Tutto ciò che è stato fatto per le startup. La prima Relazione del Ministero

E’ uscita la prima Relazione del Ministero dello Sviluppo Economico sullo stato di attuazione della normativa a sostegno dell’ecosistema delle startup innovative. Qui lo riportiamo. Premessa Nelle economie moderne la presenza di un ambiente innovativo che promuova la ricerca scientifica ed un tessuto imprenditoriale in grado di valorizzarne i risultati e le competenze è una condizione necessaria… Read more »

E’ uscita la prima Relazione del Ministero dello Sviluppo Economico sullo stato di attuazione della normativa a sostegno dell’ecosistema delle startup innovative. Qui lo riportiamo.

Premessa

Nelle economie moderne la presenza di un ambiente innovativo che promuova la ricerca scientifica ed un tessuto imprenditoriale in grado di valorizzarne i risultati e le competenze è una condizione necessaria per la competitività dell’intero sistema Paese. Alle imprese innovative, numerosi studi empirici attribuiscono, rispetto a quelle tradizionali, un maggiore impatto sui livelli di produttività e occupazione. Sono la chiarezza degli adempimenti fiscali, l’agilità delle procedure burocratiche, la flessibilità e densità del mercato del lavoro, gli effetti diffusivi del sapere, una giustizia funzionante che non stigmatizza chi “fallisce” e la possibilità di reperire capitali di rischio a determinare la reputazione di un sistema-Paese sulla scena globale dell’imprenditoria innovativa, e conseguentemente la direzione dei flussi di capitale umano e finanziario. Un ecosistema frammentato e poco competitivo è destinato, in questa sempre più marcata competizione internazionale, a rimanere indietro, a non attirare talenti e risorse. Creare le condizioni di sistema favorevoli alla nascita e allo sviluppo delle startup innovative – siano esse legate alla manifattura, ai servizi, all’agricoltura o ad altri settori –, consente quindi di fornire un contributo rilevante alla crescita economica e all’occupazione, specie quella giovanile, favorendo uno spill-over di conoscenza su tutto il tessuto imprenditoriale e sostenendo, in particolare, lo sviluppo di una nuova manifattura italiana orientata all’high-tech e alle high skill. E non solo: sostenere l’imprenditorialità innovativa favorisce una maggiore equità e mobilità sociale, rafforza il legame tra università e impresa e promuove una maggiore propensione all’assunzione di rischio imprenditoriale. Un Paese ospitale per le aziende innovative, nazionali e non, ha maggiori possibilità di attrarre capitale finanziario e umano dall’estero, incrementando il proprio livello di competitività e attrattività sui mercati internazionali. L’affermarsi dell’“economia della conoscenza”, caratterizzata da processi competitivi basati sulla necessità di introdurre nuovi prodotti e servizi ad elevato contenuto scientifico e tecnologico, ha incrementato il peso di tali imprese all’interno dei sistemi produttivi nazionali.

Consapevoli del ruolo rivestito dalle startup innovative nel sistema economico, molti Paesi si stanno dotando di ambiziosi programmi di intervento tesi a rafforzare e ammodernare il proprio ecosistema dell’innovazione. Abbracciando questa visione, anche l’Italia ha inteso dotarsi, con il Decreto Legge 179/2012, recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”2, di misure atte a favorire la nascita e lo sviluppo delle startup innovative, promuovendo un approccio rinnovato al sostegno pubblico all’imprenditorialità. Accogliendo larga parte dei suggerimenti di policy formulati nel Rapporto Restart, Italia! – elaborato da una task force di 12 esperti istituita nell’aprile del 2012 dal Ministro dello Sviluppo Economico –, o emersi dalla consultazione con i principali attori dell’ecosistema, la Legge 221/2012 ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano la definizione di nuova impresa innovativa, la startup: in via del tutto inedita, per questa tipologia di impresa è stato predisposto, senza operare distinzioni settoriali o porre limite alcuno legato all’età dell’imprenditore, un vasto e completo corpus normativo (artt. 25-32) che ha disposto nuovi strumenti e misure di favore in materie che incidono sull’intero ciclo di vita dell’azienda, dall’avvio alle fasi di crescita, sviluppo e maturazione. Alle deroghe normative al diritto societario, volte a rendere più agili e meritocratiche le procedure di gestione aziendale, si sono affiancate corpose agevolazioni agli investimenti in seed e venture capital, strumenti innovativi di raccolta del capitale diffuso (equity crowdfunding), meccanismi preferenziali nell’accesso alla garanzia pubblica sui prestiti bancari e servizi ad hoc per l’internazionalizzazione forniti dall’Agenzia ICE, solo per citare alcune delle misure introdotte. Edificando un’impalcatura normativa conforme alle esigenze di tutti gli attori che compongono l’ecosistema delle startup, la Legge 221/2012 trascende dal mero esercizio di law making e assume la valenza di una policy organica e coerente che identifica nel sostegno pubblico all’imprenditoria innovativa un nuovo modo di fare politica industriale. Più recentemente, con il Decreto “Lavoro” (Decreto Legge 76/2013, convertito, con modificazioni, nella Legge 9 agosto 2013 n. 99), sono state apportate alcune modifiche significative sul fronte delle startup innovative, di cui sono stati semplificati e ampliati i requisiti d’accesso, al fine di rendere la normativa ancora più efficace nell’incoraggiare l’imprenditorialità innovativa.

