Un anno di startup in Italia: ecco come cresce l’ecosistema (e due casi singolari)

Un’Italia a due velocità, ma per una volta al contrario. L’ecosistema delle startup italiane nell’ultimo anno è cresciuto a ritmi elevatissimi nelle regioni del Mezzogiorno registrando quasi sempre progressioni a tre cifre. 217 percento in più in Campania, 241 in Puglia, 243 in Sicilia, 150 in Sardegna. Al primo posto la Calabria con un aumento… Read more »

Un’Italia a due velocità, ma per una volta al contrario. L’ecosistema delle startup italiane nell’ultimo anno è cresciuto a ritmi elevatissimi nelle regioni del Mezzogiorno registrando quasi sempre progressioni a tre cifre. 217 percento in più in Campania, 241 in Puglia, 243 in Sicilia, 150 in Sardegna. Al primo posto la Calabria con un aumento del 263 percento delle startup innovative sul territorio iscritte al Registro delle imprese, che il 17 settembre ha pubblicato tutti i dati.

Si tratta di valori relativi, perché in queste aree si partiva da un ecosistema tutto da costruire. Lo raccontano bene i numeri assoluti. Tra il 15 settembre 2013 e il 15 settembre 2014 in Campania si sono registrate 102 startup, 77 in Puglia, 68 in Sicilia, 48 in Sardegna, mentre la Calabria in questo caso ha il gradino più basso, con 42. La velocità è sì sostenuta, ma i volumi sono bassi.

STARTUP INNOVATIVE

Il merito di singoli e progetti
Smart&Start intanto cambia pelle

Il risultato lascia comunque ben sperare. A Sud si muovono energie. C’entrano la passione e l’energia dei singoli. E programmi come Smart&Start, il sistema di incentivi per la creazione di aziende innovative nel Mezzogiorno (339 startup finanziate in un anno per un totale di 63 milioni di finanziamenti) che, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore il 19 settembre, chiuderà i battenti. Al suo posto un programma che avrà caratteristiche simili ma su tutto il territorio nazionale (unica agevolazione per le startup del Sud è che il 20 percento dei contributi può considerarsi a fondo perduto). A questo si aggiunge la buona notizia dei 91 milioni di euro che nell’ultimo anno le banche hanno prestato alle startup innovative. Una manna per le aziende, merito soprattutto del fondo di garanzia del ministero dello Sviluppo economico che è servito a proteggere gli istituti di credito da investimenti rischiosi fino all’80 percento del capitale erogato, con un tetto fissato a 2,5 milioni.

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349 startup in più nel Sud. 350 in Lombardia

Sommando tutte le startup nate nelle regioni principali del Sud a quelle nate in Basilicata e Molise (12) si arriva a 349. Per avere un termine di paragone significativo, nello stesso periodo la sola Lombardia ne ha viste nascere 350 (e un incremento del 164 percento). E nemmeno il resto della Penisola non se la passa male. Anzi. In Emilia Romagna se ne sono registrate 159, nel Lazio 129, in Toscana 91. Le 22 startup nate in Umbria invece le hanno permesso una crescita nel numero del 244 percento. Un caso singolare è la Liguria. In un anno si sono registrare solo 15 startup (+ 65  percento). Da una regione a forte vocazione imprenditoriale ci si poteva aspettare di più.

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Il caso Liguria (e cosa c’entra Facebook con Ansaldo)

«E’ vero, ce ne sono poche. Ma funzionano tutte e tutte fanno utili» Elisabetta Migone, 33 anni, genovese, è una dei fondatori del Talent Garden di Genova. I numeri della sua regione non l’hanno sorpresa, anzi. «La Liguria è un territorio molto frazionato. Con una tradizione industriale legata all’industria pesante e alla meccanica, che poco si adatta al modello classico delle startup. E’ davvero difficile qui fare impresa col digitale» spiega. Poco più di un anno fa fonda il Talent Garden, ma prima c’era poco. E ora? «Quelle che nascono qui sono soprattutto startup legata alla produzione materiale di cose. Abbiamo dei casi d’eccellenza, come Advanced Microturbine, o la Camelot Biomedical System. La prima fa microturbine, la secondo prodotti biomedicali. Nessuno qui si sognerebbe di fare Facebook». Startup che si occupano di atomi e non di bit. Anche se a maggio il 40 percento della genovese Ansaldo energia (colosso mondiale della produzione di centrali elettriche) è stato comprato dalla Shangai Elettric per 400 milioni. Facebook invece a febbraio fionda su WhatsApp e porta a termine un’acquisizione record da 19 miliardi. «E’ vero, ma Facebook senza centrali elettriche non vivrebbe» chiosa Migone.

L’energia della Calabria che ha contagiato il Friuli Venezia Giulia

Danilo Farinelli, 40 anni, è un friulano doc. Ma da un anno vive a Lamezia Terme dove dirige CalabriaInnova, un progetto della regione Calabria nato un anno fa da un partnership con l’Area Science Park di Trieste. Un pezzo del più grande parco tecnologico d’Italia nel profondo sud per portare innovazione. Lo fa stabilendo connessioni tra università e nuove imprese, e indicando le strategie migliori per sviluppare competenze. «In Calabria si è innescato un meccanismo virtuoso, e mi ha fatto piacere vedere quella classifica. Una regione che generalmente è agli ultimi posti in tutto per una volta è al primo. Una bella soddisfazione anche per me». Qual’è il contributo di CalabriaInnova? «In un anno abbiamo fatto crescere 12 spin off universitari e 36 startup, erogando con il progetto Talent Lab 2 milioni di euro. Sono aziende che vivono, fanno utili, i nostri finanziamenti sono stati mirati, e solo su startup che avevano le carte per crescere». Non startup nane. In Calabria ce n’è una che è tra le 23 milionarie della penisola, Personal Factory di Francesco Tassone. Altilia, che ha 22 dipendenti ha ottenuto un milione di Finanziamento da Principia Quantica nel 2011. C’è l’algoritmo di Eco4Cloud capace di far risparmiare ai server fino al 50 percento di energia e che ha permesso alla startup di stringere un accordo triennale con Telecom Italia. E idee embrionali che hanno vinto contest internazionali, come Scalabe Data Analytiics (premio Microsoft e Intel). «Hanno una voglia straordinaria di crescere» commenta Farinelli. «E’ un’immagine diversa dal sud: vogliono crescere e non si arrendono mai. Una lezione per tutti».

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