Caro Augusto, ecco perché l’Italia non è un morto che cammina

La risposta di Gianluca Dettori ad Augusto Marietti dopo la sentenza sull’Italia durante la trasmissione Di Martedì di Giovanni Floris

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“L’Italia è un morto che cammina. E’ troppo lenta”. C’è tutta la rabbia di una generazione schiacciata in questa frase di Augusto Marietti, classe 1988. Augusto è il talentuoso imprenditore, fondatore e CEO di Mashape, start up Italiana che sta trovando il successo in Silicon Valley. Dopo aver faticato inutilmente due anni per provare a partire in Italia, ha fatto armi e bagagli per San Francisco e alla fine ha convinto alcune superstar dell’high-tech USA (tipo Jeff Bezos) ad investire in Mashape.

E’ la rabbia giustificata di un talento vero, come molti altri ragazzi che ho incontrato. Uno più avanti degli altri che si è sentito non capito, non accettato, addirittura rifiutato dall’Italia.

Ricordo bene il nostro primo incontro. Fui subito colpito dagli evidenti segni di leadership che emergono anche in questa intervista. Augusto e il suo team hanno sempre desiderato andare a San Francisco per fare la propria azienda (al tempo si chiamava Mashapp). Lo hanno sempre chiarito all’inizio di qualunque discussione, ed è giusto: una start up con un progetto sofisticato ed ambizioso come il loro ha infinite possibilità in più di farcela se fatta dalla Silicon Valley. Probabilmente è possibile fare Mashape solo da lì.

Come Augusto stesso giustamente sottolinea, la valle è un posto unico al mondo, densissimo, rapidissimo e che catalizza gente come lui di enorme talento da tutto il pianeta. E’ un missile interstellare e da quel punto di vista l’Italia è un remoto, barocco e farraginoso posto: uno zombie perso nelle retrovie dell’universo.

Ma colpisce ancora di più la sua lucida analisi delle conseguenze di questa situazione di ritardo: “se fossi un imprenditore oggi in Italia non dormirei di notte”, è incomprensibile per una generazione come quella di Augusto non cavalcare le opportunità che si aprono di fronte a queste massive ondate tecnologiche. “Nel giro di pochi anni esce fuori un Uber, con una app riscrive le regole del business dei taxi e nel contempo crea 50.000 posti di lavoro al mese”. Come possiamo pensare che centinaia di settori, migliaia di mercati che fino ad oggi sono stati solo sfiorati dalla digitalizzazione non verranno ridisegnati dall’innovazione tecnologica nei prossimi dieci anni? Il tema delle start up non è solo un tema di occupazione giovanile e imprenditorialità, è anche un tema strategico di rilancio, efficientamento e competitività del sistema produttivo Italiano.

Sono passati dieci anni da quando ho iniziato a fare angel investing in Italia e poi avere la pazza idea di fare una firm di venture capital che operasse nel nostro paese, sul territorio. Una decade è il momento buono per tirare la linea su cosa è passato, fare bilanci e ragionare sui prossimi dieci. Innanzitutto – caro Augusto – il bicchiere è sempre mezzo vuoto e mezzo pieno. Sono stati dieci anni sono stati durissimi, a riguardare indietro al tempo non c’era davvero nulla. Nessun interesse da parte degli investitori, salvo rarissimi amatori del genere, zero attenzione di media, pubblico, imprenditori e istituzioni. Ma soprattutto – il problema più grosso – non c’erano startup. Mancava la materia prima, mancavano le migliaia di Marietti con le carte in regola per farcela con l’idea e la volontà di provarci. Zero startup culture nei dintorni e Steve Blank ancora impegnato nelle sue aziende.

In dieci anni, il bicchiere si è un pò riempito. Sono migliaia i business plan che riceviamo e i team che incontriamo in tutte le città. Le istituzioni si sono dedicate all’argomento e “start up” è salito nell’agenda complessiva del paese. Qualcuno ha cominciato a farcela in Italia e all’estero (e va benissimo anche così rispetto al nulla) ed è nato un ancora piccolo ecosistema che in dieci anni ha cominciato a girare ed operare.

So che penserai “Dieci anni ed è tutto li quello che hai ottenuto? Morto che cammina, è troppo lento”. C’è ancora tanta acqua da versare, intendiamoci, per un ecosistema ancora molto fragile, sottofinanziato e poco connesso con i mercati globali. Ma il bicchiere non è vuoto, te lo assicuro. Ne ho la certezza se mi guardo indietro. E non vale fare confronti con la Silicon Valley, perché allora il 99% del pianeta è messo peggio di noi. Siamo sempre stati vostri fan in Dpixel e continuo a sperare che Mashape e molti altri come voi all’estero comincino a costruire aziende significative con migliaia di dipendenti. E magari un giorno Mashape avrà la forza e le risorse per aprire un bel centro di sviluppo software in Italia, con centinaia di giovani developer Italiani dentro. Qui con 10.000 dollari al mese di stipendio ci campano due famiglie e ti porti a casa ottimi sviluppatori e ingegneri software, in grado di competere con tutti gli altri a metà del costo.

Se cominceremo a veder succedere cose di questo tipo, Augusto, ne sarà valsa la pena farsi questi ultimi dieci anni sul campo.

GIANLUCA DETTORI

MILANO, 16 OTTOBRE 2014

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