Global Entrepreneurship Congress [LA DIRETTA]

Il secondo giorno del Global Entrepreneurship Congress ospitato al Manege di Mosca è cominciato. Di seguito la diretta della nostra inviata Ore 9.30. Sveglia. E’ da ieri sera che il wifi in hotel non funziona e per una che ci lavora grazie ad internet è una mutilazione. Ma ci si abitua a tutto. Esco, cappuccino… Read more »

Il secondo giorno del Global Entrepreneurship Congress ospitato al Manege di Mosca è cominciato. Di seguito la diretta della nostra inviata

Ore 9.30. Sveglia. E’ da ieri sera che il wifi in hotel non funziona e per una che ci lavora grazie ad internet è una mutilazione. Ma ci si abitua a tutto. Esco, cappuccino al primo Coffee Ways, catena simil Starbucks.

Inizia l’avventura. Vado verso la metro, decido che è tardi per prendere una metro. Cerco un taxi, ce ne sono due parcheggiati. Mi avvicino, nessun conducente. Chiedo alle persone che temporeggiano lì attorno. Ja ne panimaio, io non capisco, e mi liquidano. Come se taxi non si dicesse taxi anche in russo. Guardo la strada, ne passano due pieni. Finalmente uno vuoto si ferma al semaforo, mi lancio: “Manege, Kremlin, Manege!” “Ne, ne, ne” “Please!!!”. Mi fa cenno di salire, non pare convinto, scarabocchia 500 su un foglio, chiedo se sia il numero da chiamare per avere un altro taxi, “Ne, money”. Sono rubli. Va bene. Si lancia nel traffico, pare incerto e ne ha motivo. Sbaglia strada. Mi chiede se parlo russo, vuole fare conversazione. “Ja na gavarì Ruski” gli rispondo nel mio russo ancora più stentato del suo inglese. Non parlo russo. Gli ripeto Kremlin e finalmente arriviamo.

Erano tutti in pensiero. “Eccola!”, mi accolgono. Sembro la sopravvissuta, e un po’ mi sento tale.

Ore 11.30. Nella hall G al piano interrato, accanto a quella che è una grande sala da pranzo, ci sono le nostre sei startup che spiegano di cosa si occupano. I partecipanti al panel sono seduti su dei comodi puff rossi, qualcuno prende appunti. Mattia Corbetta va al leggio e incita gli spettatori a chiedere maggiori informazioni e i contatti dei nostri startupper. Ecco quali sono le startup scelte tra le migliori finaliste al Premio Leonardo:  Niso Biomed (la vincitrice), TykliTensiveOptosensingCharityStars Liquidweb.

Ore 13.00. Si pranza. C’è il buffet alla fine dell’evento che presentava l’ecosistema italiano delle startup, ci sono specialità italiane. C’è il parmigiano e il prosciutto crudo. Non è come mangiare pizza all’estero, è integrazione tra startup e tradizione. Mettiamola così.

Mi informano che il pomeriggio faremo una gita. Vedremo gli incubatori russi e ci porteranno sul fiume a cena. Sono curiosa di poter osservare differenze ed uguaglianze tra gli incubatori a me noti e questi situati a Mosca. La Russia mi ha sempre riservato sorprese, staremo a vedere.

Ore 14.00. “What do you think about our political situation?”. E’ un russo che mi chiede come sto vivendo da europea gli eventi della Crimea. Il lato positivo è che al mio “I’m from Italy” non è susseguita una presa in giro su Berlusconi, ma questa domanda. Discutiamo un po’, poi gli chiedo se secondo lui è strano che il GEC si tenga alle spalle del Cremlino. “We get the best from the past and the best for the future”. Mi sembra un buon compromesso.

Si siede con noi Nastia Khamiankova, della Bielorussa e founder di BEL.BIZ, un’incubatore. Mi racconta che le cose stanno andando alla grande, che stanno avendo successo, e che i fondatori di Viber sono bielorussi. Ci raggiunge anche Daniel Albert Zaretsky, dal Tajikistan, il paese più povero tra le ex repubbliche sovietiche. Voleva parlare con Nastia, perché se ci sono riusciti in Bielorussia confida di potercela fare anche in Tajikistan. Mi terrà aggiornata.

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