A Catania, i robot di BLabs prendono vita per curare i bimbi autistici

Daniele Lombardo e il suo team programmano robot e dinosauri per scopi sanitari. “Possiamo aiutare anche a stimolare l’affettività e gli anziani affetti da Alzhaimer”. Il tutto dal loro ufficio siciliano

 2014-05-23 13.44.09Nella caciara di Working Capital, tra aspiranti startupper che si accalcano per presentare le proprie idee allo Startup Weekend di Catania e mentor che si rincontrano, c’è un tavolo che attira la curiosità di molti. E’ un tavolo bianco su cui si appoggia rannicchiato un robot spento, affianco un dinosauro. Lì vicino c’è Daniele Lombardo che con un sorriso perenne presenta Behaviour Labs  (Blabs), la sua startup che permette alle due creature esposte di muoversi. «Questo robot è stato programmato per aiutare i bambini affetti da autismo» dice fiero. Tocca un tasto e il robot prende vita, si alza in piedi ed è pronto per il suo lavoro. Inizia a parlare, chiede se vogliamo giocare, annuiamo, ci chiede di fargli vedere l’immagine di uno degli animali disegnati sui fogli sparsi ai suoi piedi, eseguiamo. E’ corretto, così si sposta in posizione trionfale, facendo esultare tutti gli spettatori. Ed è ovvio che esultano per celebrare questa sorta di magia tecnologica. Se il foglio posto davanti ai suoi occhi è sbagliato, il robot chiede gentilmente di riprovare. «Alcuni li abbiamo venduti in Puglia. Ognuno ha un prezzo di 6 mila euro. Noi non li costruiamo, il nostro lavoro è programmarli. Mi piacerebbe avere la possibilità di assemblarli, ma ci vogliono tantissimi soldi solo per un prototipo, si parla di 2 milioni di euro. L’azienda francese produttrice di questo robot, ad esempio, ha ricevuto un finanziamento di 25 milioni di euro, la maggior parte provenienti da Intel, dato che utilizza i suoi processori». Daniele spiega anche che i costi per la produzione di un eventuale prototipo non sono direttamente proporzionali alla grandezza del robot, ma sono esponenziali. Se per un robot alto 30 centimetri a regime spendi 4 mila euro, ad esempio, per uno alto 60 centimetri non andrai a spendere 8 mila euro. Perché questo? Perché la parte più costosa da produrre è il bacino, che permette al robot di alzarsi e camminare. Dev’essere solidissima e ci vogliono ingenti investimenti in ricerca e sviluppo. Avevano pensato anche di provarne a stampare uno in 3d, ma l’idea è subito naufragata. «Un robot stampato in 3D sarebbe filamentoso e mancherebbe della parte elettronica, a meno che non si utilizzi arduino al suo interno. Ma così saremmo costretti ad usare troppi fili per collegare il tutto e riuscire a programmarlo».

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All’inizio hanno avuto qualche difficoltà a partire, chi diceva che erano troppo generici, chi, invece, contestava la troppa verticalità sull’autismo. «In realtà il robot può essere programmato per diversi scopi, non solamente per aiutare i bambini autistici. Potrebbe essere utile anche per curare gli anziani affetti da Alzhaimer o altre tipologie di malattie neurologiche. Ad esempio, il dinosauro viene usato per stimolare l’affettività». Anche il pupazzetto preistorico prende vita, sente le carezze, si struscia, cerca la mano, si accuccia. Hanno scelto un dinosauro come figura perché se avessero scelto un animale attualmente esistente, una volta spento, sarebbe stato impressionante per i bambini. «Immagina se fosse stato un gatto, sarebbe sembrato uno zombie. Un dinosauro invece anche da immobile non può spaventare» spiega Daniele. Sono anche sviluppatori di Oculus Rift, gli occhiali di realtà aumentata comprati da Facebook. Utilizzano anche quelli a scopi sanitari. Possono avere un effetto ipnotico: prima di un’anestesia vengono proiettate immagini legate al freddo, pinguini, neve, ghiaccio, in modo che questa abbia più effetto sui bambini.

Dopo le prime difficoltà a far apprezzare il prodotto, sono riusciti ad ottenere un grant da Working Capital di 25 mila euro, pochi per creare robot, ma abbastanza per concentrarsi sulla programmazione. Così, messo a punto il prodotto, ne hanno venduto uno al CNR di Messina per permetter loro di effettuare delle ricerche approfondite sugli effetti reali che uno strumento del genere potrebbe avere nella medicina. Chiuderanno anche un contratto con l’ASL, sempre di Messina. «Si potrebbero usare anche a scopi educativi. C’è una scuola del Texas, ad esempio, che vorrebbe alcuni dei nostri robot per far studiare i bambini in modo divertente». Effettivamente è impossibile non essere attratti e incuriositi dai loro prodotti.

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Piano piano, Daniele e il suo team, stanno dimostrando che l’idea che avevano avuto non era del tutto folle. Il fatturato sta crescendo e gli investitori sono più propensi ad ascoltarli. La consapevolezza che questo settore in Italia deve ancora decollare c’è, si sa anche che all’estero è più facile attrarre capitali presentando un prodotto del genere. Eppure, in questa grande isola che è la Sicilia, in questa città di mare che è Catania, c’è Daniele che continua a sorridere testardo ed entusiasta guardando i suoi robottini prendere vita.

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