Tutto sul credito d’imposta e perché per le startup è una buona notizia

La norma è prevista nella legge di Stabilità e riguarda le aziende che investono in ricerca e sviluppo: prevede un buono fino al 50% dell’investimento effettuato.

Nuovo lavoro in arrivo per le startup. La legge di Stabilità 2015  prevede infatti un credito d’imposta per le aziende che investono in ricerca e sviluppo. Quello che interessa alle imprese innovative è che lo sconto fiscale coprirà parte delle spese relative a contratti di ricerca stipulati dalle aziende con le startup, ma anche con università, enti di ricerca e altri organismi equiparati.

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Credito d’imposta, di cosa si tratta

Il credito d’imposta è una sorta di “buono” che il cittadino può vantare nei confronti dello Stato e che quindi può scalare nel momento in cui si troverà a pagare le tasse. Il meccanismo previsto dalla norma punta quindi a premiare le imprese che decidono di investire in ricerca e sviluppo, permettendo loro di recuperare parte di quanto hanno già speso, scontandolo successivamente dalle imposte dovute.

Non si tratta di una novità introdotta dalla legge di Stabilità del 2015. La prima volta del credito d’imposta per innovazione ricerca e sviluppo in Italia si deve infatti alla legge finanziaria del 2006 (allora quella di stabilità si chiamava così). Anche nel decreto “Destinazione Italia” del 2013 era stato previsto un credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo, ma aveva dei limiti più stringenti e soprattutto non faceva un riferimento esplicito alle startup, come invece fa la manovra del governo Renzi.

Secondo i dati del ministero dello Sviluppo economico analizzati dall’Airi (Associazione italiana per la ricerca industriale), dal 2006 al 2012 grazie al credito d’imposta per l’innovazione sono state erogate agevolazioni per 1.179,2 milioni di euro. Le risorse previste dalla legge finanziaria 2006 per il periodo d’imposta 2007-2009, visto l’alto numero di domande, si esaurirono interamente già a maggio 2009, con conseguente chiusura  dell’intervento. La successiva legge finanziaria stabilì risorse aggiuntive per gli anni 2010-2011.

Totale 2006-2012
Agevolazioni concesse 1.442,6
Agevolazioni erogate 1.729,9
Investimenti agevolati 11.305

(Fonte ministero dello Sviluppo economico, elaborazione Airi)


Cosa prevede la legge di Stabilità  e come funziona l’agevolazione

La manovra economica del governo Renzi, all’articolo 7, prevede che possano avere accesso al credito d’imposta per ricerca e sviluppo tutte le imprese, senza limiti di fatturato e indipendentemente dalla loro forma giuridica e dal settore in cui operano. Sparisce così il vincolo con cui il decreto Destinazione Italia riservava il bonus alle sole aziende con fatturato annuo inferiore a 500 mila euro. L’importante ora è che le imprese effettuino investimenti in ricerca e sviluppo nei periodi d’imposta in corso dal primo gennaio 2015 al 31 dicembre 2019. Il bonus è riconosciuto fino ad un importo massimo annuale di 5 milioni di euro per ciascun beneficiario, a condizione che siano stati spesi almeno 30 mila euro per attività di ricerca e sviluppo.

Il credito d’imposta consiste nel 25% delle spese aggiuntive che l’impresa ha sostenuto per investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) rispetto alla media di quanto ha speso nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015.

Per esempio: se nei tre periodi precedenti la spesa media per R&S è stata di 100 euro e in quello in corso al 31 dicembre 2015 è stata di 250, il bonus sarà del 25% dei 150 euro spesi in più. Quindi: 37,5 euro. Questi soldi verranno scalati dalle imposte che l’azienda dovrà pagare allo Stato per quel periodo. Il credito sale fino al 50% (seguendo l’esempio precedente si arriva a 75 euro), se gli investimenti si riferiscono all’impiego di personale altamente qualificato (in possesso di un titolo di dottore di ricerca, ovvero iscritto ad un ciclo di dottorato presso una università italiana o estera, ovvero in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico come da classificazione Unesco Isced) o a contratti stipulati con enti di ricerca, università e startup.

Per le imprese più giovani, quelle che lavorano da meno di tre periodi di imposta, la media degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo da considerare è calcolata sul minor periodo a decorrere da quando sono state costituite.

Come ottenere il credito d’imposta

Il credito d’imposta va indicato nella dichiarazione dei redditi e non concorre alla formazione del reddito, né della base imponibile dell’Irap (imposta regionale sulle attività produttive). Non si considerano attività di ricerca e sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche da apportare a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso, anche se queste modifiche dovessero rappresentare dei miglioramenti. L’Agenzia delle Entrate si occuperà di controllare il corretto utilizzo dell’incentivo. Nei casi in cui venissero alla luce delle irregolarità, anche parziali, l’Agenzia provvederà a recuperare l’importo relativo al credito d’imposta concesso, maggiorato di interessi e sanzioni previste legge.  Le disposizioni applicative relative al credito d’imposta – insieme alle modalità di verifica e controllo dell’effettività delle spese sostenute, le cause di decadenza e revoca del beneficio, le modalità di restituzione del credito di imposta di cui l’impresa ha fruito indebitamente – arriveranno con un decreto attuativo del ministero dell’Economia e delle finanze, di concerto con quello dello Sviluppo economico.

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