«I miei 5 consigli per far diventare la tua startup come Candy Crush »

Riccardo Zacconi, fondatore di King, incontra gli studenti della LUISS al Career Day. “Divertitevi. Non prendetevi troppo sul serio”. Poi confessa di non aver creato lui il gioco delle caramelle

zacconi

«Per avere successo ci sono due strade: avere un posto di potere  o aprire una cosa tua su cui metti tutta la tua passione». Le parole di Riccardo Zacconi, uno che, nel tempo che ha impiegato a pronunciarle, ha incassato 5 mila dollari. E’ il proprietario quarantaseienne di Candy Crush Saga, il gioco per cellulare più conosciuto al mondo sviluppato dalla sua King Digital Entertainment. E’ tornato a Roma, nella sua ex università, la LUISS, invitato al Career Day e siede sul palco davanti agli studenti e ai laureati che vogliono ascoltare la storia di uno dei personaggi più influenti al mondo secondo il Guardian. Alla domanda: «Chi ha giocato almeno una volta a Candy Crush?», le mani alzate sono veramente poche, ma qualcuno ha mentito e altri ci inizieranno a giocare a breve, è questione di statistica. Gli utenti unici mensili sono di più dell’intera popolazione degli Stati Uniti: 355 milioni di persone che amano mettere vicine caramelle colorate. Un numero enorme, ed in continua crescita. Il 32% del tempo trascorso con il cellulare in mano è impiegato a giocare ed ecco perché Riccardo e il suo team continuano a sperimentare nuovi giochi: se non funzionano subito, si ricomincia daccapo. In un solo anno il fatturato di King è schizzato a 567.6 milioni, contro i 7.8 dell’inizio del 2013. Il 78% dei ricavi è dal gioco delle caramelle. «Non l’ho inventato io Candy Crush, ma un altro membro del team». E un mondo intero sembra crollare al suono di questa dichiarazione che rinnega la sua paternità.

Divertitevi! La sua vita è un gioco, lo ripete spesso, ma dovrebbe esserlo anche quella di ognuno di noi. «Divertitevi. Non prendetevi troppo sul serio. Dopo essermi laureato in Economia alla LUISS ero un arrogante. Sbagliavo: la vita è fatta di alti e bassi e bisogna sempre essere aperti ad imparare cose nuove e ad ascoltare quello che dicono gli altri». Così, una volta sceso dal palco, si ferma a chiacchierare con i ragazzi e si fa immortalare con la sua camicia azzurra e gli occhiali senza montatura nelle foto scattate con gli smartphone, la sua fortuna.

Team «Se in una riunione con 10 persone solo 1 non è d’accordo, non procediamo al voto. Cerchiamo di capire perché non è d’accordo, qual è la sua opinione e ragioniamo insieme su cosa è stato sbagliato». Si tratta della fortissima unione che vuole creare all’interno del team, composto prevalentemente da sviluppatori e fondamentale per King Riccardo.

Competenza Tra le domande degli studenti, l’immancabile curiosità timorosa di una persona che sta per approcciarsi al mondo del lavoro: quali sono le caratteristiche richieste ad un candidato? «Capacità professionali e feeling con il team. Voglio che chiunque possa venire a lavorare volentieri. Tra di noi siamo molto diretti, così da risolvere subito i problemi. Voglio divertirmi e voglio che anche gli altri si divertano».

Pensare in grande e guardare all’estero Quando viene fuori la parola startup sorride. Tutti immaginano la startup come un gruppo di nerd chiusi in un garage, «io non potevo avere un garage, perché non avevo neanche una casa. Dormivo nella stanza degli ospiti del mio amico Alex». E sembra una favola surreale che adesso possa comprarsi molto più di una casa al giorno. Di consigli per gli startupper italiani, ne regala due. «Non fate una startup tanto per fare qualcosa, aspettate di incontrare le persone giuste, quelle veramente in gamba e poi rischiate, rischiate tantissimo. Non puntate solamente all’Italia, guardate all’Europa e al mondo intero. L’Italia è troppo piccola per avere successo in questo mondo».

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