Francesca, la madre combattiva che lotta contro l'ictus del figlio

#FightTheStroke nasce da una storia triste: un bambino con un ictus perinatinale e due genitori che vogliono combatterlo. Così nasce una comunità per sostenere grazie alla forza della rete i sopravvissuti all’ictus e le loro famiglie

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La Nuvola Rosa, un evento dedicato alle donne. Sembra una cosa assurda nel 2014, invece accade anche questo in un’Italia in cui il tasso di occupazione femminile è un dato vergognoso, pari al 46.5%, significa che più di una su due non lavora. Ma non è il caso di polemizzare, piuttosto si tratta di raccontare storie positive, che diano in qualche modo speranza ai giovani e alle giovani. Una di queste è quella di Francesca Fedeli, presente ieri sul palco. Parla di FightTheStroke, ma a vederla così mingherlina non diresti mai che possa essere una combattente.

La sua storia inizia con una gravidanza. Nove mesi di felicità. Poi il parto e dopo 10 giorni la notizia: il bambino ha avuto un ictus perinatale. Già, un ictus, il colpo apoplettico che spesso è causa di morte per gli anziani può attaccare anche i bambini. Colpisce 2-3 bambini su mille, raro, ma non poi così tanto.

Così la vita da genitori che si erano immaginati Francesca e il marito Roberto D’Angelo è da rivedere completamente. Inizialmente molto abbattuti, cercano di far recuperare il movimento della parte sinistra del piccolo corpicino attraverso sedute di fisioterapia. Riscontrano poco successo e si abbattono ancora di più. Poi un giorno notano qualcosa, quella cosa che sarà la svolta: il bimbo non guardava gli oggetti che gli venivano messi davanti per spronarlo a muoversi, ma guardava i propri genitori. Li guardava ed erano tristi, erano loro stessi poco reattivi, erano lo specchio della sua malattia.

Così la decisione di fare davvero qualcosa per aiutare il proprio bambino, iniziando dal modo di affrontare la situazione. Essere combattivi, appunto, e non passivi.

FightTheStroke, letteralmente combattere l’ictus, è una comunità con la missione di supportare i sopravvissuti all’ictus pediatrico e le loro famiglie. Sono quattro i metodi attraverso i quali avviene questo supporto: diagnosi precoce, riabilitazione attraverso i neuroni specchio, videogaming per la riabilitazione  e tecnologie wearable. Servono ricerca e nuove tecnologie per permettere a questi bambini di essere curati, ma soprattutto servono dei genitori forti che guardino i loro figli come dei doni, non come un problema da risolvere. Ed è questo quello che ha voluto raccontare Francesca alla platea di giovani ragazze che hanno partecipato ieri alla tavola rotonda “Donne e nuovi media”.

Come aiutare? Fate rete e segnatevi queste date: dal 3 al 9 maggio sarà la settimana mondiale sulla sensibilizzazione all’ictus pediatrico. #FightTheStroke

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