Startup Weekend Lecce: chi c'era e chi ha vinto

Il format dello Startup Weekend attira sempre molti curiosi ed aspiranti startupper. Ecco cosa è successo a Lecce il primo finesettimana di maggio e chi si è aggiudicato il podio

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E’ l’entusiasmo e la confusione del principiante. E’ lo Startup Weekend di Lecce che accomuna curiosi, aspiranti startupper e coach più o meno esperti. E naturalmente i temutissimi giudici che decideranno se un’idea sarà vincente oppure no. Le Officine Cantelmo hanno ospitato per tre giorni questa variegata truppa di organizzatori, speaker, coach e i quasi 70 partecipanti paganti. Due idee hanno già preso forma prima di essere presentate allo Startup Weekend, nonostante il regolamento lo vieti. Le altre otto partono da zero, raccattano persone con competenze necessarie per la possibile realizzazione e si siedono attorno ad uno stesso tavolo. Tutti cercano designer, che a quanto pare scarseggiano, e qualcuno si improvvisa grafico. La maggior parte è qui per imparare (e per divertirsi). Per molti è la prima volta che si affacciano a sbirciare il mondo startup.

2014-05-03 11.23.00  C’è Annarita Loseto che fa la consulente SAP e ha presentato Hubout, una specie di social tv per avere informazioni su alcuni dettagli dei film. «Mi ha trascinato lui allo Startup Weekend. Era un’idea che avevo da un po’ di tempo, poi gliene ho parlato e mi ha incitato a presentarla» dice. Il lui in questione è Claudio Cimmeli, di IGoOn, vincitore dello Startup Weekend di Napoli.

Daniele Rizzo è uno sviluppatore Android e sta lavorando insieme al suo team per creare PalestEvo, un’app customizzabile per la palestra e i suoi utenti. «Non è la prima app che creo. Ne abbiamo già create due: Quiz Patente e Autovelox. Sono entrambi i primi risultati che escono negli store». Il team di PalestEvo è riuscito a coinvolgere una grafica, rubandola ad Hubout.

Flokkit di Alessio Sciumbarruto è riuscito a coinvolgere un’altra rarità, Antonio Scarnera, un sedicenne imprenditore. Si propongono di facilitare le decisioni sull’acquisto di coupon e di dividere direttamente la spesa tra amici.

Antonietta Trotta ha proposto la sua idea Torte à Porter, un progetto che già è stato testato e che si pone l’intento di creare una community legata ai dolci che coinvolga coloro che li fanno e i golosi, anche quelli con intolleranze alimentari. «Gnammo è più generico, noi vogliamo essere specifici sui dolci. Le torte non potranno essere spedite, si tratta di persone che si trovano vicine. L’idea mi è venuta perché sono io stessa soggetta ad intolleranze».

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Molte idee vengono da un bisogno che si ha avuto in prima persona. Come quella di Valeria Scarcelli, appassionata di moda, che propone una soluzione personalizzata per ogni fashion victim. Un pacco mensile con tutti i capi che potrebbero piacerti: quelli che ti piacciono, poi, li tieni, gli altri li restituisci. «Tu non lo useresti un servizio così? Si risparmierebbe un sacco di tempo, e poi c’è il fattore curiosità».

Anche l’idea di Caterina Petruzzella deriva da una sua curiosità, quella per le lingue, in particolare per l’inglese. Così propone TalkAway, eventi in cui un madrelingua crea giochi e situazioni in cui sprona i partecipanti a migliorare la pronuncia e a dialogare in lingua. «Non abbiamo tante occasioni in Italia per migliorare la nostra pronuncia. Il target sarebbero i lavoratori, non più giovanissimi, che vogliono acquisire un vantaggio competitivo nel mondo del lavoro».

Poi ci sono i due gruppi più confusi, che condividono casualmente una stessa stanza. Sono CooBurn2Labs di Antonio De Lorenzis e Lecce Tra le Mani di Valentina Giusto. Il primo vorrebbe puntare all’innovazione dell’enogastronomia e dell’artigianato attraverso figure professionali, i secondi trattano un tema sociale, la possibilità di fruizione delle opere architettoniche per i non vedenti attraverso le riproduzioni in miniatura stampate in 3D.

Valentina e il suo team stanno cercando il modo di monetizzare, vedere se puntare al mercato dei non vedenti oppure far provare l’esperienza ai vedenti. Alla fine optano per la riproduzione permanente all’interno dell’opera e una mostra itinerante contente tutte le riproduzioni.

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Il tempo stringe e la tensione sale. Tutti i gruppi si preparano ad affrontare la prova dei pitch, che si svolgerà al buio tra gli scherzetti degli organizzatori e dei coach. Il bagno è troppo stretto per farli pitchare lì dentro, con noi come pubblico; si passa ad una piccola saletta e uno dopo l’altro sottostanno ai feedback diretti, per dirla con un eufemismo, degli ascoltatori. Raimondo Bruschi il più schietto tra tutti.

Finite le prove, ripresa la calma e aggiustati gli ultimi dettagli si sale sul palco per affrontare la vera competition. Tre le idee che avranno la meglio.

Hubout, Flokkit e Torte à Porter vincono il podio.

Chi di loro continuerà a portare avanti l’idea anche dopo la premiazione dello Startup Weekend?

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