Dettori: "L'essenza delle startup sono i giovani che si mettono in gioco"

Ex startupper, poi DPixel, il Barcamper e Working Capital. Gianluca Dettori è sempre stato impegnato nell’ecosistema startup. Un’intervista per capire meglio questo mondo e quello dei venture capital

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Le startup sono fuffa, le startup sono il rinascimento dell’imprenditoria italiana, le startup sono rock’n roll. Ognuno può dargli l’interpretazione che preferisce. Fatto sta che quando ascolti persone come Gianluca Dettori, che da startupper a venture capitalist ne ha fatta di strada, e continua a farla col suo Barcamper a scovare le migliori startup su cui puntare, a partecipare a progetti come la Call for ideas di WCAP, a rischiare con Dpixel da tre anni a questa parte su 19 progetti, beh stigmatizzare tutto con slogan semplicistici, mi risulta alquanto difficile.

L’ho beccato in partenza verso Taranto, dove si stava recando per una delle fermate del Barcamper.

Tra barcamper, eventi e WCap ha la possibilità di entrare in contatto con diverse startup. Quante idee ritiene veramente valide? Quante non decolleranno? E che feedback darebbe?

In genere le statistiche del venture capital sono che su 10 investimenti la metà non raggiunge gli obiettivi. Dell’altra metà che raggiunge gli obiettivi 3 diventano aziende ma non grandissime e due diventano aziende significative.

Il successo di una startup dipende dalla qualità, dalla motivazione e dalla tenacia dei fondatori. Questo conta. La squadra. Non stiamo parlando di tirare fuori idee ma di creare aziende che funzionano. Il tema è: avere una buona idea è importante ma è l’1% di tutto il processo. Senza una buona idea è difficile iniziare, ma una buona idea invece può essere evoluta e raffinata fino ad individuare delle opportunità. Se il team è motivato e determinato a forza di ricercare trovi un mercato per creare un’azienda seria.

Com’è cambiato il mondo delle startup da quando ha iniziato ad oggi?

Quella delle startup è una cultura. Una community che in tutto il mondo condivide un certo modo di fare, pensare, sviluppare una nuova azienda, soprattutto su certi mercati.

In italia si è cominciato a parlare di startup nel ’97-98 e oggi è ripartito con qualcosa che era già iniziato. E in effetti molte delle persone che sono attive in questo momento è gente che ha vissuto questa esperienza e sta in qualche maniera trasmettendo quel tipo di competenze, di reti, di know how, di esperienze. Ciò che ha alimentato questo tipo di cultura oggi è dovuto al fatto che se hai 20- 25, anche 30, anni tra uno scenario di disoccupazione o di un’occupazione che non ti da soddisfazioni né economiche né personali, molti hanno cominciato ad avvicinarsi a questo mondo e questo ha fatto in modo che si diffondesse rapidamente.

La differenza rispetto a prima è che ora ci sono migliaia e migliaia di giovani che ci stanno provando, che vogliono mettersi in gioco. E questa è l’essenza delle startup.

Quante e quali startup in cui hai creduto con dpixel hanno avuto successo e quante un esito meno felice?

In questo momento siamo solo a 3 anni dalla partenza del fondo che dura 10 anni. Per darti una risposta completa dovremmo rivederci tra 7 anni. Ad oggi la dinamica è stata questa: abbiamo fatto 19 investimenti. 4 hanno avuto successo e sono state acquisite, 2 si son fermate. E le altre sono ancora in portafoglio. Diciamo che una startup per esprimere valore ci impiega 6-8. Abbiamo startup come Sardex,  come Cortilia,…

Qual è il processo che una startup deve affrontare per essere finanziata da Dpixel?

Il processo è semplice. Bisogna fissare un appuntamento con DPixel e lo si può fare online. Il barcamper è la nostra sala riunioni, che gira per l’Italia. Dopo una prima selezione vogliamo incontrare il team con delle slide appunto per interagire. Ma non c’è bisogno di avere un business plan, vogliamo incontrare le persone, parlarci. Poi da lì selezioniamo i progetti in eventi che chiamiamo TechWeek e poi ci sono percorsi come Wcap, in cui selezioneremo 40 startup che affronteranno un percorso di 3 mesi intensivo ma in grado di aggiungere una grande quantità di valore perché sostanzialmente gli diamo una mano per trasformare quell’idea in un business plan che possa essere presentato a tutti i finanziatori che conosciamo come Telecom o come Dpixel.

