Le Coop sfidano la Silicon Valley: «Così le nostre startup creeranno davvero occupazione»

Una startup slow. Che ragioni sul lungo periodo e che sappia mettere al centro il lavoro delle persone più che il valore di un’exit a sei zeri. Si gioca su questi due binari la sfida che Coopfond, il fondo mutualistico delle coop italiane, ha lanciato all’ecosistema delle startup. Un nuovo modo di fare innovazione, che… Read more »

coopstartupUna startup slow. Che ragioni sul lungo periodo e che sappia mettere al centro il lavoro delle persone più che il valore di un’exit a sei zeri. Si gioca su questi due binari la sfida che Coopfond, il fondo mutualistico delle coop italiane, ha lanciato all’ecosistema delle startup. Un nuovo modo di fare innovazione, che prenda quanto di buono c’è nel modello importato dalla Silicon Valley declinandolo sulle caratteristiche delle cooperative.  

Un programma sperimentale: CoopStartup 

L’idea nasce da una domanda che un anno fa ha cominciato a circolare in Coopfond: come può il sistema delle coop aiutare il superamento della crisi occupazionale dei più giovani? La risposta è stata individuata nei nuovi modelli di imprenditorialità creata dal boom delle startup. Un mondo lontanissimo dalla struttura più che centenaria delle Coop. «Quando parliamo di startup innovative ci riferiamo a prodotti che nascono come idee, a volte diventano prodotti, attirano angel e venture capitalist che ci investono e attivano processi aziendali finalizzati alla vendita con ampi margini di guadagno» spiega Alfredo Morabito, responsabile del progetto CoopStatup. «Tutto questo in breve tempo. Ma è un processo che si realizza raramente. Che non produce occupazione vera, al più reddito. Spesso solo finanziario. Noi vogliamo attivare processi che creino lavoro, perché è questo che una cooperativa deve fare». Si potrà parlare ancora di startup innovative o saranno semplicemente nuove cooperative? «Dovranno esserlo, per legge. Saranno startup che faranno innovazione, tecnologica e sociale, ma con un volto più umano. Il modello della Silicon Valley è brutale, predatorio. Noi guardiamo all’economia collaborativa, alle persone. Vogliamo che una startup diventi un’azienda media, anche grande. Ma che cresca senza la paura del 90% di possibilità di fallimento. Ecco perché il meccanismo americano ci è estraneo, per storia e tradizione».
 

Come nasce una startup cooperativa

Coopfond ha lanciato 5 programmi sperimentali. L’ultimo, il più grosso perché coinvolge un’intera regione, è stato presentato il 3 settembre a Bari. Si chiama Coop Startup Puglia (3.600 sessioni aperte in una settimana, qui come partecipare al bando). Una call per startupper che vogliono adottare un modello di crescita cooperativo. Per farlo, ogni startup deve avere almeno 3 persone (numero minimo per essere cooperativa). Presentare un’idea, un progetto di sviluppo e abbracciare le linee guida del modello cooperativo (pari responsabilità tra i soci, centralità del lavoro, compensi equi). La startup dovrà avere inizialmente una forza finanziaria propria, in grado di investire sul progetto in fase seed.  

Le idee saranno valutate da Coopfond. Una commissione esaminerà il gruppo, le capacità professionali di ognuno, la propensione al rischio e la motivazione. Lo startupper pensa al futuro della propria azienda o vuole solo cercare di venderla il prima possibile a chi è disposto ad investirci? E’ qui che si gioca la differenza più grande, spiegano da Coopfond.

 

I vantaggi per le startup

Una volta superata questa selezione partirà il programma. Coopfond diventerà una specie incubatore. Accompagnerà la startup in fase pre-seed e seed. Darà gratuitamente per un periodo che andrà da 24 a 36 mesi consigli sul business plan, analisi di mercato, possibili partner e supporti finanziari. Un cammino lento ma che in Coopfond vogliono che sia il più stabile e sicuro possibile. Dalla fase di startup allo scale-up. Obbiettivo? «Ridurre al minimo la possibilità di fallimento» dice Morabito. Come? «Selezionando poche idee, partiremo con 3 o 4, e le valuteremo noi». Se questa fase sarà conclusa con successo potrà a quel punto investire nelle startup entrando nel capitale di rischio. Un meccanismo classico del fondo mutualistico. Perché alle spalle c’è un colosso come la lega delle coop. «Se il meccanismo funziona, siamo sicuri che l’effetto moltiplicatore sarà enorme. Partendo da pochi casi. Avviare grossi programmi di incubazione per poi accorgersi che la fusione dei due modelli non funziona sarebbe un disastro».

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