Regolo: "Jobmetoo è stata la mia rivincita e spero lo sia per altri 750 mila disabili"

Ha appena ottenuto un finanziamento di 500 mila euro da parte di 360 Capital Partners. Regolo: “Hanno sposato l’idea fin dall’inizio. Vogliamo superare gli obblighi della legge sul lavoro dei disabili e creare valore per la società”

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È di qualche giorno fa la notizia circa l’investimento di 500 mila euro da parte di 360 Capital Partners in Jobmetoo, la piattaforma di recruiting focalizzata per le persone disabili.

A questo proposito abbiamo contattato Daniele Regolo, fondatore della startup. Una storia, la sua, fatta di mortificazione ma soprattutto di riscatto: la rinuncia ad una carriera internazionale perché si pensava impossibile, un lavoro inadatto alla sua disabilità uditiva e infine la voglia di cambiare tutto con un progetto frutto della sua esperienza e animato dal desiderio di aiutare gli altri, affinché la storia non si ripeta.

Ciao Daniele, cos’è Jobmetoo?

Jobmetoo è una piattaforma web-based di recruiting che consente alle aziende di poter selezionare, in modo mirato ed efficiente, lavoratori con disabilità e, allo stesso tempo, promuove l’inserimento di persone con disabilità nel modo del lavoro con l’intento di superare gli obblighi della legge 68/99 creando valore per la società.

Come è partita l’idea? Con quali fondi avete cominciato?

L’idea nasce dalle ceneri di un quindicennio lavorativo mortificante e frammentato. Dopo la laurea in Scienze Politiche ho vissuto sulla mia pelle le difficoltà relative all’inserimento lavorativo. Ho quindi fondato la startup nei primi mesi del 2011 beneficiando di un contributo del Fondo Sociale Europeo per sviluppare la prima piattaforma e per farla conoscere in Italia.

Cosa facevi prima di fondare Jobmetoo?

La mia ultima esperienza di lavoro è stata di amministrativo in azienda sanitaria a tempo indeterminato. Quella che doveva essere salutata come l’inizio di una nuova epoca, si è tramutata per me in un periodo molto difficile, forse il più brutto della mia vita. Collocato allo sportello ospedaliero, rispettando i voleri di una rigida burocrazia, ero impossibilitato a svolgere una mansione del tutto incompatibile con la mia sordità. Vorrei cogliere l’occasione di questa domanda per raccontare qual era il mio vero sogno: dare seguito agli studi di Scienze Politiche con una carriera internazionale. Mi chiusi le porte da solo, pensando che sarebbe stato impossibile, ma col senno del poi non sarebbe andata probabilmente così. Quindi, se avete sogni nel cassetto, la parola d’ordine è: osate! Oggi, con questa sfida imprenditoriale, credo di essermi ripreso ciò che non ho avuto la possibilità di fare in passato.

Negli ultimi mesi siamo anche riusciti a rafforzare il team di lavoro con l’ingresso in Jobmetoo di Danilo Galeotti in qualità di CEO e di Matteo Venturi in qualità di CMO. Danilo vanta un’esperienza di lavoro pluriennale come manager maturata nella società di consulenza strategica McKinsey & Company, mentre Matteo ha lavorato con il ruolo di manager in digital company come Italiaonline, Matrix e Buongiorno.

Perché e in che modo vi siete rivolti a U-start?

U-start è il partner della Global Social Venture Competition, che con Jobdisabili avevamo vinto nel 2012, e fin da subito si erano resi conto del messaggio forte e pieno di speranza che volevamo portare. Ci hanno seguito in un primo funding, e poi ci hanno fatto crescere accompagnandoci alla 360by360 Competition del 2013. Il resto è storia nota.

Come siete arrivati all’investimento di 360 Capital partners?

Da finalisti della 360by360 Competition, l’attenzione suscitata è stata forte, e il VC 360 CP ha subito intuito l’importanza di crederci. Teniamo molto a sottolineare come 360 Capital Partners abbia dimostrato una notevole sensibilità sposando la nostra causa. Ci seguono quasi quotidianamente scoprendo un mondo – quello della disabilità – che offre grandi prospettive all’economia e alla società.

Come funziona la piattaforma? Che servizi offrite agli utenti e alle aziende?

Ad oggi è garantito il matching online grazie ad accurati filtri di ricerca e la possibilità di inserire annunci di lavoro visibili solo ai candidati compatibili. Questo investimento ci consentirà ora di realizzare un nuovo portale che offrirà servizi aggiuntivi di recruiting mirato per le aziende avvalendosi di selezionatori qualificati per diventare il riferimento più importante per questa nicchia di mercato, dalle potenzialità ancora inesplorate. Infatti l’inserimento di persone con disabilità è ancora legato a vecchi pregiudizi: i candidati temono che le aziende siano “insensibili”, le aziende temono di assumere persone che portano problemi. A noi il compito di sfatare questi errati tabù.

