Cosa manca all'Europa dell'innovazione (e cosa sta cambiando)

Frammentata, con pochi capitali e con una cultura imprenditoriale molto diversa da quella degli Stati Uniti. Anche in Europa, però, si vuole cambiare rotta e oggi verrà presentata la Startup Europe Partnership

Neelie

Oltre 7 miliardi di euro stanziati dall’Unione Europea per sostenere l’innovazione, più di 2 mila startup registrate solo in Italia, ma nel campionato dell’innovazione, l’Europa sembra continuare a perdere partita dopo partita, lasciando campioni indiscussi gli Stati Uniti e la tanto apprezzata Silicon Valley. Eppure a sentire Neelie Kroes, vice Presidente uscente della Commissione Europea e incaricata dell’Agenda Digitale Europea , il vecchio continente ha tutte le carte in regola per poter emergere nel mondo delle startup. «I know we have the tools, the talent and technology to succeed» dice in un video pubblicato sul suo profilo YouTube in modo convinto e oggi verrà presentata ufficialmente a Bruxelles la Startup Europe Partnership (SEP), una delle sei iniziative messe a punto dalla Commissione per sostenere le imprese innovative. Della SEP non è la prima volta che se ne parla: annunciata a Davos a gennaio, è stata portata a Napoli per il primo meeting di prova da Alberto Onetti e Marco Marinucci, a cui è stata affidato il progetto.

Ma si tratta di uno strumento davvero indispensabile? Che cos’è veramente che non funziona a livello europeo?

LA FRAMMENTAZIONE. Innanzitutto l’Europa si compone di tanti stati diversi, ognuno con una propria lingua, una propria sovranità e delle proprie leggi. «Su una superficie, quella dell’Unione Europea, che è meno della metà di quella degli Stati Uniti, ci sono 28 paesi diversi» sostiene Onetti. Anche i pochi casi di successo mondiali sono sparpagliati, senza riuscire mai a definire un solo hub dell’innovazione che diventi attrattivo per tutti. Skype, ad esempio, con i suoi 663 milioni di utenti è nato in Estonia e attualmente ha sede in Lussemburgo; Spotify e SoundCloud, invece, che hanno monopolizzato il mercato della musica online, sono state fondate la prima a Stoccolma e la seconda a Berlino; AngryBirds di Rovio e Candy Crush Saga di King, che hanno “rubato” migliaia di anni ai loro milioni di giocatori, hanno nazionalità una finlandese e l’altra inglese. Cinque startup di successo e nessuna nella stessa città, e neppure nello stesso Paese. Sono, ognuna per sé, casi unici.

I CAPITALI.  Non bastano mai. E se ci sono, vengono troppo spesso dal pubblico e non dai privati, generando un sistema a volte inefficiente. Lo stesso European Investment Fund, il fondo che sostiene le PMI con capitali di rischio, secondo l’Economist, è un’arma a doppio taglio, che a volte può uccidere le stesse startup che dovrebbe invece aiutare (Well-meaning governments are killing the continent’s startups with kindness, è il sottotitolo dell’articolo). Uno tra gli sbagli più grandi dei fondi pubblici è arrivare all’exit il prima possibile, come se la startup fosse una palla bollente da lasciare alla prima offerta, molte volte troppo bassa. Da parte del pubblico questo permette di passare subito ad un altro investimento, ma il ritorno in termini economici è molto inferiore di quello potenzialmente dato da una “scommessa” di più lunga durata. Come se ciò non bastasse, diversi studi sui venture capital dimostrano come per ogni dollaro immesso nel sistema dal pubblico, un dollaro dei capitali privati fuoriesce (fonte Economist). E’ una crescita di capitale a somma zero, che fa desistere i privati dagli investimenti.

LA SOLUZIONE. E’ proprio in questo contesto che si dovrebbe inserire Startup Europe Partnership, che verrà presentata oggi al cospetto di Barroso e Kroes. Capitanata da Mind The Bridge, la fondazione di Alberto Onetti e Marco Marinucci, dovrebbe essere il ponte tra i bisogni delle grandi aziende europee e internazionali e le startup europee. Oltre alle due aziende che hanno aderito inizialmente, Orange e Telefónica, si è aggiunta la prima italiana, Telecom, annunciandolo la settimana scorsa proprio in occasione del meeting di Napoli.

Si tratta di riattivare gli investimenti privati in tecnologia e innovazione, a partire proprio da aziende strutturate che hanno la necessità di crescere e magari di acquisire nuove conoscenze, date appunto dalle startup. L’iniziativa si svolgerà sia offline, mettendo in comunicazione durante degli eventi (il prossimo a Madrid il 26 giugno) i diversi attori, sia online, con una piattaforma di matching customizzata da Angel List e prossimamente accessibile. «Bisogna cucinare gli ingredienti che abbiamo già in Europa e cercare di adattarli alle caratteristiche europee» dichiara Onetti, ben sapendo che alcune delle caratteristiche non sono proprio favorevoli allo sviluppo di un ecosistema integrato delle startup. Due tra tutti: le lungaggini burocratiche e decisionali delle grandi aziende e il tipo di cultura legata in particolare alla visione negativa del fallimento. Anche in queste due direzioni si sta muovendo la Commissione, cercando di dare un’accelerata piuttosto rapida a partire proprio dalla cultura imprenditoriale perseguendo i 22 punti dello Startup Manifesto, pubblicato nel settembre 2013 grazie alla collaborazione di eccellenze imprenditoriali europee.

Basterà questo a rimuovere il gap che ci separa dai giganti dell’innovazione? Oggi verrà presentata la nuova versione dell’Unione Europea, e come spesso succede anche nelle startup, è una beta, un test. Funzionerà?

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