Volendo “fondare sull’evidenza” la policy, il corpus normativo sulle startup ha previsto, all’articolo 32 della Legge 221/2012, l’edificazione di un sistema strutturato di monitoraggio e di valutazione della policy, ponendo altresì, a partire dal 1 marzo 2014, l’obbligo, in capo al Ministro dello Sviluppo Economico, di relazionare annualmente in Parlamento sull’impatto delle misure. In adempimento a tale previsione, questo documento rappresenta dunque la prima Relazione di monitoraggio della policy a sostegno delle startup innovative. Considerata la natura recente della normativa italiana, la Relazione mira innanzitutto a riferire puntualmente sullo stato d’avanzamento delle diverse misure attuative previste ai sensi della norma primaria; ma non si sottrae, laddove la disponibilità di dati lo consenta, all’analisi descrittiva delle prime informazioni quanti-qualitative scaturite nel corso dei primi mesi di operatività della norma. Dal monitoraggio amministrativo emerge chiaramente la celerità con cui il complesso normativo si avvia alla piena operatività. In meno di 12 mesi, tutti i decreti attuativi e le misure esecutive previste dalla Legge 221/2012 sono stati finalizzati. Lungi dall’essere statica, la policy per le startup si evolve ed arricchisce continuamente. In un paragrafo conclusivo sono dunque riportate le ulteriori misure che, pur non rientrando nel pacchetto normativo originale, negli scorsi mesi hanno arricchito il quadro delle iniziative governative attualmente attive a sostegno delle startup innovative e del loro ecosistema. Grazie alla definizione del sistema di monitoraggio e valutazione orientato dalle linee guida che il “Comitato tecnico per il monitoraggio e la valutazione delle politiche a favore dell’ecosistema delle startup innovative”, recentemente costituito4 emanerà, sarà a  breve possibile una più vasta e approfondita attività di raccolta ed elaborazione statistica, che si potrà avvalere delle banche dati rese disponibili dall’ISTAT. La Relazione 2015 metterà a disposizione del Parlamento e dei cittadini le informazioni disponibili e le prime valutazioni sull’impatto delle misure.

1. LA STARTUP INNOVATIVA

Alle misure agevolative possono accedere le società di capitali, costituite anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, e che sono in possesso dei seguenti requisiti:

  1. meno di 4 anni di attività;
  2. sede principale in Italia;
  3. fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro;
  4. non distribuiscono utili;
  5. hanno come oggetto sociale lo sviluppo e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  6. non sono costituite da fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda;
  7. il contenuto innovativo dell’impresa è identificato con, alternativamente: almeno 15% di spese ascrivibili ad attività di ricerca e sviluppo;  almeno 1/3 della forza lavoro complessiva costituita da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure almeno 2/3 costituita da persone in possesso di laurea magistrale;  startup titolare, depositaria o licenziataria di brevetto registrato (privativa industriale) oppure titolare di programma per elaboratore originario registrato.

Le società già costituite alla data di entrata in vigore della Legge 221/2012 (19 dicembre 2012) e in possesso dei requisiti previsti dalla stessa, possono iscriversi alla sezione speciale del Registro delle imprese e accedere ai benefici previsti per le startup innovative per un periodo di quattro anni, se la società è stata costituita entro i due anni precedenti, di tre anni, se è stata costituita entro i tre anni precedenti, e di due anni, se è stata costituita entro i quattro anni precedenti. Per le società di nuova costituzione le misure agevolative si applicano, salvo il venir meno dei predetti requisiti, per i primi 4 anni di attività.

Alcune misure sono entrate immediatamente in vigore con la Legge 221/2012, altre hanno necessitato di successivi interventi attuativi. Nel rispetto del dettato legislativo, le Camere di commercio hanno istituito un’apposita sezione speciale del Registro delle imprese dedicata alle startup innovative, le quali hanno obbligo di iscrizione e di aggiornamento periodico delle informazioni: scopo di questa infrastruttura è garantire una maggiore trasparenza e accessibilità alle informazioni inerenti la vita e l’attività della nuova tipologia di impresa.

 Grafico2

A febbraio 2014 nella sezione speciale del Registro delle imprese delle Camere di Commercio sono registrate 1.719 startup innovative, di cui 934, pari al 54% del totale, costituite dopo l’entrata in vigore del Decreto Legge 179/2012 (20 ottobre 2012). A partire da gennaio 2013, in media 123 startup innovative si sono iscritte ogni mese alla sezione speciale del Registro delle imprese (4 al giorno); le iscrizioni hanno toccato il picco di 305 nel mese di marzo 2013. L’età media delle startup innovative italiane è di circa 18 mesi; il 43% circa non supera l’anno di vita (di cui la metà è attiva solo da sei mesi), circa il 30% ha tra 1 e 2 anni, il 13% tra 2 e 3 anni, il 9% tra 3 e 4 anni; soltanto una quota pari a quasi il 6% ha un’età superiore ai 4 anni.

Tavola1 SRLRelativamente alla natura giuridica, prevalgono nettamente le società a responsabilità limitata (82,3%); seguono le società a responsabilità limitata semplificate (7,2%) e le società a responsabilità limitata con un unico socio (6%). Si segnala la presenza anche di 32 società per azioni (1,9%), 26 società cooperative (1,5%), 17 società a responsabilità limitata a capitale ridotto (1%) e 2 società consortili a responsabilità limitata.

Quanto alla distribuzione sul territorio, il 58% delle startup italiane è concentrato geograficamente al Nord, il 23% al Centro, il 19% nel Mezzogiorno. A livello regionale in testa c’è la Lombardia con 341 imprese, seguono a notevole distanza l’Emilia-Romagna (192) e il Lazio (177); la Campania è la prima regione del Mezzogiorno con 83 imprese (7° posto). Milano (228), Roma (158) e Torino (113) sono le province dove il fenomeno è più rilevante in termini assoluti; Napoli con 50 startup innovative è la prima provincia del Sud nonché la sesta a livello nazionale.

Province

In rapporto al totale delle imprese registrate dalle Camere di Commercio, le regioni con più elevata densità di startup innovative sono il Trentino Alto-Adige (7,6 startup ogni 10.000 imprese), il Friuli Venezia Giulia (5,5) e le Marche (4,7); mentre Trieste, Trento e Ancona sono sul podio tra le province.

