Imprenditoria in Piazza Rossa. Sarà rivoluzione?

A due passi dal Cremlino, si è tenuto oggi il primo giorno del Global Entrepreneurship Congress. E’ una nuova rivoluzione. A rappresentare l’Italia, una delegazione di oltre trenta persone

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Per trovare il silenzio a Mosca bisogna prendere una metro. Un’enorme città, caciara ovunque, fino ad arrivare ai corridoi sotterranei. Ma quando si sale sul mezzo, nessuno più parla. E’ una delle tante contraddizioni della capitale russa. La più grande: la sesta edizione del Global Entrepreneurship Congress ospitata a due passi da quello che era il quartier generale del comunismo, lì dove era insediato il capo di tutte le repubbliche popolari, lì dove si decidevano le sorti di milioni e milioni di persone statalizzando oltremisura. Il Congresso Globale dei “campioni delle startup” (dice così il sito ufficiale) che guarda e sfida il cadavere imbalsamato  di Lenin ancora intatto. Centinaia e centinaia di imprenditori e aspiranti tali che chiedono il liberismo di mercato e passeggiano a neanche un miglio dalla fila di tombe dei grandi esponenti del Partito che costeggia le mura del Cremlino.

E’ strano. Eppure è vero. Come può suonare assurdo l’appello della nostra allegra delegazione: “Venite in Italia a fare impresa”. Suona assurdo adesso, a distanza di vent’anni dalla fine della contrapposizione est ovest, nella quale l’Italia si posizionava quasi al centro, con il partito comunista più forte d’Europa e il veto americano alla partecipazione di questo al governo.

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E adesso? Adesso rappresentanti di oltre 25 paesi del mondo si stanno alternando sul palco del Manege per raccontare come diventare imprenditori. Ma non solo: come costruire una cultura imprenditoriale. Si parla di come attrarre talenti, ma soprattutto capitali. C’è Alessandro Fusacchia, capo di gabinetto del ministro dell’Istruzione, che parla del decreto Destinazione Italia che ha seguito per il precedente governo Letta, nel quale collaborava con il ministro Bonino; e c’è Stefano Firpo, segreteria tecnica del ministero dello Sviluppo Economico, che spiega come ottenere il visto facilitato per startupper. C’è Nicolas Shea, fondatore di Startup Chile che invita i russi ad andare in SudAmerica. “Come on Russians, you’re amazing!”. Ma ci sono anche esponenti russi, come Mikhail Tykuchinskiy (Skolkovo Foundation), Andrey Morozov (VEB Innovations Fund) e Konstantin Fokin (Moscow Innovation Development Centre) che parlano, naturalmente nel loro idioma, di accelerazione d’impresa, di startup, di fare esperienza dai propri fallimenti. E di accesso al capitale. Alle spalle, in qualche piazza poco distante, un busto di Marx.

Una corsa al capitalismo, che non è proprio l’ultima novità qui in Russia. Di magnati russi che hanno ampliato il divario tra ricchi e poveri se ne parlava già da tempo. E’ la voglia di reinventare il modo di fare imprenditoria ad essere la novità; ed è la cosa che ha portato al Congresso. Aprire il dialogo e pensare globalmente a come migliorare, a come abbattere i confini. Buffo sentirlo dire dopo aver pagato una follia (250 euro, ebbene sì) per il visto d’ingresso. Ma tant’è.

“We operate in three steps: reflexion, dialog and action” dice Petko DraganovUnited Nations Conference on Trade and Development. E in questo caso bisogna agire e forse il GEC è il primo passo.

Infine una nota di colore: rosa. Quando si entra al Centro Congressi non si può non notare l’altissima densità di donne presenti arrampicate sui tacchi vertiginosi. Quando, poi, si comincia ad assistere ai panel, si nota un’altra cosa: la (quasi) completa mancanza di donne russe sul palco, confrontata con il numero di rappresentanti istituzionali di sesso maschile. Parla Esperanza Lasagabaster, spagnola, della World Bank. Parla Selima Ahmad, dal Bangladesh, fondatrice della Camera di Commercio e dell’Industria delle donne. Se ne contano tre di donne russe che hanno tenuto uno speech la prima giornata: Anna Popova (acting Head of Federal Service for Surveillance on Consumer Rights Protection and Human Well-being), Natalya Kaspersky (InfoWatch) e Yelena Kadeykina (Mitef Russia). Un numero veramente esiguo confrontato alla quantità delle donne presenti nelle sale del Congresso.

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Ultima considerazione sull’organizzazione. Tante persone, poco inglese. Uno spassiba (grazie, in russo) basta per essere grati della disponibilità. Molti spazi per fare networking. Divanetti relax bianchi con prese per i computer e i cellulari, tavolini alti vicino al buffet e un’ampia sala al piano interrato fornita di una ventina di tavoli tondi. La gente parla, si scambia informazioni, opinioni, si stringono mani e si continua a discutere. Gli argomenti non mancano, per il silenzio basta prendere una metro.

In agenda domani:

– Le sei startup italiane, scelte tra le migliori finaliste del Premio Leonardo, si presenteranno alla platea internazionale;

– Livio Scalvini, di Intesa San Paolo, parlerà durante il panel “Democratizing Startup Investing”;

– Evento finale della giornata, il workshop di Indiegogo, la piattaforma di crowdfunding.

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