L’intuizione: la vera arma vincente delle decisioni

Decidere fa parte della vita e della gestione di una startup; molto più spesso le scelte vincenti sono quelle fatte d’istinto, non quelle razionali. Ecco perché

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Siamo chiamati a prendere decisioni ogni giorno, e spesso ci ritroviamo a basarci su elementi incerti. Tanto più se siamo all’inizio di un progetto, le conoscenze sono ancora limitate e possiamo solo affidarci al nostro intuito. Sarà che mi sto avvicinando alla soglia dei trent’anni e rifletto più a lungo sul valore delle singole scelte, su cosa le muove e cosa le fa funzionare. Trasferirsi in un’altra città, abbandonare un vecchio lavoro, mettersi in proprio, sposarsi, fare un figlio: sono dilemmi che non si possono risolvere senza tracciare una direzione nuova e differente nella propria vita.

Ho imparato che il successo di una startup non si misura in un’unica vittoria finale, ma nella somma di tutte le piccole conquiste raggiunte lungo il cammino. È un mosaico che va visto da lontano per poter essere apprezzato nella sua interezza. Ed è il risultato di una serie di decisioni prese sul filo del rasoio. Alcune riguardano la parte amministrativa e/o tecnologica, e richiedono una buona dose di logica e raziocinio. Altre, più “visionarie”, come quelle relative al brainstorming e all’in or out, richiedono invece qualcosa di completamente diverso. Qualcosa che in tanti, non a caso, definiscono “sesto senso”.

Se guardiamo ai più grandi investimenti ci accorgiamo che non sempre sono mossi da scelte oculate. A volte, sembra quasi che il segreto del successo stia nel fidarsi ciecamente delle proprie sensazioni viscerali. Quando, nel 2006, Mark Zuckerberg ha sorpreso tutti rifiutando un accordo da un miliardo di dollari con Yahoo, la sua motivazione è stata: «Non riesco a spiegarlo, lo so e basta». C’è chi direbbe che in Silicon Valley i giochi sono diversi. D’accordo. Ma si dice anche che una leadership efficace debba saper prendere decisioni istintive.

Ma quanto conta davvero l’intuizione?

Le scienze sociali, l’economia e oggi anche le neuroscienze, ci dicono che le scelte che compiamo non sono quasi mai razionali, neanche quelle che riteniamo tali. Ci sono studi che dimostrano come le persone, messe di fronte al compito di assegnare una probabilità a due o più eventi, tendano ad affidarsi al proprio intuito. E anche quando vengono fornite loro informazioni aggiuntive, che potrebbero aiutarle a rivedere e “correggere” le decisioni già prese, perseverano nell’”errore”. Questo dovrebbe assolverci da qualunque pessima decisione abbiamo preso in passato. Eppure, c’è chi fa fatica ad accettare il fatto che le proprie scelte non siano sempre razionali.

Siamo portati a credere che le emozioni si oppongano al pensiero logico. La verità è che nessuno può essere del tutto razionale senza rimanere in contatto con la propria vita emotiva. E paradossalmente, quanto più tentiamo di sopprimerla, tanto più rischiamo di mettere in atto comportamenti irrazionali. Oggi sappiamo che le emozioni influiscono sull’elaborazione di giudizi molto più di quanto non si pensasse in passato. Del resto, i princìpi statistici non si imparano dall’esperienza quotidiana. Raggruppare gli eventi in base a criteri di probabilità non è esattamente quanto ci viene più naturale fare nella vita di tutti i giorni. E a quanto pare, neanche nelle situazioni ad alto rischio.

La psicologia ci dice che il processo decisionale, indipendentemente dalla velocità di esecuzione, si articola in otto fasi. Di queste otto, le prime tre si svolgono lontano dalla consapevolezza e dall’analisi razionale. Soltanto in un momento successivo applichiamo la logica e il raziocinio. Questo vuol dire che le prime sensazioni, e i sentimenti che proviamo verso tutte la varie opzioni, giocano un ruolo determinante, anche quando non ne siamo consapevoli.

Ecco perché molte volte abbiamo un’intuizione sulla strada che finiremo per prendere. Eppure, quando la posta in gioco è alta, crediamo di dover valutare attentamente ogni singola possibilità prima di passare all’azione. Prendiamo tempo, passiamo notti insonni analizzando i pro e i contro, ci appelliamo alla logica, alla statistica, alle conoscenze pregresse, a chi ci consiglia. Facciamo tutto questo nel disperato tentativo di alimentare in noi la fiducia nelle nostre scelte. Poi, alla fine, le nubi si dissolvono, e improvvisamente ci ritroviamo a prendere una decisione che in qualche modo sapevamo di aver già preso. In un certo senso, conoscevamo già la direzione in cui ci saremo imbattuti, ma ci serviva del tempo. Solo al momento di decidere, ci accorgiamo che quella decisione è stata presa molto tempo prima.

«Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e il vostro intuito. In un certo qual modo, loro sanno già ciò che volete diventare davvero. Tutto il resto è secondario». Steve Jobs

La maggior parte delle persone che rifiutano le proprie emozioni trova difficoltà ad andare oltre le prime tre fasi. Non riesce a completare il processo decisionale e a produrre “decisioni reali”. Queste sono caratterizzate da un “impegno libero, incondizionato, totale e personale”, hanno, cioè, quello che gli psicanalisti chiamano investimento emotivo. Tutte le decisioni reali sono in linea con i nostri princìpi e desideri, ci fanno sentire vivi e sperimentare una libertà autentica. Eppure, spesso, la tentazione più forte è quella di rinviare. Aspettiamo la decisione ideale. Non ci accorgiamo che così facendo ci stiamo solo privando del nostro potere più grande: quello di scegliere. Perché non decidere è già di per sé una decisione, solo che manca della cosa più importante: l’esperienza. In quest’ottica, prendere decisioni è quasi più importante della decisione in sé.

«Sono pochissimi i casi i cui una decisione è realmente migliore di un’altra». Theodore Isaac Rubin

La verità è che la maggior parte delle scelte può essere ugualmente soddisfacente se solo sappiamo dedicarci pienamente ad esse. Perché non esistono decisioni ideali o sbagliate in assoluto. Siamo noi, con la nostra fedeltà e il nostro impegno, che rendiamo valida qualunque opzione. Naturalmente siamo sempre liberi di cambiare idea. Dopotutto, ogni scelta vale solo fino a quando non verrà sostituita. Non si tratta di andare avanti e indietro in modo coercitivo, questo non ha nulla a che vedere con i concetti di libertà e flessibilità. Piuttosto, per usare le parole di Steve Jobs: «Alcune cose vanno bene in un prodotto e altre no… Se il mercato ci dirà che stiamo facendo scelte sbagliate, apporteremo dei cambiamenti». Ma nella misura in cui la realtà non cambia, il nostro impegno rimarrà incondizionato. Questo vuol dire che possiamo sentirci realizzati qualunque strada scegliamo di prendere. Purché sia allineata ai nostri sentimenti e sappiamo investirvi ogni risorsa fino a farla funzionare. Poi, certo, non tutto è sotto il nostro controllo. Ma avremo sempre nuove scelte su cui puntare. Non saranno per forza le migliori, ma saranno più adatte alla nuova situazione. Perché è sempre nella misura in cui scegliamo di gestire il cambiamento, che sta la nostra forza più grande.

 

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