ValoreProduzionePrevalgono nettamente le micro imprese: le startup innovative italiane mediamente impiegano 2,6 addetti; soltanto nel 3,5% dei casi le startup italiane impiegano almeno 10 addetti. Analizzando il valore della produzione dell’ultimo anno (2012), quasi il 60% delle startup fattura fino a 100 mila euro, un terzo da 100 fino a 500 mila euro e soltanto il 6,4% da 500 mila a 5 milioni di euro. Le startup italiane hanno prodotto nel 2012 in media per quasi 178 mila euro cadauna; anche se la metà delle imprese ha prodotto per un valore inferiore ai 72 mila euro.

Settori

A livello di macro-settore, quasi l’78% delle startup opera nei servizi, il 18% nell’industria/artigianato, il 4% nel commercio. Ma si rilevano anche startup innovative che operano nei settori dell’agricoltura e del turismo (rispettivamente 3 e 7 unità). Prevalgono nettamente le attività connesse con il mondo del digitale sia fra i servizi che nella trasformazione industriale. In particolare, esaminando le 4 cifre della classificazione ATECO 2007, tra le attività dei servizi sono in evidenza le attività di produzione di software non connesso all’edizione (354 imprese), le altre attività di ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle scienze naturali e dell’ingegneria (215), la produzione di portali web (95), consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica (88), altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell’informatica (85).

Tra le attività industriali, invece, la fabbricazione di computer e unità periferiche (19 imprese), la fabbricazione di motori, generatori e trasformatori elettrici (18), la fabbricazione di altre macchine di impiego generale (15), la fabbricazione di macchine per impieghi speciali – incluse parti e accessori (15), la fabbricazione di strumenti e apparecchi di misurazione, prova e navigazione – esclusi quelli ottici (14).

(Per dati più aggiornati, leggi qui: I dati sul fatturato delle 1941 startup innovative).

2. L’INCUBATORE CERTIFICATO

Un secondo pilastro della disciplina è incentrato a favorire lo sviluppo degli incubatori certificati. Si tratta di quelle imprese che ospitano, sostengono e accompagnano lo sviluppo delle startup dal concepimento dell’idea imprenditoriale al suo primo sviluppo, offrendo attività di formazione, sostegno operativo e manageriale, fornendo strumenti e luoghi di lavoro e favorendo il contatto tra investitori e le idee imprenditoriali stimate ad alto
potenziale di ritorno economico, ma non ancora appetibili per il mercato dei capitali.
Mettendo a disposizione degli imprenditori la propria esperienza e preparazione, i manager degli incubatori certificati permettono alle imprese innovative di lanciare la propria attività sul mercato in modo efficace e soprattutto in tempi rapidi.
Al termine di un processo di consultazione che ha coinvolto un centinaio di strutture di natura pubblica e privata presenti su tutto il territorio nazionale, sono stati definiti puntualmente i requisiti qualificanti di queste strutture.10 Tali requisiti sono costituiti dalla disponibilità di adeguate strutture immobiliari, di attrezzature e di una struttura tecnicomanageriale di riconosciuta esperienza, nonché dall’esistenza di regolari rapporti di collaborazione con Università, Centri di ricerca, istituzioni pubbliche e partner finanziari. La norma prevede, inoltre, che l’incubatore disponga di un’adeguata esperienza maturata nell’attività di sostegno a startup innovative. L’obiettivo di questa certificazione è sostenere la progressiva crescita dimensionale degli incubatori, valorizzando nel territorio nazionale le strutture di eccellenza capaci di imprimere un forte sviluppo al sistema produttivo.
Alcune delle misure agevolative previste per le startup sono estese anche agli incubatori certificati, ai quali è fatto obbligo di iscrizione alla sezione speciale del Registro delle imprese e di aggiornamento periodico delle informazioni.
I 19 gli incubatori certificati, 2/3 dei quali localizzati al Nord, due soltanto nell’area del Mezzogiorno, impiegano complessivamente 257 addetti, che corrispondono in media a circa 14 addetti per impresa, con un massimo che tocca le 74 unità. Analizzando il valore della produzione dell’ultimo anno (2012), gli incubatori certificati italiani hanno fatturato 2,3 milioni di euro in media, con un picco massimo che sfiora i 9 milioni di euro.

3. LE MISURE AGEVOLATIVE A FAVORE DELL’ECOSISTEMA DELLE STARTUP INNOVATIVE

3.1 Deroghe normative al diritto societario

I benefici per le startup innovative e gli incubatori certificati partono dai ridotti costi di costituzione, con l’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per le iscrizioni nel Registro delle imprese e del diritto annuale dovuto in favore delle Camere di commercio. Un risparmio complessivo che per il primo anno sfiora i 450 euro per ogni singola impresa.
Va poi segnalato un regime agevolato sulle perdite. Durante i primi esercizi di operatività delle imprese altamente innovative, e quindi altamente rischiose, è possibile che si presentino risultati economici in perdita, i quali, in presenza di una ridotta capitalizzazione, possono incidere direttamente sul capitale sociale. Nel caso di perdite in base alle quali il capitale sociale risulti diminuito di oltre 1/3, l’assemblea dei soci deve ridurre il capitale in proporzione alle perdite accertate entro l’esercizio successivo. Per le startup innovative è prevista l’estensione di dodici mesi del periodo durante il quale è possibile ridurre il capitale in proporzione alle perdite; tale lasso temporale viene fissato entro il secondo esercizio successivo al verificarsi della perdita e non entro l’esercizio successivo, come avviene per le società ordinarie. Inoltre, è prevista la disapplicazione della disciplina in materia di società di comodo non operative e in perdita sistematica, disciplina che dispone l’imputazione a tali società di un reddito minimo determinato su base forfettaria. Tali deroghe alla normativa ordinaria consentono alla startup di completare l’avvio e di rientrare fisiologicamente dalle perdite maturate nelle primissime fasi di vita.
Tenendo conto dell’elevato rischio economico assunto da chi decide di fare impresa investendo in attività ad alto livello di innovazione, sono previste procedure semplificate di liquidazione e chiusura. L’obiettivo perseguito è quello di contrarre i tempi della liquidazione giudiziale della startup in crisi, approntando un procedimento semplificato rispetto a quelli previsti dalla legge fallimentare. Si vuole permettere all’imprenditore di ripartire con un nuovo progetto imprenditoriale alternativo in modo più semplice e veloce, incoraggiando le cosiddette “ripartenze”.