Cos’ha jobmetoo in più rispetto ad una piattaforma come Linkedin, pensi che Linkedin non sia adeguato per il recruiting delle persone disabili?

Linkedin è una piattaforma di riferimento mondiale e sarebbe patetico individuare “difetti”. In realtà tutti si occupano di disabili, ma nessuno sembra farlo come unica vocazione, proponendo strumenti tecnologici ed esperti specifici per il settore. Inoltre Linkedin ha un target esclusivamente professionale medio-alto mentre noi desideriamo essere inclusivi, accogliendo in Jobmetoo ogni disabilità ed ogni livello di professionalità, che poi provvederemo ad indirizzare verso i target di azienda e di posizione lavorativa più adatti.

Che cosa vuol dire “superare gli obblighi della legge 68/99” ? E’ una legge limitante? Cos’ha che non va?

La Legge 68/99 per il Diritto al lavoro dei disabili è, in realtà, una delle leggi più avanzate in Europa, ma non viene regolarmente applicata. Nel luglio 2013 la Commissione ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia proprio per questa ragione. Per esperienza personale, posso dire che non tutto può essere definito dalla legge: quando la società assimilerà la convinzione che una persona disabile è una persona esattamente come le altre, il resto verrà da sé. Noi vogliamo lavorare molto sullo stigma, sulla comunicazione, sulle buone prassi e sull’accessibilità.

Pensi che all’estero i disabili siano più tutelati per quel che riguardo i diritti al lavoro ecc..?

Abbiamo contatti con Svezia, Montenegro, Spagna, Francia, e possiamo affermare che il problema è universalmente riconosciuto. In generale, prevale una visione paternalistica che non rispetta nel profondo la persona con disabilità.

A che punto sono le aziende italiane per quel che riguarda la creazione di condizioni e spazi adatti affinché un disabile possa lavorare senza problemi?

Qui entra in gioco l’accessibilità, tema toccato dalla Convenzione ONU sui diritti delle Persone con disabilità, che diventa il vero punto di svolta della prospettiva: se la società (e quindi anche l’azienda) è aperta e accessibile, la disabilità – condizione umana e non esattamente “deficit” – non compromette l’autodeterminazione dell’essere umano. Accessibilità non è solo quella degli spazi fisici ma, soprattutto, quella culturale.

In Italia essere disabile comporta dei grossi problemi per la ricerca di un lavoro?

Le statistiche sono impietose: circa 750.000 persone iscritte alle Categorie Protette per un tasso di disoccupazione dell’84% (per maggiori informazioni leggi qui http://www.lastampa.it/2014/04/06/economia/per-i-disabili-italiani-trovare-lavoro-una-missione-impossibile-RpP1Er1Di7ZqlYcaFIqIKI/pagina.html). Questi numeri non rendono giustizia a persone che ci scrivono perché vorrebbero lavorare all’estero o mettersi in gioco in grandi aziende. Di qui nasce l’esigenza di Jobmetoo per armonizzare voci discordanti ma che vogliono lanciare lo stesso messaggio: integrazione e produttività sono assolutamente possibili.

In che modo supportate i lavoratori disabili e in quale le aziende sulla piattaforma?

Premesso che tutto parte da un ottimo matching, è impensabile credere che con l’assunzione ogni discorso abbia termine. Anzi, è proprio a partire dall’ingresso del disabile in azienda che si innescano nuove possibilità, nuove strade da percorrere, e che coinvolgono non solo il rapporto disabile-colleghi ma, più in generale, tutta la ridefinizione dei rapporti personali e produttivi all’interno dell’impresa. Il “diverso” offre un’occasione di crescita in questo senso. Daremo spazio anche a professionisti con disabilità, mentre saranno egualmente importanti per noi, ai fini del rispetto delle quote di riserva previste dalla Legge, le cooperative di tipo “B” che fungono da supporto alle aziende per questo obiettivo.

Come riuscite a monetizzare dalla piattaforma?

L’utilizzo del portale è e resterà sempre gratuito per i candidati con disabilità. Per le aziende stiamo creando servizi di recruiting ad alto valore aggiunto e saranno a pagamento a diversi livelli di accesso. Siamo certi che i servizi di Jobmetoo aiuteranno le aziende a ottimizzare gli investimenti sul personale, a rispettare gli obblighi di legge, ad aumentare la brand reputation aziendale con un focus molto sociale.

Ora che avete ottenuto il finanziamento quali sono gli step successivi? Espandervi all’estero? Migliorare la piattaforma?

Innanzitutto lo sviluppo di una nuova piattaforma, che sia davvero uno strumento efficace per le aziende e accessibile per gli utenti con disabilità. Intendiamo sviluppare buone prassi col territorio e con le associazioni, per interventi che non siano autoreferenziali e che portino risultati visibili e concreti. L’estero è sicuramente uno dei nostri obiettivi per il medio termine

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