WCap2014 ai blocchi di partenza. Fare impresa in Italia è possibile

Make in Italy è il programma 2014 di Working Capital che sceglierà 40 idee da far crescere come imprese. 90 sono i successi già ottenuti, 10 team quelli che si aggiungeranno alla sede romana

La più importante novità introdotta nel nostro paese dal Global Startup Movement è senz’altro quella degli acceleratori: soggetti che molti confondono con i più tradizionali incubatori e con i company builder, ma che operano invece in una modalità differente e molto precisa, selezionando “classi” di startup in cui si effettua un piccolo investimento e che vengono inserite tutte quante insieme in un percorso di formazione, tutoraggio ed esecuzione ad obiettivi, della durata di alcuni mesi. Il percorso tipicamente si conclude con un “Investor Day” nel quale le neo imprese si presentano ad una platea di potenziali investitori, ed a seguito del quale devono comunque trovare una nuova “casa” ed un modo per stare in piedi da sole – auspicabilmente crescendo velocemente quanto ci si aspetta da una startup ad alto potenziale.

Di incubatori è pieno il mondo da lungo tempo: in Italia i primi sono stati sviluppati per lo più attraverso soggetti pubblici come le Università, e solo nell’ultimo triennio ne sono nati di privati;  più recente ma sempre più che decennale è l’esperienza dei company builder: lo era Dada, nato alla fine degli anni ‘90, i più noti oggi sono Digital Magics ed H-Farm, ed io stesso ne co-fondai a Roma uno – molto meno fortunato, seppur forte di qualche esperienza di successo – già nel 1999.

Quella dell’acceleratore invece è una formula nata nel 2005 dal modello sviluppato da Paul Graham con il suo YCombinator, ad oggi l’operatore di maggior successo al mondo con una percentuale elevatissima di imprese finanziate e sul mercato. In Italia di acceleratori “puri” non ce ne sono, ci si avvicinano molto alcuni tra cui, più di tutti, il programma Working Capital di Telecom Italia, la cui sola differenza nella formulazione è nel sostegno economico, dove Telecom Italia “omaggia” le startup selezionate con 25 mila euro ciascuna, mentre la teoria vorrebbe che in cambio si prendano delle quote azionarie.

Questo cambierà dal prossimo anno con l’annunciato fondo seed che interverrà nel capitale delle imprese, facendo di Wcap un Acceleratore a tutto tondo, ultimo tassello di una evoluzione sviluppatasi costantemente nella sua storia quinquennale in cui ha aiutato 200 team di giovani a tentare la via dell’imprenditorialità, e di cui oggi ben 90 sono vere imprese.

Da quest’anno faccio parte del progetto con la responsabilità di una delle quattro sedi, dove con Guido, Claudia ed Edoardo condivido la responsabilità di supportare nella strada verso l’imprenditorialità i migliori 10 team tra tutti quelli – ne attendiamo migliaia – che a partire da oggi si candideranno per poter essere selezionati per il programma 2014.

Parlo di responsabilità, e di supportare, perché la nostra vittoria sarà tale solo se riusciremo a far sì che questi ragazzi divengano in poco tempo dei veri imprenditori, capaci di gestire la loro futura impresa in autonomia, capaci di incontrare le necessità dei loro futuri clienti, e soprattutto in grado di convincere futuri investitori della loro capacità di farlo ritornando multipli sugli investimenti di cui avranno bisogno per correre la loro corsa.

Insieme a noi ci saranno i mentori che raccoglieranno la sfida mossi dalla volontà di trasmettere a questi giovani un bagaglio di esperienza, ottimismo, cultura del sacrificio.

Tutti insieme dobbiamo aiutare, spiegare, fornire strumenti, ma sempre facendo attenzione a spingerli verso l’autonomia senza sostituirci a loro, e senza far loro pensare che qualcuno si occuperà di tutti gli ostacoli che incontreranno nel percorso che stanno iniziando. Se così non fosse, avremmo fallito nell’obiettivo di farne degli imprenditori.

Wcap 2014 apre da oggi la call: si chiama Make in Italy, perché fare impresa in Italia è possibile, ed è una responsabilità che sentiamo di dover trasmettere.

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