In particolare, alla startup si applicano, in via esclusiva, le procedure previste per la composizione della crisi da sovra indebitamento dalla Legge 27 gennaio 2012, n. 3. Ne consegue che anche quando la startup superi i requisiti dimensionali previsti dall’articolo 1 della legge fallimentare non potrà essere dichiarata fallita o essere sottoposta alle altre procedure previste dalla legge fallimentare.
I dati dei soci della startup non sono più accessibili al pubblico, una volta decorsi 12 mesi dall’iscrizione del decreto di apertura della procedura di liquidazione. In tal modo si vuole evitare che il socio che decida di intraprendere una nuova attività sia pregiudicato nei confronti dei terzi dall’insuccesso dell’esperienza precedente.

3.2 Misure in tema di lavoro

È stata introdotta una disciplina in materia di lavoro a tempo determinato più flessibile rispetto a quella applicabile nelle altre imprese. Per le nuove assunzioni nelle startup è prevista la possibilità di stipulare contratti con una durata variabile tra un minimo di 6 mesi e un massimo di 36 mesi, rinnovabili senza soluzione di continuità. È possibile stipulare, anche in deroga al termine massimo di 36 mesi, un nuovo contratto a tempo determinato che duri fino alla scadenza del quarto anno dalla costituzione della startup. Decorso il termine massimo di 4 anni si passa automaticamente al rapporto a tempo indeterminato.
Nell’ottica di favorire la fidelizzazione e l’incentivazione del management, dei dipendenti e dei fornitori, come ad esempio gli avvocati e i commercialisti, le startup e gli incubatori hanno la possibilità di assegnare quote di capitale azionario come ulteriore forma di remunerazione. Il reddito derivante dall’attribuzione di tali strumenti finanziari non concorre alla formazione della base imponibile, sia a fini fiscali che contributivi. In altri termini le startup e gli incubatori possono ricorrere a strumenti come stock option e work for equity a condizioni ancora più favorevoli delle grandi società quotate in Borsa.
Un ulteriore agevolazione, con un regime di favore per le startup innovative e gli incubatori certificati, spetta a tutti i titolari di reddito di impresa e vale per le assunzioni a tempo indeterminato, anche in caso di trasformazione di contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, di personale in possesso di titoli quali dottorato di ricerca universitario o laurea magistrale in discipline di ambito tecnico-scientifico. In questo secondo caso, il personale dovrà essere impiegato in attività di ricerca di base, ricerca industriale o sviluppo sperimentale.

L’agevolazione consiste in un credito di imposta pari al 35% del costo aziendale sostenuto per un periodo massimo di un anno e per un tetto annuale di 200 mila euro. Il costo aziendale è rappresentato dall’effettivo costo salariale sostenuto dall’impresa, inclusi la
retribuzione lorda (prima delle imposte), i contributi obbligatori e quelli assistenziali per figli
e familiari.
L’accesso all’agevolazione è concesso in regime de minimis alle startup innovative e agli incubatori certificati (per le assunzioni avvenute a partire dal 19 dicembre 2012 e successive all’iscrizione dell’impresa alla sezione speciale del Registro delle imprese), soggetti per i quali è prevista una riserva di due milioni di euro. In caso di esaurimento di dette quote, i soggetti accedono, in regime de minimis, alle rimanenti risorse disponibili.
Per le startup innovative e gli incubatori certificati è agevolabile anche il costo aziendale relativo alle assunzioni a tempo indeterminato effettuate mediante contratto di apprendistato. Inoltre, la domanda di accesso all’incentivo sarà redatta in forma semplificata.

3.3 Accesso al credito

Anche per l’accesso all’intervento del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI sono state individuate modalità e criteri semplificati per le startup innovative e gli incubatori certificati; il provvedimento ha inteso favorire queste aziende nella ricerca delle risorse finanziarie necessarie al loro sviluppo.
Le imprese in fase di avvio possono incontrare grandi difficoltà nel reperire le garanzie reali richieste dalle banche a copertura del fabbisogno finanziario. Le garanzie richieste diventano ancora più onerose qualora le imprese, come avviene nel caso delle startup innovative e degli incubatori certificati, conducano attività ad alto potenziale di crescita, percepite come più rischiose. L’intervento del Fondo mira a ridurre queste distorsioni, permettendo ad aziende strategiche per l’incremento della competitività del tessuto economico del nostro Paese di accedere a quelle risorse necessarie sia all’attività operativa sia alla programmazione degli investimenti finalizzati allo sviluppo e alla crescita.

