Multiverso: "Contro la crisi, le sinergie tra competenze diverse sono una risorsa"

Una rete di coworking toscana: si chiama Multiverso ed è presente a Firenze, Lucca e da poco anche a Siena. “Vogliamo creare un ecosistema che favorisca la collaborazione” spiegano Alessandro Cannamela e Michele Magnani

multiverso

Firenze, Lucca e da poco anche Siena. La rete di coworking targata Multiverso, partita nel 2011, sembra inarrestabile. Una scommessa per la Toscana e tutto il centro Italia, infatti è prevista anche l’apertura a Foligno nei prossimi mesi.

Alessandro Cannamela, manager del coworking che sarà inaugurato oggi a Siena, e Michele Magnani, responsabile pubbliche relazioni e comunicazione Multiverso, raccontano la nuova sede.

Ciao Alessandro, ciao Michele, allora, oggi apre Multiverso Siena…

La nostra idea è stata quella di mettere insieme un gruppo di soci che realizzasse questa idea innovativa anche a Siena partendo da una considerazione: le sinergie tra competenze differenti possono essere una risorsa per tutti per uscire dalla crisi. Quindi il coworking inteso non solo come spazio di condivisione fisica ma anche come spazio di condivisione del lavoro, cioè come pretesto per lavorare in sinergia, per lavorare in rete.

Il primo coworking è stato aperto a Firenze?

Multiverso Siena nasce da 7 soci di cui uno è la sede già esistente a Firenze a Capo di Marte. L’idea iniziale è stata quella di creare una rete di coworking inizialmente toscani e in un secondo momento toscani e umbri per realizzare un soggetto in grado di aggregare più di 200 professionisti nel centro italia nel campo dell’innovazione e della creatività. Attualmente sono aperte tre sedi che sono appunto Lucca, Siena e Firenze, e il mese prossimo aprirà a Foligno; è in programma una seconda apertura a Firenze e altre aperture a Grosseto, Arezzo, Pistoia e Prato nel corso del 2015.

E che ne dite di Pisa, dove c’è già Talent Garden?

L’idea non nasce mai dalla nostra iniziativa ma cerchiamo di rispondere alle aspettative di soggetti che, come è successo a Siena, vogliono aprire un coworking e condividono con noi l’idea di un network che va oltre la dimensione locale

A Siena come è iniziato il tutto?

Qui a Siena ci lavoriamo da un anno e tre mesi. Intorno alla fine del 2012 abbiamo cominciato a costruire le basi. Questo spazio lo abbiamo trattato verso l’aprile dello scorso anno. Abbiamo cominciato i lavori alla fine di Dicembre del 2013 che sono terminati a Febbraio 2014.

Con quali modalità viene aperto uno spazio di coworking?

Come capirai la modalità di apertura delle sedi è abbastanza particolare. Come nel caso di Siena ci mettiamo in contatto con professionisti del territorio interessati ad aprire il coworking e cominciamo un percorso insieme fatto di formazione, passaggio di know how e anche individuazione di determinati criteri per la scelta degli spazi. L’idea è quella di valorizzare al massimo le professionalità del territorio e la vocazione dei territori quindi ogni spazio di Multiverso è abbastanza diversificato l’uno dall’altro sia in termini di professionalità che in termini anche di modalità di organizzazione dello spazio. In tutti i casi è quello di costruire un ecosistema che favorisca la collaborazione, quindi al di là dell’affitto delle postazioni, se uno la prende per più di sei mesi costruiamo con queste persone un circuito di lavoro dunque una cornice dentro la quale stimolare la collaborazione che può essere tra i coworkers liberamente oppure tra la società che se ha una commessa esterna cerca dapprima le professionalità che gli servono all’interno del coworking.

La cosa interessante è che riusciamo a fare queste operazioni di apertura attraverso un percorso lungo ma che dà un’autonomia effettiva alle singole sedi. Ossia cerchiamo di rendere ogni sede autonoma da un punto di vista finanziario e lo riusciamo a fare grazie ad una forte domanda che esiste nella società. Ad esempio quelle professioni che non rientrano in quelle classiche o liberali o non legate agli ordini, che non avevano e non hanno cittadinanza nel mondo del lavoro e che non sono neanche riconosciute trovano uno spazio per collaborare e scambiare opportunità e crescere professionalmente proprio all’interno del coworking. Diamo una risposta alla strutturazione di quello che un tempo veniva definito biolavoro.

