La tua fottuta musica innovativa. Il fascino decadente dei Joy Division

Un punk inusuale, sonorità oscure ed inquietanti unite ad un’estrema malinconia: è la musica dei Joy Division e della figura misteriosa di Ian Curtis, suicida a 24 anni

iggypopIn quella calda mattina del 18 maggio 1980 in una casa di Macclesfield, al 77 di Burton Street, il giradischi suonava “The Idiot”, il primo lavoro solista del grande rocker Iggy Pop. Nella rassicurante penombra delle persiane socchiuse, non vi era alcun rumore umano, se non il cigolio strozzato della rastrelliera che dimorava in cucina. Sospeso a mezz’ara da una corda che lo cingeva al collo, Ian Curtis.

La sua inguaribile malattia, l’epilessia, lo condusse verso il sentiero irto e pericoloso della depressione.

I Joy Division, band di cui Curtis era il cantante e paroliere, avevano mosso i loro primi passi nel 1977, dall’iniziativa del chitarrista Bernard Sumner, del bassista Peter Hook e del batterista Stephen Morris.

Il nome era stato ereditato dal celebre libro di Ka-Tzetnik 135633 “The House of Dolls” dove l’autore descriveva una sezione dei lager nazisti chiamata appunto “Joy Division”, ove venivano internate delle donne che venivano ridotte a oggetti sessuali per i soldati tedeschi.

Proprio per questo nome e il loro abbigliamento, furono spesso accusati di simpatie filo-naziste, cosa che nessuno dei componenti commentò mai in maniera ufficiale, proprio per evitare dibatti con la stampa musicale.

I brani si appoggiavano sul basso pulsante e graffiante, supportato da una batteria ossessiva che spesso si avventurava in tempi “composti”, sicuramente inusuali per il punk e, attraverso sonorità oscure e inquietanti, la voce baritona di Ian dipingeva un quadro sonoro di unica ed estrema malinconia.

Il suo matrimonio con Debbie Woodruff fu contratto a soli 19 anni. Ian ne avrebbe successivamente parlato come un errore di gioventù. Da lei ebbe una sola figlia, Nathalie, nata nel 1979 proprio alla vigilia dell’esplosione artistica e mediatica della band. Il loro matrimonio fu pesantemente minato dalla giornalista belga Annik Honoré, che si avventurò in una relazione morbosa con Ian, spingendo verso il baratro il già precario matrimonio del cantante.

Mentre Ian era in vita, vennero pubblicati solo due album registrati in studio, ovvero Unknown Pleasure del 1979 e Control del 1980. La genesi dei due lavori si svolse con modalità assai differenti.

Il primo disco venne prodotto da Marin Hannet che nonostante i colpi di genio, come gli elementi elettronici in “She’s lost control”, non lasciò particolarmente felice la band.

Però già la prima fatica discografica dei Joy Divsion mostrava tutte le loro qualità di compositori e la disinvoltura di Ian nello scrivere testi visionari e folli intrisi di fascino decadente.

Il secondo lavoro, Closer, consacrò definitivamente la band come la più rappresentativa del movimento gothic e punk. L’album fu registrato in due settimane a Londra, alla fine di marzo, appena un mese prima della morte del cantante.

Un personaggio importante per musica post-punk e new wave che nelle sue liriche riversò la malinconia che lo accompagnò per mano durante tutta la sua brevissima vita.

Le sue ceneri adesso si trovano al cimitero di Macclesfield e sulla lapide troneggia il suo verso più famoso: “Love will tear us apart”, l’amore ci strazierà.

Morire ad appena 24 anni, evaporando in una nube di leggenda e mistero senza nemmeno una spiegazione che non sia basata su supposizioni verosimili, alimentano un mito moderno che a distanza di più di trent’anni riesce ancora a commuovere.

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