Donadon provoca le Pmi: «Volete superare la crisi? Compratevi gli startupper»

La provocazione del fondatore di H-Farm, Riccardo Donandon, alle imprese italiane in crisi

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Saranno i millennials, la generazione digitale, che detteranno le regole dell’economia, e adesso «siamo nell’era dell’innovazione, l’economia di scala è finita», sottolineano gli analisti. Le aziende italiane però «non danno ancora il giusto peso al problema dell’innovazione» ha sottolineato Riccardo Donandon, fondatore di H-Farm durante l’incontro «Dall’incubatore al mercato» sulle startup del Veneto.

«In Italia non sono finanziabili dei Facebook e Google, ma un giovane che ha delle idee abbiamo il dovere di finanziarlo, perché dobbiamo essere un ripetitore per lo sforzo creativo dei giovani e fare in modo di creare un ecosistema – spiega Donandon – Il vero problema poi sono le exit, devono essere le aziende italiane, che si “comprano” i giovani. Perché le idee dei ragazzi possono farle decollare, e accelerare le aziende in crisi”.Per capirci, lo “spread” digitale rispetto al resto dell’Europa costa all’Italia 3,6 miliardi all’anno. «Se l’Italia arrivasse ad azzerare il disavanzo nella bilancia dei pagamenti per i servizi informatici, sviluppasse l’e-commerce e della moneta elettronica fino a raggiungere i livelli medi europei, e se riuscisse a razionalizzare le banche dati della pubblica amministrazione si renderebbero disponibili 10 milioni al giorno», rileva il Censis. Questo per le PA ma vale anche per le imprese.

E chi, se non i millennials, cresciuti con il web, possono affrontare la rivoluzione digitale. E’, e resta, anche un problema di cultura. H-Farm è l’incubatore e l’acceleratore di startup privato, che collabora con le università, tra i migliori al mondo, sul secondo gradino del podio della classifica di Ubi Index. Se lo è guadagnato per aver riconvertito la ex fattoria dove ha sede, in provincia di Treviso, in un polo del digitale, con hangar tecnologici per startupper.  Uno dei motori del successo sta anche in un fattore di apertura, alle contaminazioni delle idee di giovani. E rappresenta “un’isola felice” del digitale, in un Veneto che è famoso per essere rinchiuso e trincerato dietro a dei divieti che non fanno in modo, e di certo non aiutano ad  attirare giovani, creativi e startupper.

Tanto che la “locomotiva d’Italia”, che era il Veneto del boom economico, non spicca, anzi, per innovazione. In base dati InfoCamere per il numero di startup innovative, il Veneto (90) è preceduto da Lombardia (350), Emilia Romagna (159), Lazio (129), Campania (102) e dalla Toscana (91). La percentuale di startup innovative in Veneto (80%), sulla variazione tra 2013 e 2014, è dimezzata rispetto alla Lombardia (164%) e alle regioni del Sud Italia, in cui cresce a maggiore ritmo l’innovazione con Calabria (263%), Umbria (244%) e Sicilia (243%).

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Uno dei punti di forza delle startup in Veneto, è la collaborazione con le università per favorire la nascita degli spin-off d’impresa. «La forza dei giovani ricercatori non deve restare chiusa soltanto nei laboratori. All’Italia serve una maggiore ingegneria di impresa, e bisogna mettere in gioco le risorse per farlo. Per questo ho creato M31, per fare comunicare il mondo dell’università e dell’imprensa», ha aggiunto Ruggero Frezza, docente dell’Università di Padova e fondatore dell’incubatore padovano hi-tech M31 Italia.

Sembra proprio «il caso di farli “spinoffare” questi giovani» ha commentato Giorgio Grosso presidente di Veneto Sviluppo, società per azioni della Regione Veneto, che a marzo di quest’anno è entrata a fare parte del venture capital di H-Farm investendo 1,1 milioni di euro. «Veneto Sviluppo ha deciso di avviare una nuova politica di sostegno al modello di business legato alle start up, prima investendo direttamente nel capitale di tre imprese innovative, nei settori dell’elettronica, ottica e dell’internet of things, poi acquisendo una quota di circa quattro punti percentuali direttamente nel capitale di H-Farm. Gli investimenti, al momento ammontano a 3,6 milioni di euro».

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