Privitera: “Siamo entrati nell’ufficio di SurveyMonkey senza permesso. Adesso siamo partner”

Pick1 e SurveyMonkey siglano l’accordo di partnership. Paolo Privitera, il CEO, ci racconta come è iniziato tutto: dall’irruzione nel loro ufficio, al meeting convocato d’urgenza. L’analisi sociale della startup fondata da italiani ha fatto gola al colosso dei sondaggi online

Sono quasi le 5 del mattino a San Francisco, ma Paolo Privitera non sta dormendo. «Chiamami al volo prima che vada a dormire. Altrimenti ci sentiamo tra 5 ore». Si dorme poco a Silicon Valley, soprattutto quando hai appena siglato l’accordo per una partnership e l’altro firmatario si chiama SurveyMonkey. Paolo è il CEO trentaseienne di Pick1, una startup fondata ufficialmente nel 2010 insieme ad Armando Biondi. Erano in due e adesso sono in dodici, di cui ben otto fulltime. Hanno tre uffici: San Francisco, Roma e Santiago. E ne apriranno un altro a breve, a New York.

«Your audience is out there. And you don’t know who they are, what they think or what they like. Know your audience», è la frase che ti accoglie sul loro sito e quasi ti intima a provarlo. Si tratta di uno strumento che offre sondaggi online collegando le analisi di mercato al re-targeting. In parole semplici: «Solitamente le aziende non conoscono nulla degli utenti che rispondono ai questionari, noi permettiamo di sapere l’età, il sesso, la città di provenienza…». Anche il nome e cognome? «Certo, a volte anche l’indirizzo. Abbiamo oltre 200 data points, così si chiamano le voci. Sono gli utenti stessi a darceli e ad autorizzarne il trattamento». Uno dei vantaggi per le aziende è poter modellare delle campagne marketing personalizzate, più vicine ai clienti, che rispondano ai loro bisogni reali. Fanno analisi sociale. Non c’è nessuno che lo faccia, nessuno fuorché Pick1. Ed ecco perché SurveyMonkey si è interessato al prodotto.

O meglio: «Siamo entrati in contatto con SurveyMonkey in maniera molto particolare. Era un anno fa, era un periodo in cui cercavamo partnership. Siamo letteralmente entrati nel loro ufficio, senza nessun invito, senza nessun permesso. Siamo entrati e abbiamo chiesto di parlare con qualcuno». E’ quella propensione a provare il tutto per tutto, a rischiare ed essere curiosi di vedere le conseguenze, che è quasi un leitmotiv delle storie della Silicon Valley. E infatti… «Siamo riusciti a parlare con  Damon Cronkey, che si occupa di Global Business and Corporate Development. E’ il numero 2 in azienda». La partnership non viene subito. SurveyMonkey è la più grande azienda al mondo che si occupa di sondaggi (giusto per citare alcuni numeri, stiamo parlando di 15 milioni di clienti, 1 miliardo di utenti al mese e 2 milioni di clienti ricorsivi al mese), ma all’epoca aveva una struttura ancora un po’ vecchiotta ed erano occupati a provare le nuove API. Così propongono una partnership che mirava all’esclusività dell’utilizzo del prodotto, ma senza garantire quasi nulla in cambio. Paolo ed il team di Pick1 decidono di prendersi del tempo per pensarci.

E’ dicembre. Dave Goldberg convoca un meeting d’urgenza. E’ il CEO di SurveyMonkey. La funzionalità offerta da Pick1 è utile, loro non la posseggono e costerebbe troppo crearla da zero. «Il cliente che pubblica il sondaggio su SurveyMonkey non sa nulla degli utenti che rispondono. Adesso siamo in una partnership iniziale ed il beneficio tangibile è soltanto nostro. Si trovano nella situazione particolare di invitare i clienti che vogliono le nostre funzionalità a provarci, pur di non perderli definitivamente. Sono 15 milioni i loro clienti, se solo riuscissimo a raggiungere lo 0.1% di loro, abbiamo già vinto».

Ma non è l’unico campionato che stanno giocando. A New York apriranno per penetrare un altro mercato, a cui non si può ancora accennare, ma sicuramente sarà un bel colpo. «San Francisco è vitale per sopravvivere nel tech, ma se si vogliono aprire nuovi mercati, ci sono altri posti a cui bisogna guardare». Come se non bastasse, stanno per chiudere tre partnership con delle aziende molto grosse di re-targeting. I nomi devono ancora rimanere segreti e viene da pensare che sia perché hanno fatto irruzione senza permesso anche in quelle sedi e sia andata bene di nuovo. Know your audience, dicevano.

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