Adesso è chiaro! Ecco i 6 vantaggi fiscali per le startup in Italia (spiegati punto per punto)

L’Agenzia delle Entrate ha spiegato tutti gli aiuti alle startup. Corbetta (Ministero dello Sviluppo Economico): “Finalmente si è fatta chiarezza”.

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«Vengono finalmente chiariti tutti gli aspetti fiscali che riguardano le startup». Si riferisce alla circolare uscita ieri sul sito dell’Agenzia delle Entrate, Mattia Corbetta della Segreteria Tecnica del Ministero dello Sviluppo Economico. Si intitola “Agevolazioni fiscali in favore delle startup innovative e degli incubatori certificati” ed è un dossier di 67 pagine in cui vengono fugati tutti i dubbi interpretativi sul decreto legge n.179 del 18 ottobre 2012 (convertito con modificazioni dalla legge n. 221 del 17 dicembre 2012).

«Le startup sono soggette ad uno sfoltimento di oneri senza precedenti» continua Corbetta. «Vengono eliminati i bolli per tutti gli atti della vita dell’impresa. Non solo l’iscrizione è gratuita, com’era già da tempo, ma anche tutte le successive modifiche riguardanti capitale sociale e sede non saranno tassate». E’ una novità questa, voluta proprio dal Ministero dello Sviluppo economico che ha specificato ad Unioncamere come l’esonero vada interpretato «nella sua più ampia accezione possibile».

Altra misura fondamentale riguarda le agevolazioni fiscali sugli investimenti:  fino al 27% dell’ammontare non viene tassato. I finanziamenti fino ai 2,5 milioni verranno esentati, ma chiunque abbia già il 30% della società non può beneficiare dei vantaggi. «Ci sono stati imposti dei limiti europei, i 2,5 milioni e il 30% sono tra questi. Sono, però, in corso di approvazione nuove linee guida sugli aiuti di stato, tenderanno ad essere più aperte e a favorire ulteriormente le startup».

Il cosiddetto “work for equity” è un’altra delle politiche attuate a favore delle startup. Consiste nel poter remunerare il personale attraverso quote societarie che non vengono assoggettate a tasse.

La disciplina sulle startup è giovane, è in vigore da un anno e mezzo, ed è un «terreno di sperimentazioni, che sta portando i suoi frutti» secondo Corbetta. «Basta guardare i dati del Registro (2158 startup iscritte, ndr), ci sono delle evidenze empiriche che lo dimostrano».

Ecco quali sono le agevolazioni fiscali per le startup e gli incubatori.

1. Niente più imposta di bolla e diritti di segreteria. Nessun tipo di pagamento è richiesto alle startup e agli incubatori certificati per entrare a far parte del Registro delle Imprese, neanche quello annuale dovuto alla Camera di Commercio. L’esonero va interpretato “nella sua più ampia accezione possibile”, si legge nel documento Ministero dello Sviluppo Economico. Così, anche le operazioni future da iscrivere al Registro, come l’aumento di capitale sociale, saranno escluse dai regolari versamenti.

2. Stretta sulle società di comodo e sulle startup in perdita da tre anni. Sono società che vengono usate per finalità di evasione fiscale e che sono in perdita per tre anni consecutivi. La disciplina prevede che si quantifichi il reddito del soggetto e si calcoli su di esso l’imposta dovuta. Una startup, invece, non sarà sottoposta ad alcun controllo di questo tipo. L’esclusione decadrà trascorsi i quattro anni dall’iscrizione.

3. Meno tasse sugli stipendi. Uno degli strumenti con cui si può remunerare il personale è il cosiddetto work for equity: pagare i propri dipendenti attraverso le quote della società. Il reddito così percepito non ha rilevanza fiscale. Possono essere retribuiti in questo modo gli amministratori, i dipendenti e i collaboratori continuativi. Anche i premi distribuiti al personale sotto forma di quote devono ritenersi esenti da tasse. L’esenzione cesserà se le quote vengono cedute ad altri soggetti.

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4. Agevolazioni fiscali a chi investe in startup. Per favorire gli investimenti nelle imprese innovative, una parte dell’ammontare immesso nel capitale sociale sarà detassato. A beneficiare dell’agevolazione solo chi ha quote inferiori al 30%.  Non vengono esonerati gli investimenti a fondo perduto. Ad ogni modo nessun investimento sarà detassato se sarà superiore ai 2,5 milioni di euro.

Se gli investimenti provengono da singoli investitori le agevolazioni riguarderanno il 19% del totale dell’investimento. La soglia si alza al 25% nel caso si tratti di imprese sociali o operanti nel settore delle energie rinnovabili. L’ammontare complessivo non può superare i 500 mila euro annui.

Nel caso di società il 20% dell’importo investito non viene tassato, percentuale che arriva al 27% se si finanzia startup sociali e del settore energetico. L’investimento non può essere superiore ai 1,8 milioni di euro annui.

5. Esenzione delle quote utilizzate per retribuire consulenze qualificate. Per garantire alle imprese innovative i servizi di consulenza altamente qualificata, si è data la possibilità di remunerare queste prestazioni con quote o azioni della società. Queste quote saranno esentasse.

6. Meno tasse sulle assunzioni di personale qualificato. Le startup che assumeranno personale qualificato a tempo indeterminato pagheranno meno tasse. L’agevolazione corrisponde al 35% del costo sostenuto per l’assunzione e non può superare i 200 mila euro annui per ciascuna impresa. Il posto di lavoro dovrà essere tenuto dallo stesso soggetto per almeno tre anni.

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