Pazzini: "Su Lovli raccontiamo le storie dei designer italiani e dei loro prodotti"

520 mila euro di finanziamenti ottenuti: Lovli adesso punta all’internazionalizzazione e al mobile. Tiziano Pazzini: “E’ nata come una sfida, adesso contiamo oltre 500 aziende”

lovli  «La cosa più difficile è riuscire ad utilizzare i soldi ottenuti, non ottenerli». Così Tiziano Pazzini commenta il round appena chiuso in favore della sua Lovli, startup fondata insieme al socio Alberto Galimberti. Sono 520 mila gli euro da utilizzare per dare una spinta all’e-commerce di oggetti di design che ogni settimana propone nuovi prodotti originali, ma  i due fondatori hanno già le idee chiare. «Li useremo per l’internazionalizzazione della piattaforma e per sbarcare sul mondo mobile».

Alla domanda sul perché IAG e gli altri investitori abbiano scelto proprio loro da finanziare, Tiziano racconta di come siano stati gli investitori stessi a contattare la startup. «Hanno chiamato direttamente loro, poi ci sono stati circa tre mesi di trattativa. Credo ci siano ancora pochi progetti su cui valga davvero la pena investire, Lovli, invece, è già ben avviata». Sono partiti, infatti, due anni fa, nel marzo 2012 dopo aver avuto delle esperienze all’estero in grandi aziende.

Tiziano aveva lavorato come Brand Manager della Ferrero per tutta la zona asiatica, mentre Alberto Galimberti era Direttore Marketing presso Voxy a New York. «E’ nata come una sfida. Io ed Alberto ci eravamo conosciuti durante il master alla Bocconi. Volevamo tornare in Italia e fare qualcosa nel nostro Paese. Abbiamo scelto il settore del design, perché l’Italia è molto forte». Il Made in Italy è il terzo brand per fama mondiale.

ItaliansDoIt

Così, tornati in Italia, decidono di partire con il progetto: un talent store del design italiano dove ogni settimana e ogni giorno si possono trovare oggetti diversi, creati da designer italiani emergenti o famosi, a prezzi abbordabili. Ma non vengono esposti solamente gli oggetti, vengono raccontate anche le storie dei designer che li creano attraverso interviste, video e foto. Un modo per conoscere non solo le qualità dell’oggetto in sé, ma anche la passione che viene messa per realizzarlo.

«Non siamo stati incubati né accelerati da nessuna parte. Siamo partiti in tre, abbiamo investito i nostri risparmi per portare avanti la nostra idea. Adesso siamo in 12 tra collaboratori full-time e part-time e possiamo contare oltre 500 aziende fornitrici». Sono basati a Milano, per una scelta strategica: «Siamo distanti massimo 400 kilometri dai nostri designer. Ci teniamo molto a consolidare i rapporti con loro e a poter recarci a vedere i prodotti personalmente. E’ un nostro punto di forza, che ci permette anche di spedire velocemente i prodotti al cliente finale e di fare un ricambio rapido dei prodotti in esposizione, così da mandare una newsletter quotidiana con tutte le nostre novità».

Kimono

L’ammontare ottenuto servirà per aprire nuovi mercati all’estero. «I designer che proporremo continueranno ad essere italiani, vogliamo internazionalizzare la piattaforma in modo da raggiungere nuovi clienti stranieri».

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