Alfabeto Max: Business Model, come li farete questi soldi

7 modelli di business, alcuni sostenibili altri completamente improbabili. Quello che funziona da sempre e rende un sacco? Il porno. La seconda puntata dell’Alfabeto Max

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Affrontiamo oggi uno dei temi più spinosi che un giovane imprenditore deve necessariamente affrontare all’inizio della sua carriera, tanto spinoso quanto fondamentale, il Business Model, ovvero il modello di business, ovvero la risposta alla domanda :  “si, ok, ma i soldi come li fai?”.

Per quando solitamente rappresenti una slide coperta di numeri (solitamente buttati a casaccio) e viene liquidata in pochi secondi durante i pitch, di fatto è la chiave di tutto. La differenza tra la sopravvivenza e morte di un’iniziativa sta tutta lì, nella quantità di denaro che volete portare a casa che deve necessariamente essere superiore a quanto spendete per ottenerla. Altrimenti finite a gambe all’aria e fine della storia, game over.

Ora, detto questo, ci sono un paio di precisazioni da fare, giusto per mettere le cose in chiaro e capirci: ci sono SOLO due modelli di business, e si dividono in SOSTENIBILE e INSOSTENIBILE. Al di sotto di questo abbiamo molte varianti, più o meno colorate, che servono più che altro a chiarirsi le idee, e che vedremo in seguito. Rimane il fatto che in anni di pitch ho visto i modelli di business più disparati, dal “…e poi aspettiamo, che ci compra Facebook” al “…ad un certo punto la giriamo sul porno”. Che a dircela tutta sono strategie che hanno anche un loro senso e che possono avere qualche riscontro positivo, ma non qui, non nella vita reale, non se parliamo di impresa e sopratutto non se vogliamo che qualcuno (Angel, Investor, Babbo Natale) ci dia dei soldi per il nostro giocattolo/impresa/iniziativa/sogno. Onestamente, la prima domanda da farsi quando si valutano le potenzialità di successo di un’iniziativa è che se non l’ha fatta nessuno prima di voi, o è una cagata pazzesca o è l’uovo di colombo. E visto che oggi è stato inventato praticamente tutto, o avete in mano il brevetto del teletrasporto oppure dovete necessariamente armarvi della necessaria umiltà per valutare le reali possibilità di successo e capire che dovrete necessariamente scontrarvi con un mercato che, come minimo, cercherà di prendervi a pesci in faccia.

Eh si, sembra facile, ma tra entusiasmo, dati e statistiche spesso contrastanti raccolti in rete, numeri che – pessimisticamente – in pochi mesi umiliano il PIL del Lussemburgo, unito alla voglia di spaccare il mondo e di diventare famosi, come capire al primo colpo se un business è di fatto sostenibile o meno? Beh, ovviamente non è una cosa immediata, tutt’altro. Se fosse facile saremmo tutti ricchi come Creso.

Nessuno ha la ricetta della pozione magica (anche se chi millanta strumenti con poteri soprannaturali in giro lo si trova anche facilmente) ma qualche linea guida c’è, ed è – come sempre accade – dettata dal buon senso. Per cui, come abbiamo fatto per gli Angel con la lettera A, proveremo ad elencare (in modo sicuramente non esaustivo) i modelli di business più comuni che vengono solitamente adottati dalle nuove imprese, in modo che possiate confrontare con quelli che – se siete imprenditori in erba – vi approntate ad adottare. Alcuni li riconoscerete, hanno pure funzionato e funzionano ancora anche se palesemente insostenibili. Ovviamente l’uso e consumo che farete di questo elenco sono fatti vostri, io non c’entro niente, non c’ero e se qualcuno vi da’ retta poi ve la sbrigate da soli.

