Il caso è chiuso. Arcuri: "Guardate i risultati di Smart&Start"

890 domande, 190 milioni a disposizione, ma solo 34.7 milioni investiti finora. Alcuni dati forniti da Domenico Arcuri durante l’evento di presentazione dei risultati del bando di Invitalia. Dopo il flop iniziale, ecco cosa ne è uscito

SmartStart

Era stato montato un bel caso sul bando Smart&Start di Invitalia per il Meridione. Adesso finalmente si può giudicare il risultato ottenuto. Stamattina a partire dalle 11 si sono susseguiti sul palco dell’Auditorium dell’Ara Pacis a Roma i diversi attori che hanno preso parte a questo bando per presentarne gli esiti. Alla tavola rotonda hanno partecipato l’Amministratore Delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, Salvo Mizzi di Working Capital, tra gli esperti che sono stati chiamati a giudicare le domande, e Giuliano Da Empoli, saggista; a moderare l’evento Riccardo Luna, direttore di StartupItalia!.

«Dei 190 milioni che avevamo a disposizione (da investire in un mercato che ne vale un centinaio), ne abbiamo spesi solamente 34,7, prendendo i dati al 31 marzo. Ogni startup prende un massimo di 500 mila euro. Ci sono arrivate in tutto 890 domande, la maggior parte, l’80%, da giovani con un progetto in mente, ma non ancora costituiti in società. Ne abbiamo già approvate 200» snocciola un po’ di dati Arcuri. Ci sono più soldi che idee? Viene spontaneo chiedere. «Non vogliamo essere ricordati come quelli che elargiscono soldi a chiunque. Non vogliamo sprecare soldi pubblici, vogliamo sostenere idee valide, il resto preferiamo restituirlo».

Lo aveva già dichiarato Domenico Arcuri, quando il bando era al centro della polemica. E’ stato il primo bando completamente “paperless”, cioè le domande dovevano essere compilate online. Un bel salto per un’amministrazione pubblica spesso burocratica, farraginosa e a volte addirittura anacronistica. Il portale era saltato alla partenza: troppe domande ricevute. Un guaio. Invece, «è proprio grazie alla partenza tumultuosa che ha funzionato», ci scherza Arcuri. Riccardo Luna ricorda che negli stessi giorni, settembre 2013, un caso ben più grave di un portale pubblico fa flop: si tratta del portale della sanità lanciato da Obama.

PalcoSmart&Start

Ma non è stato solo quello l’ostacolo da superare. Si vociferava che il bando fosse stato chiuso, poi vengono riaperte le domande e viene dichiarato che i soldi ci sono ancora, infine pare che a conti fatti ci siano più soldi che idee e che i capitali ritorneranno a Roma. In tutto questo trambusto il mondo startup si separa: chi va nella fazione di quelli che pensano che sia un pasticciaccio e che finirà solamente in uno spreco di risorse, chi invece lo difende, perché può dare vita al Sud Italia.

Lo stesso Arcuri teme lo spreco del denaro pubblico e afferma che questo fondo «non vuole fare concorrenza ai venture capital privati, non solo si tratterebbe di concorrenza sleale, ma non ne avrebbe neanche le capacità».

La parola passa a Salvo Mizzi di Working Capital, la rete di incubatori della Telecom. Parte con un dato anche lui: è 81 milioni. Si tratta del totale delle operazioni di venture capital del 2013 in Italia. «Dopo un breve picco, una breve fiamma, siamo tornati a numeri di qualche anno fa. Siamo a questo punto per una serie di ragioni storiche e culturali. In Italia investiamo risorse nell’early seed, ma poi non ne abbiamo più per finanziare lo stato successivo, durante il quale l’impresa ha bisogno di correre velocemente non solo su una scala domestica. In Francia, Germania e Regno Unito hanno una dotazione di capitale di rischio che è dieci volte maggiore rispetto alla nostra» dice Mizzi. Sul pubblico, invece, si dichiara positivo. «La macchina c’è e funziona». Essendo stato scelto tra gli esperti per giudicare le domande candidate, ha avuto modo di respirare più da vicino l’ambiente e ne è uscito soddisfatto.