Le startup innovative, in quanto imprese di nuova costituzione, non sono valutabili sulla base dei dati di bilancio e, a salvaguardia dell’innovatività, necessitano di procedure snelle che consentano la realizzazione degli investimenti in tempi rapidi.
Per questo motivo, la procedura di concessione della garanzia del Fondo alle startup innovative e agli incubatori certificati di impresa è stata sensibilmente semplificata.
L’unica condizione richiesta è che il soggetto finanziatore non deve acquisire alcuna garanzia, reale, assicurativa o bancaria sull’operazione finanziaria.
La garanzia sui finanziamenti bancari alle startup e agli incubatori è concessa a titolo gratuito e, inoltre, alle domande riferite a queste tipologie di imprese è assegnata priorità in fase di istruttoria e presentazione al Comitato di gestione.
L’intervento del Fondo è ammissibile per tutte le tipologie di operazioni, anche in assenza di un programma di investimento, né è richiesta una misura minima del versamento dei mezzi propri.
La garanzia è concessa senza valutazione dei dati di bilancio dell’impresa o dell’incubatore.
L’intervento fissa in 2,5 milioni di euro l’importo massimo complessivo garantito per ogni startup innovativa o incubatore certificato, da utilizzare eventualmente attraverso più operazioni fino a concorrenza del tetto stabilito, non esistendo un limite massimo di operazioni effettuabili. Si tratta di una soglia elevata, soprattutto se rapportata a una realtà come quella delle startup innovative che, per la definizione data dalla legge, non superano un fatturato annuo di 5 milioni di euro.
Il Fondo copre fino all’80% dell’ammontare del finanziamento, nel caso di garanzia diretta, o l’80% dell’importo garantito da confidi o altro fondo di garanzia nel caso di controgaranzia.
Il 20% dell’importo dell’operazione finanziaria rimane a carico del soggetto finanziatore in quanto non assistita da alcuna garanzia, reale assicurativa o bancaria ad eccezione di un’eventuale garanzia personale; si rileva pertanto un certo grado di coinvolgimento della Banca, poiché essa dispone di maggiori elementi conoscitivi sull’impresa e può più facilmente effettuare un’adeguata valutazione delle strategie e delle prospettive di sviluppo della startup innovativa o dell’incubatore, fermo restando che la copertura dell’80% del rischio della operazione finanziaria rappresenta sicuramente un forte incentivo alla concessione del finanziamento.

Nel caso in cui il soggetto finanziatore acquisisca garanzie, reali, assicurative o bancarie, se la dichiarazione attestante l’iscrizione della startup o dell’incubatore nella sezione speciale del Registro delle imprese è presente, viene fatta salva la concessione dell’intervento a titolo gratuito; se, invece, tale dichiarazione manca, rimangono valide le procedure ordinarie.
Dal 26 luglio 201313 al 13 febbraio 2014 sono state presentate 42 domande di intervento del Fondo a favore di startup innovative, di queste 40 sono state accolte, mentre per le restanti due è stata fatta richiesta di documentazione aggiuntiva. Il fondo ha così concesso 4,7 milioni di euro di garanzie, che hanno a loro volta attivato circa 6,2 milioni di credito a favore delle startup innovative.
Quello dei servizi rappresenta il settore con la quota più elevata di domande ammesse (20 operazioni, pari al 50% del totale); seguono l’industria (18 operazioni, pari al 45% del totale), il commercio e le costruzioni (1 operazione per entrambe, pari al 2,5% del totale).
Per quanto le differenti realtà territoriali, la maggior parte delle domande accolte riguarda startup localizzate nel Nord (33 operazioni, pari all’82,5% del totale) e nel Centro (5, pari al 12,5% del totale). Dall’area del Mezzogiorno sono state presentante soltanto due domande (5%).
La quota di finanziamento medio concesso alle startup innovative si attesta a quota 155 mila euro, un valore superiore a quello registrato nel 2012 per il complesso delle PMI (133 mila euro).
Per quanto riguarda le tipologie di intervento del Fondo, la garanzia diretta è stata sperimentata nel 62,5% dei casi, e gli interventi di controgaranzia nel restante 37,5%.
Prevalgono le operazioni di finanziamento a medio-lungo termine (oltre i 18 mesi), che coprono una quota del 62,5% e si caratterizzano per un livello di finanziamento medio sensibilmente superiore a quello degli interventi a breve termine (euro 206 mila contro 70 mila). Nel periodo di riferimento il Fondo è intervenuto a sostegno anche di un incubatore certificato con due operazioni di garanzia diretta di lungo periodo per un ammontare complessivo di 2,5 milioni di euro, che a sua volta ha attivato 3,5 milioni di credito bancario.

3.4 Il seed e venture capital

Storicamente, le PMI italiane sono state chiamate ad affrontare tre problemi strutturali: sotto-capitalizzazione, difficoltà di accesso al credito e una dimensione aziendale ridotta. Questi fattori limitano le opportunità d’investimento e, in ultima istanza producono ricadute negative sulle potenzialità innovative del sistema imprenditoriale. In altri Paesi queste criticità vengono superate attraverso lo strumento del private equity, che consiste in operazioni di acquisizione temporanea di quote di partecipazione al capitale di società, allo scopo di dismetterle in un arco temporale medio/lungo, realizzando un guadagno in conto capitale.
In Italia questo avviene molto meno, poiché tale mercato registra un trend pluriennale di operatività ampiamente sottodimensionato in termini assoluti rispetto ai maggiori Paesi europei. Seppure in crescita, l’ammontare complessivo degli investimenti in private equity resta sensibilmente al di sotto dei livelli registrati in Paesi come Francia, Germania, Regno Unito, con un rapporto sul Pil da tre a sette volte più basso. In particolare, come evidenziato anche dalla Commissione Europea nello Small Business Act 201215, il tassello più debole del mercato italiano dei capitali è quello del venture capital – che ha ad oggetto il capitale di rischio di imprese in fase di avvio o di consolidamento che operano in settori ad elevato potenziale di sviluppo -, la cui dimensione è ancora più esigua e trascurabile in un quadro di comparazione a livello europeo.
Secondo i dati AIFI (Associazione italiana del private equity e venture capital), nel corso del 2012 in Italia sono state appena 106 le imprese oggetto di investimenti nel segmento early stage, riguardante le fasi iniziali di un’impresa, contro le 811 imprese tedesche, le 365 francesi e le 182 spagnole.

