Meno obblighi per le startup grazie ad una mail. Corbetta (Mise): “Ecco un buon modello di semplificazione”

Tutto è nato da una mail. Se le startup da oggi potranno ridurre da tre a due le comunicazioni annuali sul proprio stato di salute al Registro delle imprese lo si deve ad una mail inviata qualche mese fa a [email protected] Ma soprattutto ad un circolo virtuoso che ha coinvolto il ministero dello Sviluppo economico,… Read more »

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Tutto è nato da una mail. Se le startup da oggi potranno ridurre da tre a due le comunicazioni annuali sul proprio stato di salute al Registro delle imprese lo si deve ad una mail inviata qualche mese fa a [email protected] Ma soprattutto ad un circolo virtuoso che ha coinvolto il ministero dello Sviluppo economico, Unioncamere e i cittadini.

In questo caso un cittadino in particolare. Un commercialista di Milano che ha scritto al Mise: perché non integrare una delle due dichiarazioni semestrali con l’autocertificazione annuale sul mantenimento dei requisiti per definirsi startup innovativa? Alla fine si danno informazioni molto simili. Una mail che poteva perdersi tra migliaia. Oppure non essere mai letta (come troppo spesso accade, non solo a quelle indirizzate ai ministeri). E invece no. Perché qualcuno al Mise l’ha letta davvero. Anzi ha anche risposto (e da queste parti è una consuetudine) facendone l’input di una piccola semplificazione che però per le startup può significare tanto.

Cosa accadeva prima? Startup e incubatori per beneficiare delle agevolazioni previste dal decreto “Crescita 2.0” (2012) dovevano aggiornare ogni sei mesi sul sito del Registro delle imprese tutti i dati sulla vita societaria. La famosa (e non facilissima) comunicazione unica. In più una volta l’anno dovevano autocertificare, dopo aver depositato il bilancio, di mantenere ancora i requisiti previsti dalla norma. Dichiarazioni che, oltre a fornire dati utili sull’ecosistema delle startup italiane, avevano lo scopo comune di controllare dove si faceva davvero impresa innovativa. Quindi accorparle da tre a due non è stato difficile. Mancava l’input, appunto. Ed è arrivato. 

E adesso come funziona? Da oggi una delle dichiarazioni semestrali può essere fatta insieme all’autocertificazione annuale sui requisiti che ricade nello stesso semestre. La comunicazione unica va compilata solo una volta. In sintesi: meno adempimenti ma stessa quantità e qualità dei dati inseriti dalle startup. A beneficiarne saranno tutti: sia chi quei dati deve fornirli, sia chi deve analizzarli e fruirli. Un primo aggiornamento va fatto sei mesi dopo l’iscrizione al registro. E le altre scadenze saranno sempre e solo 30 giugno e 31 dicembre. 

«Dalle startup un esempio virtuoso di semplificazione»

“A guardare le cose col senno di poi tutto sembra semplice. Ma non è così” spiega Mattia Corbetta, della segreteria tecnica del Mise. “Gli effetti di una norma non sono sempre tutti prevedibili. E’ per questo che serve il ascoltare i cittadini, soprattutto per chi ogni giorno deve mettere in pratica le leggi”. Solo? “No, bisogna avere anche avere voglia di sporcarsi le mani mettendole nel motore della macchina amministrativa per trovare il sassolino che non ne consente il funzionamento ottimale”. Stavolta pare sia successo. Da una mail (letta) nasce una discussione al Mise, ci si accorge che quella segnalazione aveva un senso, lo si comunica a Unioncamere e ai conservatori del Registro delle imprese e il gioco è fatto. Un esempio di apertura, flessibilità e tenacia di cittadini e policy maker. Tempo? 3 mesi. “Proviamo ad immaginare: cosa accadrebbe se questo piccolo esempio si ripetesse migliaia di volte in tutti gli aspetti della macchina dello Stato? In tutti le amministrazioni, anche territoriali? Una piccola rivoluzione”, conclude Corbetta. E vale la pena crederci.

Mercoledì 3 settembre 2014
Arcangelo Rociola

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