«Non sono un innovatore» esordisce Giuliano Da Empoli. «La cosa che mi ha colpito di più dei progetti che verranno presentati tra poco sul palco è l’ambizione smisurata. Prima, per realizzare queste ambizioni te ne dovevi andare dall’Italia, adesso lo puoi fare a Cava dei Tirreni (come il caso di YouBiQuo). E’, poi, ridiventato valorizzante occuparsi di artigianato, adesso si chiamano maker, ma anche di agricoltura». Interviene Arcuri: «La generazione prima della nostra, il lavoro se lo doveva trovare. La nostra generazione, il lavoro se lo doveva cercare. La nuova generazione, il lavoro se lo deve inventare».

C’è anche il lato oscuro però. «Da un lato il mito della Silicon Valley attiva talenti, dall’altro queste cose qui rimangono un po’ degli ufo, perfino in California si ha uno sviluppo incredibile, ma una dimensione pubblica e un ambiente che finisce molto spesso con il degradarsi» continua Da Empoli.

Non si parla solo di fatti, ma anche di possibili soluzioni. Arcuri sente necessaria una riforma del titolo quinto della Costituzione e la centralizzazione della gestione dei fondi europei. «Si farebbero sicuramente moltissime meno fontane al Sud, che poi spesso si scoprono non avere neanche acqua. Si farebbero cose più utili, come ad esempio la linea veloce tra Bari e Napoli».

Mizzi annuncia che probabilmente quest’anno sarà la prima classe internazionale di Working Capital, anche grazie all’approvazione della legge sullo startup visa.

I protagonisti dell’evento non sono solo loro, sono anche le startup che si alternano sul palco per i pitch.

Realizza chi sei è una piattaforma che permette di caricare progetti creativi e sottoporli al giudizio della giuria popolare. Quelli ritenuti migliori saranno poi realizzati, in modo da permettere la promozione dei talenti.

OrangeFiber è la startup che si pone come obiettivo quello di recupera il 60% degli scarti degli agrumi e trasformarli in tessuti ecosostenibili. “Vogliamo creare un brand riconosciuto, posizionato per sostenibilità e benessere” dice Enrica Arena. I soldi di Smart&Start serviranno per aprire il primo stabilimento in Sicilia.

Italrobot, presentato da Gaetano Capasso, ha già cinque progetti in fase di realizzazione. La startup vuole creare dei robot che servano ad adempiere alle funzioni lavorative meccaniche, ad esempio la raccolta della frutta (Progetto Pomona). Non solo. “Il progetto Michelangelo permette di creare riproduzioni in 3D degli oggetti scannerizzati. Posso fare il calco di me stesso, oppure utilizzarlo per riprodurre copie delle opere dei musei”.

YouBiQuo sono dei simil Google Glass presentati da Pietro Carratù. Sono rivolti ai lavoratori che necessitano di eseguire le proprie mansioni anche in mobilità. Una signora del pubblico scherza: “Così dovremo lavorare proprio sempre e ovunque”.

Smart Energy Doctors opera nel settore delle energie rinnovabili. Si tratta di un team dell’Università di Salerno-Fisciano che darà l’opportunità di monitorare, analizzare e ottimizzare gli impianti di produzione dell’energia elettrica, prevalentemente fotovoltaici.

Agricopter si occupa invece di ridurre l’utilizzo di fitofarmaci diffusi su tutte le piante e andare ad attaccare direttamente la malattia della pianta specifica a seguito di analisi accurate. Per far ciò si servirà di droni ad ala rotante.

GenomixForLife è la startup che vuole entrare nel settore della medicina preventiva e personalizzata, ideando cure specializzate ed approfondite per ciascun paziente.

La conclusione tocca a Claudio De Vincenti, Vice Ministro allo Sviluppo Economico, ma essendo arrivato tardi trasforma le conclusioni in un intervento sulle politiche governative adottate. «Dagli ultimi dati OSCE risulta che il 50% dei posti di lavoro vengono offerti da aziende che hanno meno di 5 anni di vita. Dobbiamo avere fiducia nei nostri giovani e nel nostro popolo».

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