Come superare lo stigma del fallimento se hai una startup

1 startupper su 2 crede sia un’onta. Che non avranno più fiducia. Ma non è così. Ecco perché la strada del successo passa dal fallimento

E se poi te ne penti? Il tormentone del web pare un brusio di fondo nei pensieri di molti potenziali imprenditori, trattenuti dalla loro tentazione di dare vita ad una nuova impresa per paura di fallire e di affrontare il calvario della chiusura di un’impresa. In altri casi, la paura dello stigma che segue un fallimento amplifica la tendenza risk averse, e non si azzarda il passo di trasformare la propria start-up a dimensione familiare in una media impresa a gestione manageriale avanzata.

A ThinkYoung, think tank impegnato da Bruxelles a dar voce ai giovani in Europa, ci siamo chiesti il perché già da alcuni anni. Scavando in profondità, abbiamo scovato buone e cattive notizie, problematiche locali ed Europee, soluzioni nel settore pubblico come nel privato.

A Bruxelles abbiamo lanciato con una conferenza al Parlamento Europeo la campagna Fail2Succeed, allo scopo di fare luce sulle caratteristiche e sulle cause dello stigma del fallimento tra gli imprenditori europei, presentando soluzioni concrete. Come il nostro sondaggio tra più di 1200 giovani europei ha rilevato, lo stigma del fallimento gioca un ruolo centrale, sia a livello istituzionale che a livello sociale.o-FAILURE-facebook

Lo stigma del fallimento

Il nostro scopo è che i giovani possano imparare dal fallimento, siano capaci di comprenderlo e cogliere cioè che può essere influenzato e migliorato ed invece le condizioni quadro esterne che non potevano essere previste.

A seguito di un fallimento, ottenere nuovamente finanziamenti bancari è oggi estremamente ostico (nonostante la già notevole stretta creditizia) a causa del credit scoring, e la legislazione Europea non è armonizzata: la Commissione Europea si sta attivando basandosi su studi i quali mostrano, tra l’altro, come la richiesta di rimborsare i propri debiti per un periodo superiore ai tre anni disincentivi fortemente la decisione di avviare un nuovo business.

La diffidenza delle banche

Ma è a livello nazionale che bisogna intervenire: come evidenziato dalla Parlamentare europea Jędrzejewska, in Polonia come in diversi Paesi UE tra cui l’Italia, lo stigma del fallimento si manifesta nell’esiguità di ammortizzatori sociali per i lavoratori indipendenti. Infine, in Europa continentale il ricorso ai venture capital è molto più basso che negli Stati Uniti, ed essendo per definizione gli istituti di credito risk averse, questa mancanza strozza ancora maggiormente il credito per chi non ha un record perfetto.

Lo stigma e l’innovazione

Lo stigma è dannosa soprattutto in termini di innovazione: benché la ricerca richieda tentativi, in presenza di una stigmatizzazione del fallimento gli imprenditori saranno restii ad abbandonare un progetto per gettarsi in un altro, o a finanziare un’idea rischiosa, tarpando le ali a potenziali nuovi progetti innovativi.

L’altro tipo di stigma è di natura sociale.

La nostra ricerca ha evidenziato come il fallimento sia percepito positivamente dai giovani europei in termini di crescita personale, ma molto negativamente in termini di reputazione.

Infatti, da una parte l’83% indica il fallimento come utile per il proprio sviluppo personale, più del 70% darebbe una seconda chance a qualcuno che ha fallito ed uno su due addirittura preferirebbe finanziare il progetto di qualcuno che ha già fallito rispetto ad un novizio; dall’altra il 50% è convinto che dopo un fallimento sarà percepito negativamente da futuri interlocutori professionali e addirittura il 62% pensa che le persone a lui vicine non gli concederanno una seconda possibilità. Se ne evince una spaccatura pregiudiziale, tesi avvallata dal 75% dei rispondenti convinti che lo stigma scaturisca in prima istanza dalle aspettative sociali. Un fenomeno pan-europeo: non esiste uno spread significativo tra percezione degli italiani e dei tedeschi su questi temi!

Le soluzioni di ThinkYoung

Che fare quindi? ThinkYoung ha consultato diversi esperti e maturato alcune soluzioni.
Sul piano istituzionale, stiamo collaborando con il Centre for European Studies e la Commissione Europea al fine di armonizzare a livello comunitario la legislazione fallimentare, soprattutto per quelle società che hanno sede in più di uno stato membro. Ma in qualità di think tank, la nostra vocazione è di alimentare un dibattito informato e connettere idee eterogenee.

Ridisegnare l’immagine dell’imprenditore è per esempio uno degli obiettivi della nostra campagna: secondo l’Eurobarometer, oggi il 57% degli europei pensa che gli imprenditori si avvantaggino del lavoro degli altri, percentuale in ascesa rispetto al periodo pre-crisi. Inoltre, il sistema educativo spesso punisce il fallimento, direttamente (“c’è solo un modo giusto per fare le cose”) o indirettamente (poche sono le occasioni per poter fallire in libertà, per esempio spazi nei quali i giovani e giovanissimi possano sviluppare piccoli progetti personali). I giovani europei hanno molta poca esperienza di fallimento: solo il 10% ne ha esperienza diretta. E come tutte le cose che non si conoscono, gli stereotipi e le paure proliferano.

Andrea Gerosa
Alessandro Niccolò Tirapani

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