Mr. WCap: «Diamo un miliardo della mafia alle imprese innovative»

Costituire un fondo per l’innovazione con i soldi provenienti dei beni confiscati alla mafia: è la proposta di Salvo Mizzi fatta durante l’inaugurazione del nuovo acceleratore a Catania

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Ventidue anni dopo l’omicidio dei due giudici Falcone e Borsellino arriva una proposta da Catania per il riutilizzo dei patrimoni confiscati alla mafia in investimenti in imprese innovative. E’ Salvo Mizzi, fondatore di Working Capital, che lancia l’appello #22annidopo in presenza di Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, durante l’apertura dei nuovi spazi dell’acceleratore catanese.

LA PROPOSTA  «I 3 miliardi di liquidità che compongono il patrimonio dei beni confiscati alla mafia dovrebbero andare a costituire un fondo di investimento per le imprese innovative del Mezzogiorno» dice Salvo Mizzi. «Non è mai stato fatto il fondo destinato all’innovazione di cui si parla da anni e questa potrebbe essere un’occasione per far crescere le imprese che stanno nascendo in Italia e farle competere a livello internazionale. Sarebbe quella marcia in più che ci manca. Bisogna sostenerle realmente, perché, come dice Umberto Di Maggio (coordinatore di Libera, ndr), ogni nuova impresa è uno schiaffo alla mafia». Il fondo, secondo la proposta di Mizzi, dovrebbe essere gestito direttamente dalla Presidenza del Consiglio, «per rendere più snella l’amministrazione e mettere a disposizione queste risorse per lo sviluppo economico». Graziano Delrio, presente all’inaugurazione dei nuovi spazi e a cui è stata presentata l’iniziativa, si è dimostrato entusiasta. «Abbiamo coinvolto già Umberto Di Maggio, con Libera, e alcuni deputati, tra cui Paolo Coppola, Stefano Quintarelli e Francesca Bonomo. Dobbiamo assolutamente recuperare il gap con gli altri paesi europei: in Italia nel 2013 sono stati investiti solamente 80 milioni di capitali di rischio, in Germania e Francia 800 milioni. Serve 1 miliardo subito per metterci al pari degli altri paesi europei». Adesso i beni confiscati alla mafia vengono utilizzati a fini sociali, investirli in imprese significherebbe destinarli ad aziende con scopi di lucro. Ma Salvo Mizzi crede fermamente che investire in innovazione abbia un ritorno positivo per tutti. «Per ogni posto di lavoro creato nei settori innovativi se ne creano altri 5 in altri settori, dice una ricerca dell’Università di Berkeley. Vorrei che il fondo venisse coordinato dalla Presidenza del Consiglio anche per fini di politiche occupazionali giovanili e che la gestione degli immobili avvenisse su scala nazionale per creare spazi di coworking, attività produttive, fablab…».

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I DATI E’ 30 miliardi di euro circa il patrimonio complessivo dei beni confiscati alle mafie, comprensivo di un totale di 11238 beni immobili confiscati e 1708 aziende. Il 10% del totale, circa 3 miliardi di euro, corrisponde a denaro liquido e titoli derivanti dai proventi di attività produttive e viene gestito dal FUG, il Fondo Unico Giustizia, coordinato da Equitalia Giustizia secondo una legge del 2008 (art. 2, decreto legge 143/2008). L’immissione nel sistema di questa liquidità deve però superare un’altra approvazione: quella dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, che fa capo al Ministero dell’Interno. L’Agenzia ha lo scopo di restituire alla collettività i patrimoni mafiosi e riutilizzarli a fini sociali.

Nel corso del 2013 erano stati stanziati da Invitalia 190 milioni di euro destinati alle startup del Meridione, si erano dimostra una somma eccedente le richieste, tanto che erano stati distribuiti ad aprile di quest’anno solamente 34.7 milioni dell’ammontare totale. Ci serve davvero un miliardo di liquidità ulteriore se non riusciamo ad allocare neanche 190 milioni? «Il fondo non andrebbe a coprire solamente startup, ma tutte le imprese, con un occhio di riguardo a quelle innovative» spiega Salvo Mizzi.

L’idea di #22annidopo è partita in realtà dal figlio diciassettenne di Mizzi, Alessandro, che ha presentato al padre tutti i dati dei beni confiscati alla mafia. «Ho colto al volo l’occasione: bisogna agire subito!» racconta.

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LA SITUAZIONE DELLE IMPRESE INNOVATIVE IN ITALIA Dagli ultimi dati del Registro delle Imprese Innovative, le startup iscritte ammontano a 2048, in tutto il sud e le isole sono un totale di 391, contro le 424 della sola Lombardia. Le società registrate come incubatori certificati sono 23 in tutta Italia (1 solo in al sud, in Sicilia), tra cui Telecom Italia SpA, azienda a cui fa riferimento Working Capital che ha appena chiuso la call for ideas, ottenendo 1300 candidature per partecipare al programma di accelerazione che inizierà a luglio e ottenere uno dei 41 grant (uno in onore di Marco Zamperini) da 25 mila euro.

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