si sono distinte per innovazione e internazionalizzazione come Della Valle, Zonin, ma anche Kerakoll, Amplifon.

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«Vince solo chi è convinto di vincere. Ma si deve lavorare per essere convinti di vincere. E avere la testa dura» il messaggio agli startupper di Paul Muller, presidente di Niso Biomed. «E che emozione essere premiati da Napolitano». Per la presidente del Comitato Leonardo Luisa Todini «le eccellenze premiate oggi sono la dimostrazione che, grazie  ad una forte presenza sui mercati esteri e ad un investimento costante in innovazione, si può essere competitivi a livello internazionale e continuare ad affermare la qualità del Made in Italy nel mondo».

Niso Biomed ha appena messo in commercio EndoFaster, il suo primo prodotto, con diverse macchine operative in Italia e Inghilterra. E’ un dispositivo che potenzia l’endoscopio per la diagnosi di Helicobacter Pylori e l’identificazione in modo non invasivo dei fattori di rischio del tumore allo stomaco. «E’ un’innovazione inventata da un gastroenterologo italiano di cui noi abbiamo preso i diritti di proprietà intellettuale dopo aver fatto uno studio di fattibilità sul mercato», spiega Muller. Il dispositivo potenzia l’endoscopio al punto che fa due analisi del succo gastrico durante l’esame gastroscopico.
Per testare il prodotto Muller e gli altri del team si sono rivolti ai «maggiori esperti di endoscopia e ai gastroenterologi patologi che hanno valutato l’accuratezza nel sostituire l’esame istologico con l’analisi del succo gastrico».

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Un gol per la ricerca italiana. Muller sul rapporto ricerca-startup ha le idee chiare. «Il vantaggio di fare startup nel settore biomedicale è che ti devi attrezzare con la qualità e noi lo abbiamo fatto. In Italia ci sono centri medici e teste di valore mondiale come key opinion leader. Noi lavoriamo molto all’estero e siamo molto richiesti in Inghilterra, in Spagna, Portogallo, Arabia Saudita, Israele, anche in India, anche grazie alle teste italiane».
In più il biomedicale, non solo è un settore in crescita, con «le banche sempre più interessate», ma è uno spazio in cui made in italy è molto quotato. «Abbiamo una ottima università che prepara ottimi ricercatori – spiega Paul Muller –  quindi grandi teste. Il nodo è che è poco finanziata. In Germania,  come anche negli States, le università hanno investimenti che consentono di tradurre in prodotto un’idea». Per Muller inoltre «le startup sono un buon veicolo di trasferimento tecnologico, perché piccole e flessibili e con dentro con personalità in grado di dialogare con il sistema della ricerca». Un ponte insomma con le grandi imprese, quello che ci vuole.

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