Mogees, la startup di un italiano che fa suonare il mondo intero (dagli alberi ai dj)

Bruno Zamborlin fa diventare gli oggetti musica. Ha 31 anni. E’ di Lonigo, provincia di Vicenza. Ma da tre anni vive a Londra, dove ha appena concluso il dottorato in musica alla Goldsmiths, dopo aver studiato a Parigi e alla scuola di Luciano Berio a Firenze. Poi ha deciso di creare una startup con quello che aveva… Read more »

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Bruno Zamborlin fa diventare gli oggetti musica. Ha 31 anni. E’ di Lonigo, provincia di Vicenza. Ma da tre anni vive a Londra, dove ha appena concluso il dottorato in musica alla Goldsmiths, dopo aver studiato a Parigi e alla scuola di Luciano Berio a Firenze. Poi ha deciso di creare una startup con quello che aveva imparato. E ha dato vita a Mogees.

Mogees è un’app per iPhone e un sensore che si attacca agli oggetti per suonarli. Funziona su ogni tipo di oggetto. Non ne fa strumenti, casse o tamburi. Ma ne esalta le proprietà musicali interne. Senza modificarli. Li fa interagire, li mescola, crea un caleidoscopio di sonorità sempre diverse e potenzialmente infinite. A sei mesi dalla prima versione del suo software Zamborlin ha cominciato a fare concerti in mezza Europa. Ha fatto innamorare del suo prodotto dj, musicisti e artisti del calibro di Jean Michel Jarre, uno dei padri della musica elettronica, e Rodrigo y Ganriela, i chitarristi che hanno fatto vibrare le note iniziali delle puntate di Breaking Bad.

Se i gesti dei dj potessero suonare

Pensa a Mogees per la prima volta un anno fa, in discoteca di Londra. «Un dj si agitava per mixare i pezzi alla console. Muoveva le braccia in maniera vigorosa, anche un po’ goffa. A un ricercatore però questo oltre a fare sorridere fa venire qualche domanda. E se quei tocchi, quei movimenti suonassero davvero?». Da qui è nata la ricerca che ha poi portato al suo software. Dopo sei mesi realizza il primo prototipo e lancia una campagna su Kickstarter. In pochi giorni raccoglie 160mila dollari per 1.600 unità vendute. «Un successo, ma non ci bastavano per crescere», racconta Zamborlin. Ma quel successo gli fa capire che la direzione era giusta. E gli dà una buona visibilità mediatica. L’ambiente musicale londinese comincia a conoscerlo. Mancavano però i mezzi per far arrivare Mogees al grande pubblico. Dopo qualche mese arriva il contatto che attendeva. E arriva dall’Italia, dal suo Veneto. Il fondo M31 di Ruggero Frezza decide di finanziarlo con due round di investimenti: 600mila euro nel 2014, stessa cifra nel 2015 insieme a Francesco della Rovere e Andrea Ghello. «Avevamo già diverse proposte da venture capitalist anche nel Regno Unito. Ma ho scelto m31 proprio per Ruggero. Non lo conoscevo, ma ci siamo trovati subito in sintonia. Un feeling immediato». Da M31 sono uscite realtà come le soluzioni per il turismo di Veasyt, l’etilometro Floome e Helty, la startup che ha portato le parafarmacie in Italia. Mogees è l’ultima sfida.

Le tre funzionalità di Mogees

«Hai presente la batteria elettronica dei Depeche Mode? Beh il principio non è diverso. In base al tocco si dà tipo e intensità del suono. Solo che con Mogees è applicabile a scale potenzialmente infinite di oggetti» spiega Zamborlin. Insieme ai 10 ragazzi che compongono team di Mogees  sviluppa il software in tre modalità, di diverso grado di complessità (e potenzialità).

1. La prima è il Song Mode. E’ quella più semplice. Nel video che la racconta un bambino è di fronte dei fornelli da cucina a cui è stato collegato il sensore. Nell’app invece è stata caricata una canzone, in questo caso Per Elisa di Ludwig Van Beethoven. La app conosce le note del brano e declina i toni su quelle note. Il bambino comincia a battere i fornelli con forchetta e coltello. Per Elisa comincia a prendere forma. I tocchi ne danno il ritmo, l’intensità. Le note sono già decise, ma alla fantasia del bimbo resta la forma, il tempo da dare al brano.

2. La modalità che dà accesso alle note è il Free Mode. Usarla prevede che i tavoli, i posacenere, i vetri vengano “accordati” prima di essere suonati. Il tocco diventa fattore di intensità del suono, ma anche le note nella scala cambiano coi diversi tocchi. La logica è la stessa del Song, ma complicata dalla possibilità di comporre musica sulle scale. Una ballerina di Kathak in un video girato questa estate a Nuova Delhi sembra fare proprio il tavolo, diventa uno strumento, una protesi del proprio corpo che suona con naturalezza toccandola coi palmi dei piedi.

Permette di creare suoni. Come suonare un albero attraverso le proprietà sonore di un vetro. Il sensore in questo caso cattura il suono del vetro, poi collegandolo ad un albero e percuotendolo lo si fa risuonare in una certa scala con le proprietà del vetro. La combinazione di suoni è infinita.

3. L’ultima è il Capture mode. Permette di creare suoni. Tipo suonare un albero attraverso le proprietà sonore di un vetro. Il sensore in questo caso cattura il suono del vetro, poi collegandolo ad un albero e percuotendolo lo si fa risuonare in una certa scala con le proprietà del vetro. La combinazione di suoni è infinita.

A chi può servire

«Per ora non è in commercio, ma gli usi possono essere tantissimi» spiega Zamborlin, «dall’educazione musicale per i più piccoli, a chi vuole un approccio personale alla musica pur senza saper suonare uno strumento. La cosa che più mi piace di Mogees è che è uno strumento potentissimo per esplorare il mondo. Vederlo da altri punti di vista, dal suono di una sedia, di una griglia, di un binario». Poi c’è il mondo della musica. Jean Michel Jarre se ne è invaghito. E con lui tutti i musicisti che chiamano Bruno a installare il suo sensore per accompagnare le loro performance. I Plaid, Imogen Heap. E ancora i dj. Loro anche se suonano, non suonano mai realmente. Mettono dischi, li mixano. «Ma con Mogees potrebbero suonare davvero, rendere le loro performance uniche per ogni serata». Compreso il dj di Londra che ha ispirato Zamborlin un anno fa. Chissà i suoi gesti come suonerebbero.

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