Sustainable Model: il sogno di tutti, si fattura e si guadagna, ma è necessario precisare che ha due diverse declinazioni, che dipendono da chi ci mette i soldi. Se il modello si basa sui soldi vostri allora è una perla rara, rarissima, tanto che chi sviluppa un modello così – e lo fa anche funzionare ovviamente – se lo tiene ben stretto se e lavora duro senza andare in giro a fare le ruote come i pavoni, o quantomeno a cercare finanziamenti. Se invece i soldi sono di altri, allora eccovi proiettati nel rutilante mondo del venture capital, dei grant, dei seed e della ricerca continua di fondi e notorietà. Si lavora poco, si va tanto in giro, ma se il modello è sostenibile veramente c’è la possibilità reale di fare qualcosa di davvero gigantesco. Occhio però: bisogna essere davvero concreti e sopratutto bravi a vendersi, non pensiate che un’iniezione di capitale anche sostanziosa da spendere in “marketing e comunicazione” sia sufficiente a farvi esplodere come Candy Crush Saga. Basta guardarsi in giro per vedere quante iniziative sono partite (specie nel digitale) e quante poche, pochissime siano arrivate al successo per capire come girano le cose e che bisogna pensare a lavorare sodo.

Self-sustainable Model: ancora più raro del precedente, sarebbe meglio non tentare nemmeno mai di adottare un modello così, perché è quasi sempre frutto di una irripetibile combinazione di bravura, duro lavoro e un colpo di culo che olè.

Enthusiastic Model: sicuramente il più frequente. Ok, diciamocelo pure che una smisurata dose di ottimismo è il motore primo dell’imprenditoria, ma bisogna essere realisti, sopratutto quando si cerca un partner/finanziatore, e valutare bene tutte le criticità, i numeri che si pensa di generare e sopratutto come proteggere questi risultati. Come abbiamo già detto e ripetiamo a rischio di diventare noiosi, di sicuro nel mondo dell’imprenditoria (anche quella non digitale) non c’è nulla, perché le variabili in gioco sono tantissime e in un istante la più rosea delle previsioni vi si può rivoltare contro, anzi, rivoltare dietro. Parliamoci chiaro: l’unità di misura dell’esperienza di un imprenditore è il numero, la consistenza e sopratutto la persistenza dei calli sul culo. Quando ne avrete abbastanza, allora sarete i primi a frenare il vostro entusiasmo.

Liquid Model: il modello “liquido”, conosciuto anche come “modello paraculo”, grazie alla sempre più consistente presenza di mentor è ormai in via di estinzione. Considerato che -senza mezzi termini – è un’accozzaglia di idee copiate più o meno bene ed accorpate in modo da auto-convincersi (non pensate di convincere un Investitore serio) che qualsiasi cosa succederà, con qualche aggiustatina la si svangherà, è comunque meraviglioso pensare che ancora qualcuno che abbraccia questo modello lo si incontra. Per carità, non è detto che proprio non funzioni, ma pensare che qualche congiunzione astrale favorevole possa decretare successo, ricchezza e imperitura fama è quanto di più lontano dalla realtà imprenditoriale ci possa essere. Se cercate qualcuno che vi finanzi, sappiate che funziona praticamente solo con Friend & Family, ma prima o poi dovrete rendere conto a voi stessi che non decollerete mai.

Unsustainable Model: Personalmente ho visto pazzi che presentano iniziative che nemmeno con tutti i soldi di Sequoia Capital sarebbero sostenibili, ma niente, c’è chi ci prova (e chi li illude, sopratutto). Per fortuna loro non vanno mai oltre il primo pitch, se lo fanno (e alcuni sono seriali in questo) andrebbero internati.

Utopian Model: tutti godranno gratuitamente di servizi bellissimi, utilissimi che gli permetteranno di aumentare la qualità della vita così possono pensare a vivere meglio e diventare ricchi, creando così mille milioni di posti di lavoro e nel frattempo si fanno anche un sacco di soldi, magari con la pubblicità di Google. Ah, dimenticavo: garantiscono anche la pace nel mondo.

XXX Model: si, è lui, il porno. Funziona da sempre e rende un sacco. Se avete abbastanza pelo sullo stomaco, fatelo e godetevi i soldi.

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