In termini di valore complessivo investito, a fronte dei 135 milioni di euro del mercato italiano si evidenziano i 535 milioni della Germania e i 443 della Francia. In Italia il taglio medio dell’ammontare investito per singola società permane molto contenuto, pari a 1,3 milioni di euro nel 2012.
Particolare attenzione merita l’angel investing, che rappresenta il primo anello della filiera del finanziamento in capitale di rischio. I business angels sono persone fisiche che investono direttamente parti del proprio patrimonio nelle fasi di avvio di un progetto imprenditoriale, assumendo anche una responsabilità di gestione a fianco del portatore di progetto. Rispetto agli operatori di early stage e venture capital, i business angels investono cifre minori ma più celermente, intervenendo nelle primissime fasi di impresa.
In base ai dati IBAN (Italian Business Angel Network), il mercato italiano è in forte ritardo rispetto a Francia e Spagna, i Paesi europei più simili all’Italia per cultura ed esperienza di settore. Il numero di startup oggetto di operazioni di investimento è da 2 a 3 volte inferiore e il numero dei business angels riconosciuti da 5 a 10 volte più basso.
L’indagine svolta da IBAN relativa all’anno 2012 evidenzia, inoltre, che il valore investito si è attestato a 34 milioni di euro, a fronte di 95 startup su cui si è investito. Il taglio medio dell’investimento per società è pari a circa 360 mila euro.
Si comprende dunque la necessità di promuovere in Italia politiche mirate a favorire la crescita del mercato del venture capital per iniziare a colmare il grave ritardo rispetto agli
altri Paesi europei, sia in termini di attori operanti nel settore che conseguentemente per quanto riguarda i capitali disponibili ed impiegati nello stesso.
Per rafforzare la propensione all’attività d’investimento dei comparti seed capital, è prioritario aumentare la capacità delle startup di attrarre capitali privati, anche grazie alla
leva fiscale. Per le persone fisiche che investono in startup innovative è prevista una detrazione dall’imposta lorda sui redditi pari al 19% della somma investita, fino a un importo massimo di 500 mila euro. Per le società, una deduzione dal reddito imponibile pari al 20% della somma investita nel capitale sociale, nei limiti di un importo massimo pari a 1,8 milioni di euro.

Per investimenti in startup a vocazione sociale, o che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico, la detrazione per le persone fisiche è aumentata al 25% e la deduzione per le società è aumentata al 27%.
Gli incentivi fiscali valgono sia in caso di investimenti diretti in startup, sia in caso di investimenti indiretti per il tramite di Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) o altre società che investono prevalentemente in questa tipologia di imprese.
L’incentivo è calcolato sul 100% della somma se si investe per tramite di OICR; se si investe per tramite di altre società di capitali la somma è proporzionale agli investimenti effettuati dall’intermediario nelle startup.
L’agevolazione è condizionata al mantenimento dell’importo dell’investimento per un
periodo di almeno due anni. La cessione, anche parziale, a titolo oneroso, delle partecipazioni prima di questo arco temporale determina la decadenza dai benefici. Così come la riduzione di capitale nonché la ripartizione di riserve o altri fondi costituiti con sovrapprezzi di emissione delle azioni o quote delle startup o delle società che vi investono in modo prevalente.

3.5 L’equity crowdfunding

Una considerevole spinta per il consolidamento finanziario delle nuove imprese innovative può giungere anche dalla raccolta di capitale di rischio attraverso portali online (equity crowdfunding). La Legge 221/2012 ha delegato alla Consob il compito di disciplinare alcuni specifici aspetti del fenomeno con l’obiettivo di creare un “ambiente” affidabile in grado, cioè, di creare fiducia negli investitori.

La Consob ha adottato il nuovo regolamento il 26 giugno 2013 (delibera n. 18592/2013), al termine di un virtuoso processo di consultazione pubblica.
L’Italia è divenuto il primo Paese nel mondo a dotarsi di una regolamentazione di dettaglio dedicata all’equity crowdfunding, dimostrandosi apripista. La Consob, nell’ambito del perimetro del mandato del legislatore, ha introdotto l’obbligo di registrazione per i gestori “puri” di portali, mentre i gestori autorizzati come banche e SIM possono gestire portali  online senza obbligo di registrazione, ma mantengono l’obbligo di comunicazione alla Consob e sono inclusi in una sezione dedicata del registro, ai fini della trasparenza.
Il Regolamento definisce una serie di obblighi generali relativi al comportamento dei gestori autorizzati (diligenza, correttezza e trasparenza, gestione dei conflitti di interesse, parità di trattamento dei destinatari delle offerte), alle informazioni (corrette, aggiornate, chiare e non fuorvianti) da fornire affinché gli investitori possano ragionevolmente comprendere la natura dell’investimento e prendere le decisioni in modo consapevole.
Il Regolamento individua poi specifici elementi informativi che devono essere pubblicati dai gestori in forma sintetica e facilmente comprensibile, anche attraverso l’utilizzo di tecniche multimediali, relativi alla gestione del portale, all’investimento in startup innovative e alle singole offerte presenti sul portale. Oltre a fornire informazioni sull’investimento, il gestore assicura che possano accedere alle sezioni del portale in cui è possibile aderire alle offerte solo gli investitori diversi dagli investitori professionali che abbiano preso visione delle informazioni pubblicate sul portale, risposto positivamente ad un questionario comprovante la piena comprensione delle caratteristiche essenziali dell’investimento e dichiarato di essere in grado di sostenere economicamente l’eventuale intera perdita dell’investimento che intendono effettuare.

