13 cose che un incubatore di startup fa meglio di un acceleratore

I programmi brevi di accelerazione non funzionano. Il modello di incubazione deve cambiare. Ecco dove un incubatore di startup riesce a fare meglio

Originariamente pubblicato sul profilo Medium di Stefano Bernardi

Viviamo nell’era degli acceleratori

Sembra che il modello da 10-12 settimane abbia completamente sostituito il mercato degli investimenti pre-seed (gli investimenti che supportano la fase iniziale di una startup, ndr). Ed è tutta colpa di Y Combinator. Hanno lanciato il loro programma estivo nel 2005 e immediatamente hanno spinto altri a copiarlo. Ma il successo di YC è attribuibile al programma estivo oppure alla loro voglia di sperimentare, ai suoi servizi e al suo network?

Penso che il modello degli acceleratori non abbia molto senso al di fuori dello YC o pochi altri esempi. Al di là della difficoltà di autofinanziarsi, la realtà è che la maggior parte degli acceleratori non riescono ad accelerare aziende della portata degli attuali partner di YC.

La morte degli incubatori

Prima che gli acceleratori andassero così di moda, c’erano una serie di incubatori tradizionali, spesso sponsorizzati da grandi imprese o università, in cui le aziende venivano incubate. Le imprese venivano accettate a rotazione e venivano offerti spazi e servizi.

Far partire una startup adesso è diventato più economico e facile rispetto a prima, e questi fattori sono alla base del declino degli incubatori. Perché una startup dovrebbe dare il 20% o più delle proprie azioni se può ottenere un milione di dollari di finanziamento al di fuori di queste strutture? Ma la realtà è che andare sul mercato e far scalare l’impresa sono cose più difficili di quanto possa sembrare. Tutti possono iniziare, ma iniziare nel modo giusto è abbastanza difficile.

Quando gli incubatori hanno più senso degli acceleratori

Secondo me, gli incubatori possono essere strutture migliori rispetto agli acceleratori per alcune tipologie di business ed imprenditori.

COMPETENZE COMPLEMENTARI. Per aver davvero senso, il fondatore e l’incubatore di startup dovrebbero avere conoscenze e competenze complementari, così come in ogni relazione tradizionale tra co-fondatori.

Per esempio, la struttura potrebbe essere focalizzata sull’e-commerce, mentre il founder, seppur estremamente competente a riguardo, dovrebbe anche essere connesso con la community. Oppure potrebbe essere incentrata sul fashion e accettare un team con esperienza nel settore dei data, della logistica, del marketing e così via.

Un incubatore di startup del genere diventerebbe un luogo di contaminazione interna, ma sono gli stessi che non accettano solitamente idee esterne per una serie di ragioni. A parer mio, coinvolgere attori che abbiano passione e conoscenze è una delle grandi opportunità offerte da strutture dal genere.

COMPETENZE FORTI. Bisognerebbe riuscire ad aggregare il maggior numero di competenze possibili da ognuna delle aziende incubate e usarle a beneficio di tutte. Riuscire a studiare gli errori e le best practice di molte startup è solitamente un privilegio dei venture capital. Un incubatore di startup dovrebbe fare lo stesso.

SEMPLIFICARE. Pratiche condivise di selezione delle risorse umane, così come legali e contabili, possono aiutare le aziende a concentrarsi sul prodotto e sul mercato e ridurre i problemi iniziali di scalabilità.

RIDURRE I RISCHI. Far partire una startup, anche se meno rischioso di quanto lo era una volta, è comunque una scelta azzardata. Le persone hanno famiglia e altri impegni che a volte diventano limiti per la creazione di grandi imprese. Gli incubatori possono mirare a questa specifica nicchia di imprenditori e rimuovere alcuni rischi assumendoli, invece di remunerarli con equity.

Queste, secondo me, dovrebbero essere le caratteristiche di un incubatore di startup che risponde alle esigenze attuale del mondo startup.

  • Essere focalizzato su uno specifico business model o settore
  • Accettare fondatori con competenze e conoscenze complementari
  • Aggregare il numero maggiore di conoscenze, best practice e connessioni
  • Unire e fornire alcuni necessari servizi aziendali come la contabilità, gli aspetti legali, la selezione del personale
  • Lavorare con un minimo di 2 ad un massimo di 10 imprese per volta
  • Agire come un vero e proprio co-founder per almeno 12 mesi
  • Fornire spazi di ufficio
  • Possedere dal 10% al 40% delle equity
  • Avere un posto nel board dell’azienda, ma senza veti

SFIDE. Non è semplice. Queste saranno le più grandi sfide che dovranno affrontare.

  • Riuscire a raggiungere la sostenibilità finanziaria. Un incubatore dovrebbe essere trattato come un tradizionale venture capital. Il capitale necessario per far funzionare una struttura del genere non è trascurabile, soprattutto se si vogliono davvero aiutare le startup a crescere.
  • Attrarre i talenti migliori. Le persone migliori solitamente non hanno problemi ad ottenere i capitali per la propria azienda, e potrebbero non essere interessati in servizi ulteriori se per averli devono cedere una parte grossa delle proprie equity.
  • Lasciar andare le aziende. Non è facilissimo tagliare i rapporti con l’incubatore, ma se fatto gradualmente, può essere un processo più semplice.
  • Far seguire altri investimenti. Spronare i venture capital ad investire nelle imprese incubate è la più grande sfida da affrontare.

Stefano Bernardi

@stefanobernardi

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