Cerchiamo di creare una community prima di aprire. Rispetto al coworking nato nell’entroterra milanese che serviva come risposta al nomadismo del professionista che aveva bisogno di una scrivania 1 giorno, questo è una tipologia di coworking che cerca di sviluppare il lavoro in uno spazio comune e mette in primo piano la costruzione di reti tra professionisti che scelgono questo spazio. Chiaramente non escludiamo la possibilità di dare risposta al lavoratore nomade ma la nostra vocazione si concentra sul professionista che vuole costruire una rete di relazioni, di contatti, di professionalità per uscire sul mercato con un’altra forza. E questo ci serve per altri due motivi generali. Da un lato stiamo cercando, appena avremo le 5 sedi ultimate di mettere in relazione le diverse sedi quindi le call pubbliche rispetto ai possibili committenti sulla comunicazione web, sul 3d a Lucca, sull’editoria a Siena, gireranno nel gestionale di tutte le sedi perché i gruppi di lavoro lavoreranno anche tra professionisti delle diverse sedi. In secondo luogo siamo interessati a dare la possibilità ai nostri coworker di potersi spostare e andare dalla sede di Siena alla sede di firenze per esempio se devono incontrare un cliente e su questa base costruiremo da giugno una commercializzazione per aziende nazionali e internazionali che sono interessate a sviluppare un proprio business in Toscana e in generale in centro italia e gli forniremo dei pacchetti di spazi, sale e postazioni perché si possano appoggiare alle nostre sedi.

Prevedete anche eventi, workshop, seminari?

Assolutamente, stiamo definendo un calendario di incontri, workshop e quelli che noi chiamiamo multiart che sono eventi di natura artistica che realizzeremo già nel mese di aprile e di maggio, cosa che avviene già a Firenze.

Anche le startup potrebbero attingere alle competenze presenti nei vostri coworking.

Un anno fa si è insediata a Firenze una startup che doveva ultimare il proprio progetto di un’applicazione, che adesso è stata commercializzata. Si chiama Gsound. Hanno utilizzato un’isola di 4 postazioni e hanno usato il coworking come crowdsearching  per integrare una serie di professionalità che avevamo nel coworking.

I vostri coworking potrebbero anche trasformarsi in incubatori?

A dire la verità stiamo prendendo anche qui un’altra via. A partire da quelle che noi riteniamo le eccellenze del nostro Paese, come Adriano Olivetti, abbiamo iniziato un percorso di riflessione che ci ha portato ad avere già adesso un rapporto strutturato con i poli tecnologici che sono già acceleratori e incubatori e che hanno bisogno di una serie di competenze sia rispetto alle pubbliche relazioni che in fase di pre-incubazione che in fase di scouting territoriale che noi gli offriamo. Così succede già a Lucca e siamo anche in contatto con il polo di Navacchio per costruire in quest’ottica un sistema integrato; quindi noi stiamo cercando di mettere insieme chi già fa incubazione ma vuole cambiare il modo in cui lo fa grazie anche all’integrazione con le professionalità e l’impostazione che ha il coworking.

Ma fate una selezione per le richieste di entrata nel coworking?

Da noi non c’è un filtro in entrata, però a seconda del grado e del livello di feedback e della volontà e capacità di collaborazione, la mobilità sociale all’interno del coworking varia. Cerchiamo di innescare un circolo virtuoso.

Noi lavoriamo su un mercato ancora da aprire che si basa non su startup, ci verrebbe quasi da dire su start down, cioè su tutta una serie di microsocietà e freelance che non è detto che si tratti dell’eccellenza che aspetta di fare il business da milioni di euro sulla sua applicazione e andare a Palo Alto. La nostra idea è quella di costruire un sistema integrato che rimane qui. In un mondo che ha costruito il nostro pensiero collettivo sul paradigma che uno su mille ce la fa e che io devo essere necessariamente quell’uno, il nostro coworking risponde alle esigenze degli altri 999. Cioè sostanzialmente a quelli che sono bravi, bravi abbastanza che magari non sono Il Campione, non sono quelli che guadagneranno il miliardo di euro ma sono degli straordinari informatici, dei bravissimi grafici,  e che se non trovano una rete di impresa che sviluppa le loro competenze, che li mette insieme e valorizza quello che sono, rischiano di essere l’ennesima partita IVA che muore dopo 2 anni perché finisce il proprio mercato di riferimento, la propria rete di relazioni spontanee. Noi siamo un soggetto che ti aiuta a costruire questa rete di relazioni.

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