Cosa è stato fatto di buono nel mondo delle startup e cosa c’è ancora da fare a partire dagli investimenti?

I governi nell’ultimo periodo hanno fatto un buon lavoro, impostando una politica a favore di questo ecosistema. Ad ogni modo ci sono sempre spazi di miglioramento. Questo ha determinato l’attenzione di molti stakeholders che prima non erano ingaggiati dall’ecosistema negli ultimi anni. Ora il problema grosso sono i funding, perché paradossalmente ci troviamo in una situazione di calo degli investimenti di venture capital in italia; quindi stanno aumentando i giovani che vogliono fare un’azienda ma sta diminuendo il capitale a loro disposizione, il capitale di mercato. Questo problema si sta protraendo da circa un anno e per le startup è e sarà sempre più difficile fare fundraising. La cosa interessante è che ci sono capitali all’estero. Tutte le attività di fundraising che stiamo facendo rispetto alle startup in cui abbiamo investito sono con dei fondi esteri.

E anche in Europa c’è vitalità e fermento. Tutto sommato le prospettive sono buone ed è un buon momento per l’Italia per reagire.

Tra poco scade la Call for Ideas di Working Capital, un progetto su cui Dpixel è impegnata. Da quello che scrivi si vede che tieni molto a questo progetto! Perché? E perché io, startupper, dovrei partecipare?

Perché questo programma di accelerazione ti permette di entrare nel mercato. Se uno non ha mai fatto una startup, non ha mai fatto l’imprenditore, non ha mai avuto 50 dipendenti, non ha mai quotato un’azienda in borsa è difficile sapere come fare. Noi da un lato gli spieghiamo tutto il processo, nella metà dei casi noi investiamo su progetto dove non c’è neanche la società ma solo il power point. Secondo le statistiche di WCap la metà delle startup incubate (parlo di Milano, che è la realtà che conosco meglio) al termine del percorso ha trovato i soldi ed è partita. È un metodo rapido, si inizia a luglio e si finisce a ottobre, alcuni lo scorso anno hanno trovato i soldi anche durante il percorso. Se non sai come fare, WCap è il posto giusto, ovviamente devi impegnarti e tanto. Astenersi perditempo.

Anche per fatto di essere in un coworking dove ci sono startup che cercano investitori, si crea una dinamica favorevole per le reti di contatti che si attivano e partnership.

Quante candidature avete già ottenuto? Più o meno rispetto l’anno precedente?

Non sono aggiornato sui numeri, ma posso dirti che molte startup aspettano l’ultimo giorno perché vogliono avere fino all’ultimo momento per migliorare le slide.

Raccordandoci al polverone di questi giorni. Startup fuffa o non fuffa. Anziché essere due fazioni contrapposte (startupper e imprenditori “classici”), non sarebbe auspicabile una contaminazione tra l’approccio di fare impresa di una startup e l’imprenditoria, chiamiamola classica?

Non seguo molto queste polemiche. Ad ogni modo questo accordo già c’è. Di fatto c’è tutta una rete di imprenditori italiani che è molto attiva in questo campo. C’è una discreta quantità di angels investor che in genere sono imprenditori sempre più interessati alle startup e ne capiscono il valore. Poi, come dice Briatore, c’è tanta fuffa ma come in tutti i settori. Al di là della fuffa ciò che è importante è che questi giovani hanno deciso di prendere il proprio futuro in mano e secondo me hanno bisogno di incoraggiamento e di supporto, non di carità né di pietismo! Questa è gente che ha voglia di fare e che se non gli diamo qui l’opportunità giustamente andranno ad avere successo all’estero e ce l’avranno! Questa non è fuffa, queste sono cose da incentivare.

Ti faccio un esempio: Cosimo Palmisano ha fondato una startup che oggi, insieme ad altri, sta diventando un’incredibile azienda software con investitori importanti e ha 100 – 150 dipendenti, 150 famiglie che campano! E chiamiamola fuffa!

 

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