La svolta di Italia Startup, ecco le 4 nuove linee guida

Conclusa l’assemblea dell’Associazione presieduta da Riccardo Donadon: inclusione, presenza sul territorio e maggiore comunicazione, saranno i punti focali su cui concentrarsi

Si è appena conclusa l’assemblea dei soci di Italia Startup, l’associazione nata nel 2012 per volere del ex ministro Corrado Passera e presidiata da Riccardo Donadon, uno dei fondatori. Erano un centinaio le persone che si sono recate nella sala del Polihub di Milano per partecipare e presentare le proprie proposte.

L’obiettivo principale rimarrà ancora la diffusione della cultura imprenditoriale, i mezzi che verranno utilizzati, invece, sono stati modificati.

IL CONSIGLIO Innanzitutto, il consiglio sarà allargato a 30 persone, aggiungendo, quindi, 10 membri alla composizione attuale. «Il comitato dei consiglieri delegati sarà di sei persone, che avranno una durata di un anno ed eleggibili per un massimo di due mandati. Si riuniranno quattro volte l’anno» spiega Riccardo Donadon sottolineando la futura dinamicità dell’associazione.

LEGGI Si dovrà portare a buon fine anche l’attività di presidio delle leggi, prima tra tutti quella sull’equity crowdfunding. «Va migliorata, è troppo complessa e poco inclusiva. Il Fondo di Garanzia sarà un’altra cosa su cui ci concentreremo. Funziona, ma non è ancora alla sua massima diffusione, non ha ancora raggiunto alcuni livelli periferici» continua Donadon. A tal proposito, infatti, si punterà molto anche sull’informazione. Si dovrebbero amplificare il più possibile le svariate opportunità che vengono offerte dalle nuove leggi, per rendere edotti gli attori del mondo delle startup.

IMPRESE E TERRITORIO «L’obiettivo deve essere sempre indirizzare i territori e i giovani verso un’innovazione compatibile con il mondo delle imprese. Dobbiamo riuscire a fare matching tra grandi aziende e startup». Uno scopo molto simile a quello per cui è nata la Startup Europe Partnership, ma a livello nazionale.

La ricerca progressiva di aree di specializzazione nei territori sarà un altro punto su cui si lavorerà molto. «A Milano, ad esempio, ci sono competenze già evidenti in determinati ambiti, come il fashion, il design, la finanza. Facciamo convergere su Milano le iniziative che vertono su questi settori. E così con altri posti specializzati in altri campi» racconta Donadon.

Verranno anche costituiti degli “industry advisory board”, dei tavoli di lavoro settoriali composti da dieci persone, che dovrebbero diventare dei punti di riferimento per tutti gli operatori di quell’ambito.

COMUNICAZIONE Non solo aggregazione per ogni campo, ma anche armonizzazione degli interventi sul territorio, attraverso delle unità regionali che controlleranno le effettive possibilità di fruizione di tutti gli strumenti necessari alle startup. «Ad esempio, il work for equity e lo stock option non vengono utilizzati perché molti non ne sanno l’esistenza. E’ per questo che spingeremo molto anche sulla corretta comunicazione. Bisogna partire dalle basi, far capire bene cosa vuol dire startup. Non vogliamo che si verifichi inflazione di questo termine, altrimenti si folklorizza il fenomeno e tutti gli sforzi fatti saranno vani».

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