Dall’idea all’azienda: le 3 storie di successo dei “BEST” italiani

Cosimo Palmisano, Luca Ruiu e Luca Rossettini: 3 ragazzi, 3 borse di studio Fulbright BEST e 3 idee. Adesso sono a capo di aziende di successo basate in Italia, ma che guardano all’estero

Ci sono storie che meritano di essere raccontate. Storie di giovani che avevano un’idea innovativa che si è trasformata in un’azienda di successo. Storie come quelle di Cosimo Palmisano, Luca Ruiu e Luca Rossettini, che dopo aver vinto una borsa di studio Fulbright BEST, hanno dato un impulso incredibile alla propria esperienza umana, ma soprattutto professionale. Il programma BEST, che da quest’anno è promosso da Invitalia, ha consentito loro (dopo gli studi) di trascorrere sei mesi negli Usa: prima in aula, a formarsi come imprenditori, e poi in azienda, a fare esperienza in una startup di successo della Silicon Valley (per il bando di quest’anno c’è tempo fino al 18 aprile e ci sono in palio almeno 4 borse di studio). Sono nate tre aziende di rilievo, che rappresentano un unicum nel panorama delle startup italiane.

Decisyon

Cosimo Palmisano è pugliese, ha 37 anni, una laurea in Ingegneria e un dottorato al Politecnico di Bari. Nel 2010 ha vinto una borsa di studio Fullbright BEST e la sua vita non è stata più la stessa: sull’onda di questa esperienza, insieme ad un imprenditore di Latina, Franco Petrucci, ha creato Ecce Customer, una startup nata italiana, che oggi è diventata una multinazionale alla conquista del mercato americano. La startup infatti ha messo a punto un software innovativo, che dà la possibilità alle imprese di dialogare con i propri clienti e fidelizzarli, utilizzando i social network. La piattaforma web per il “social customer relationship management” consente di trasformare un utente insoddisfatto in un potenziale consumatore. In poco tempo l’azienda ha trovato numerosi clienti e partner, tra i quali IntesaSanPaolo, Ferrovie dello Stato, Telecom. Poi è sbarcata sul mercato americano, prima assorbita da Decisyon (società specializzata nel campo delle analisi e del monitoraggio dei social network), successivamente ha trovato un investitore: il fondo Axel Johnson è entrato nel capitale della società, sborsando 15 milioni di dollari. Praticamente il più grande investimento fatto da un fondo di private equity americano in un’azienda di software italiana. Oggi, l’azienda di Cosimo vanta al suo interno numerosi top manager statunitensi e, nella sede di Latina, dà lavoro a un centinaio di giovani.

Luca Ruiu

Luca Ruiu, 38 anni, di Sassari, è impegnato ormai da tempo nello sviluppo di nuovi metodi (e prodotti) che possano preservare la frutta e la verdura senza il bisogno di ricorrere agli antiparassitari convenzionali. Per questa innovazione nel 2009 è stato premiato dall’ambasciata americana in Italia con una borsa di studio Fulbright Best, e poco dopo ha dato vita a Bioecopest, un’azienda italiana specializzata in ricerca e sviluppo nel campo dei pesticidi biologici ed ecocompatibili. In poco tempo ha conseguito i primi riconoscimenti per il lavoro svolto, tra cui il prestigioso Premio Nazionale per l’Innovazione conferito dal Presidente della Repubblica Italiana nel 2010. L’obiettivo di Luca, oggi esperto di livello internazionale, è semplice: combattere gli ospiti indesiderati dei nostri cibi con l’utilizzo di microrganismi letali per gli insetti, ma assolutamente innocui per le piante e per l’uomo. La sua società ha aperto i battenti nel Parco Tecnologico della Sardegna (presso il Centro di Tramariglio, nei dintorni di Alghero) e svolge attività di ricerca, sviluppo e marketing di prodotti naturali innovativi ed eco-compatibili. Inoltre sta svolgendo attività di servizi industriali i cui proventi sono interamente investiti in Ricerca & Sviluppo. Bioecopest oggi è aperta all’ingresso di investitori privati o industriali per supportare i costi di registrazione pre-commerciale e di lancio del primo prodotto, il biomoschicida naturale, protetto da brevetto internazionale, per il quale la società ha firmato un accordo di licenza esclusiva con l’Università di Sassari. Il segreto di Luca? Focalizzarsi sui bisogni del mercato globale non ancora soddisfatti.

Luca RossettiniLa D-Orbit, è una startup italiana che opera dal 2012 nel settore aerospaziale, a cavallo tra l’Italia e gli Stati Uniti. La società è impegnata nel «decommissioning» di satelliti, ovvero lo sviluppo di dispositivi che, installati prima del lancio, sono in grado di rimuovere i satelliti artificiali dalla propria orbita al termine della loro vita operativa.

Luca Rossettini, classe 1975, di Vicenza, è l’ideatore del primo concept del dispositivo di rimozione dei satelliti, che risale al 2008, quando è nata l’idea che qualsiasi cosa venisse lanciata nello spazio potesse essere rimossa in modo rapido, controllato e sicuro, una volta cessata la sua vita utile. Nel 2009 Luca vince una borsa di studio Fulbright BEST con cui approda in Silicon Valley, dove l’idea diventa piano industriale e quindi prodotto, grazie anche all’internship in NASA. Nelle aule della Santa Clara University, Luca incontra Renato Panesi e gli altri futuri fondatori della D-Orbit, tutti italiani con avviate carriere professionali all’estero. Nel 2011 costituisce l’azienda, grazie al supporto di un fondo venture capital italiano (Fondamenta SGR) e nel 2012 nasce la D-Orbit Inc., l’azienda sussidiaria di quella italiana, con sede a San Francisco, in California, per il mercato americano. Nel 2013, dopo aver vinto la Building Global Innovators competition, Luca e la D-Orbit approdano al MIT di Boston, dove stanno pianificando una missione che li porterà a rimuovere per la prima volta un vero satellite. D-Orbit è oggi l’unica azienda a proporre un dispositivo che potrebbe arrestare l’aumento sistematico di detriti attorno alla Terra: l’unica che ha fatto un primo fondamentale passo per risolvere il problema dell’inquinamento spaziale.

Francesca Onorati

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