Il gestore deve trasmettere gli ordini a banche e imprese di investimento che operano nei confronti degli investitori nel rispetto delle disposizioni applicabili della Parte II del Testo Unico e della relativa disciplina di attuazione (disciplina “MiFID”). Nell’intento di graduare gli oneri e favorire lo sviluppo del fenomeno, tali regole non si applicano al ricorrere di determinate condizioni relative al controvalore dell’ordine e alla natura dell’investitore: le soglie rilevanti sono 500 euro per investimento e 1.000 euro annui per le persone fisiche, 5.000 euro per investimento e 10.000 euro annui per le persone giuridiche.
Ai fini del perfezionamento delle offerte, spetta al gestore del portale verificare che una quota almeno pari al 5% degli strumenti offerti sia stata sottoscritta da investitori professionali o da fondazioni bancarie o da incubatori. Tra gli investitori professionali, interessante l’inserimento degli incubatori di startup innovative. Proprio coloro che fanno crescere queste realtà, diventano i primi a poterle sostenere anche investendo in esse tramite equity crowdfunding.
A febbraio 2014 sono tre i portali web iscritti nel registro Consob, di cui due autorizzati in qualità di gestore “puro” ed uno operante “di diritto” e annotato nella sezione speciale del registro. Due portali hanno debuttato fra fine dicembre 2013 e inizio 2014 contestualmente con le prime due offerte di crowdfunding, anche se non è ancora stata portata a termine nessuna operazione di raccolta fondi. Per quanto riguarda le piattaforme in via di lancio, sono i soggetti che hanno presentato alla Consob apposita istanza per l’autorizzazione.

3.6 Internazionalizzazione

Per favorire i processi di internazionalizzazione dell’attività, le startup possono accedere a costo ridotto ai servizi di supporto forniti dall’Agenzia ICE. In particolare l’Agenzia fornisce assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia. L’Agenzia, il 4 giugno 2013, ha autorizzato l’emissione della “Carta Servizi Startup”, dedicata a tutte le startup innovative registrate alla sezione speciale del Registro delle Imprese, che dà diritto a uno sconto del 30% sulle tariffe dei servizi di assistenza erogati dall’Agenzia, a esclusione dei costi esterni. Inoltre, nel corso del 2013 alcune startup innovative hanno potuto partecipare a fiere ed eventi internazionali qualificati attinenti il mondo dell’innovazione, usufruendo di spazi messi a disposizione gratuitamente.

4. MONITORAGGIO E VALUTAZIONE

L’impalcatura delle politiche sulle startup è aperta a revisioni e integrazioni.
Indicazioni in tal senso proverranno dal sistema di valutazione e di monitoraggio delle politiche, che verrà approntato dal “Comitato tecnico per il monitoraggio e la valutazione delle politiche a favore dell’ecosistema delle startup innovative”, istituito con il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 31 gennaio 2014, composto da rappresentanti qualificati dell’ISTAT, del sistema camerale, della Consob, e alcuni esperti indipendenti del mondo accademico. Il Comitato ha il compito di elaborare le linee guida progettuali e gestionali per la realizzazione di un sistema permanente di monitoraggio sullo stato di attuazione delle disposizioni a favore della nascita e lo sviluppo di imprese startup innovative e di valutazione dell’impatto delle stesse sulla crescita, l’occupazione e l’innovazione.
L’attività di monitoraggio mira innanzitutto a fornire una rappresentazione trasparente dello sforzo compiuto dal Governo, e dal Ministero dello Sviluppo Economico in testa, nel portare a pieno compimento il pacchetto di misure previste nel DL Crescita 2.0. I destinatari di tale conoscenza non sono soltanto i finanziatori della politica, o i responsabili della sua gestione, ma un insieme molto più ampio di soggetti accomunati dall’interesse di creare un ecosistema favorevole all’imprenditorialità innovativa.
Ulteriore finalità conoscitiva consiste nel comprendere “cosa davvero funziona”, cioè quali sono le misure capaci di determinare i cambiamenti voluti. L’ambizione di fondo è di orientare il disegno delle politiche future verso quelle forme di intervento risultate più efficaci nel passato e correggere o abbandonare le policy che sono risultate inefficaci.

5. ULTERIORI MISURE A FAVORE DELL’ECOSISTEMA DELLE STARTUP INNOVATIVE

L’impegno del Governo italiano a favore delle nuove imprese ad alto contenuto tecnologico non si è esaurito con il pacchetto normativo introdotto dalla Legge 221/2012.

5.1 Italia Startup VISA

Riprendendo la misura 44 del piano Destinazione Italia21, la politica organica del Governo per attrarre gli investimenti esteri e favorire la competitività delle imprese italiane, Italia Startup Visa si fonda sulla considerazione che i visti sono una leva strategica per attrarre e trattenere talenti e innovazione e devono essere utilizzati come incentivo all’ingresso per alcune categorie strategiche, in particolare gli imprenditori innovativi.
Accogliendo queste riflessioni, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri concernente la “Programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori non
comunitari per lavoro non stagionale nel territorio dello Stato per l’anno 2013” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 297 il 19 dicembre 2013 (cd. Decreto Flussi 2013/2014) ha introdotto una nuova categoria di richiedente per il visto per motivi di lavoro autonomo, cioè i “cittadini stranieri per la costituzione di imprese «startup innovative» ai sensi della Legge 17 dicembre 2012 n. 221, in presenza dei requisiti previsti dalla stessa legge e a favore dei quali sia riconducibile un rapporto di lavoro di natura autonoma con l’impresa” (art. 3). Le linee guida per la disciplina della concessione dei visti per motivi di lavoro autonomo per tale categoria di richiedenti sono in via di definizione grazie al lavoro congiunto del Ministero degli affari esteri e del Ministero dello Sviluppo Economico.

5.2 Premio Leonardo Startup

Unitamente agli altri riconoscimenti assegnati dal Comitato Leonardo e conferiti dal Presidente della Repubblica all’eccellenza dell’imprenditoria italiana in occasione “Giornata della Qualità Italia”, da due anni una startup distintasi per capacità di innovazione, performance economica, impatto sociale e vocazione internazionale viene insignita del Premio Leonardo Startup.

Le edizioni 2012 e 2013 sono state vinte rispettivamente da Silicon Biosystems e NISO Biomed, due imprese, la prima di Bologna, la seconda di Torino, entrambe attive nel settore del biomedicale.
Nell’ultimo anno, le startup in gara, scelte tra le vincitrici delle principali “startup competition” italiane e straniere, sono state valutate da un gruppo di esperti indicati da sei associazioni fortemente legate all’ecosistema dell’imprenditorialità innovativa: Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital (AIFI), Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani (APSTI), Italian Business Angel Network (IBAN), Italia Startup, Network
per la Valorizzazione della Ricerca Universitaria (NETVAL), Associazione degli Incubatori e
delle Business Plan Competition Accademiche Italiane (PNICUBE).
Il processo di aggiudicazione del riconoscimento, che si è configurato così come un vero “premio dei premi”, è stato coordinato dal Ministero dello Sviluppo Economico, dal Comitato Leonardo e dall’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

5.3 Contamination Lab

Il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca hanno elaborato una policy finalizzata a esporre gli studenti universitari delle Regioni Convergenza (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia) a un ambiente stimolante per lo sviluppo di progetti di innovazione a vocazione imprenditoriale. Tale obiettivo sarà raggiunto attraverso la creazione, nelle università italiane, di Contamination Lab, luoghi di contaminazione tra studenti di discipline diverse in cui si promuovono la cultura dell’imprenditorialità, dell’innovazione e del fare, l’interdisciplinarietà così come nuovi modelli di apprendimento. Con il bando Start Up, finanziato dal MIUR con risorse nazionali precedentemente assegnate al PON Ricerca e Competitività 2007-2013 poi riprogrammate per partecipare al Piano d’Azione per la Coesione, è stato messo a disposizione un milione di euro per la realizzazione di queste strutture.
Un comitato d’esperti individuati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Ministero dello Sviluppo Economico ha selezionato i progetti avanzati dall’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, dall’Università della Calabria (Cosenza), dall’Università degli Studi di Catania e dall’Università degli Studi di Napoli Federico II. I quattro progetti, di prossimo avvio, avranno una durata di 24 mesi, e il loro andamento sarà monitorato dai dicasteri interessati.

5.4 Accordi internazionali

Il 25 ottobre 2012 tra Italia e Israele hanno concluso un accordo di cooperazione in tema di startup e, più in generale, dell’industrie high-tech (in particolare cleantech e water management, health, cyber security e biomedicale), al fine di favorire il flusso di talenti, idee innovative e investimenti tra i due Paesi. Attualmente il panel misto composto da esperti di riconosciuta competenza e da rappresentanti istituzionali di entrambi i Paesi ha iniziato a dare attuazione al piano di lavoro congiunto per l’anno 2014, definito in occasione del Bilaterale Italia -Israele tenutosi a Roma il 2 dicembre 2013.

5.5 The Italian Startup Ecosystem: Who’s Who

The Italian Startup Ecosystem: Who’s Who22, elaborato da Italia Startup e dal Dipartimento di Ingegneria Gestionale della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con Smau e con il supporto istituzionale del Ministero dello Sviluppo Economico, offre una capillare mappatura degli attori – quali startup, incubatori, investitori e spazi di coworking – che popolano l’ecosistema italiano delle startup, promuovendone la visibilità sul piano internazionale.

5.6 CleanStart

Su impulso del Ministero dello Sviluppo Economico, il Progetto Corrente del Gestore dei Servizi Energetici (GSE)23 ha lanciato nel settembre del 2013 Cleanstart, una carta di servizi con tariffe a prezzi agevolati destinata a startup attive nei settori industriali delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica, del water management e della mobilità sostenibile. Entrando nel Progetto Corrente, le startup possono accedere a tutti i servizi offerti alle oltre 1.800 imprese già aderenti, ivi compresi: eventi di formazione, incontri bilaterali con controparti estere, info-day e presentazioni dei più interessanti mercati di investimento, iniziative fieristiche e informazioni settoriali sulle opportunità offerte dal contesto nazionale e internazionale.

Le startup innovative operative nel cleantech iscritte alla sezione speciale registro imprese e già aderenti a Cleanstart sono 35 (su un totale stimato di 262, rilevazione operata dal Progetto Corrente su dati 17 febbraio 2014). Di queste, 16 hanno partecipato a diverse iniziative dedicate:

  • attività formativa di Euro-progettazione: 7 startup
  • Digital Energy Tour: 4
  • contributo sulla rivista del GSE “Elementi”: 3
  • partecipazione a gruppi di lavoro sui mercati esteri: 2
  • partecipazione a iniziative estere: 1

Qui trovate il file completo: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/Relazione_Ministro_policy_startup-ver_10_marzo.PDF

 

Leggi anche:

 

Guida all’accesso al Fondo Centrale di Garanzia

I dati sul fatturato delle 1941 startup innovative

Allo #StartupDay in Bocconi trionfa il robot per operazioni chirurgiche non invasive

Value Biotech si aggiudica il premio come “Migliore Startup del 2017”. Gloria anche per Kopjra e Jointly nelle categorie Millennials e Social Innovation. Presenti speaker e angel investor interessati alle nuove imprese italiane

FICO, il parco enogastronomico di Eataly, sceglie la digitalizzazione con Websolute

A Bologna è nato il primo parco didattico-enogastronomico del mondo. Le sue attrattive sono acquistabili solo online o attraverso info point, partners, tour operator esterni che utilizzano la piattaforma digitale di FICO

AXA Italia inaugura una nuova sede a Roma e scommette sullo smart working

Il gruppo assicurativo dà la possibilità ai suoi dipendenti di lavorare da remoto due giorni alla settimana. La struttura si adatta alla nuova filosofia che cerca il benessere dei suoi lavoratori