Cycloscope, 10mila km cambiano la vita (anche grazie ai makers)

“Ora sappiamo chi siamo davvero”. Una delle storie più belle della Maker Faire Rome: Elena e Daniele hanno percorso 10.000 km e fatto 20.000 foto con l’aiuto dei makers di Raspibo, makerspace bolognese.

10.000 km in bicicletta per trovare il proprio posto nel mondo e scoprire, anche grazie all’innovazione e alla rete, che corrisponde al mondo intero. Questa è la storia di Cycloscope. Italia, Croazia, Bosnia, Serbia e Romania. E ancora. Bulgaria, Georgia, Azerbaijan, Kazakhstan e Kirghizistan. Tutto su due ruote, scrivendo e fotografando con l’occhio curioso del documentarista e dello storyteller. Così Elena e Daniele, dopo varie esperienze lavorative insoddisfacenti, hanno deciso di assecondare il loro desiderio più grande: adottare un nuovo stile di vita e trovare una soluzione alternativa per mappare e raccontare il mondo. E ci stanno riuscendo grazie alla loro sete di conoscenza ma anche grazie al supporto amico della tecnologia e di un makerspace bolognese, Raspibo, che installando un sistema innovativo chiamato “Automatic Road Sampling” sulle biciclette, ha permesso loro di incamerare tutti i dati sul percorso effettuato e, contemporaneamente, scattare più di 20.000 foto.

Questa è una delle tante, bellissime storie che l’ultima Maker Faire Rome ha portato in mostra. Nello spazio dedicato ai fablab c’era anche Raspibo ma non c’erano né Daniele Giannotta (1982, sound designer, operatore culturale) né Elena Stefanin (1984, laureata in Scienze Politiche, Relazioni internazionali e Diritti Umani). C’era una bicicletta in miniatura che girava e che raccontava, con movimenti vorticosi, i loro spostamenti in territori spesso poco conosciuti ma terribilmente affascinanti.

Il racconto

Ho contattato Elena e Daniele, per farmi raccontare la loro storia, quando mancavano poche settimane al ritorno in Italia, così abbiamo rimandato la nostra chiacchierata di qualche giorno. È stata una fortuna perché ho avuto così modo di curiosare sul loro sito. Ed è stato un viaggio nel viaggio. Mi muovevo, stando immobile davanti al pc, inseguendo le loro tracce, ritrovando i luoghi in cui erano passati, perdendomi negli orizzonti che avevano così sapientemente saputo raccontare. Con semplicità e con grande autenticità. Con le parole e le immagini, i pensieri e gli sguardi, mi hanno condotto attraverso i luoghi meravigliosi che avevano visitato. Così mi è parso quasi di stare con loro vicino all’imponente fiume di Kupa in Croazia o di fuggire dall’inquinata Baku, in terra azera. Tutto documentato dalle foto che campeggiavano e che restituivano forme e colori alla mia immaginazione. Poi, finalmente, sono tornati in terra emiliana e mi hanno raccontato qualcosa in più.

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L’intervista

Siete appena tornati da questa grande esperienza. Raccontatemi, brevemente, qualcosa di voi prima di addentrarci in questo viaggio. Qual è il vostro percorso personale? Cosa volevate fare da piccoli?

Elena: Da piccola volevo fare la paleontologa ma poi mi sono iscritta a Scienze Politiche. Nel frattempo ho fatto un sacco di lavori, nessuno interessante.

Daniele: io da piccolo volevo fare l’astronauta, oppure il meccanico. Dall’adolescenza in poi sono caduto in quel caotico maelstrom che è il mondo della musica. Ho fatto il musicista, il tecnico del suono e l’organizzatore di concerti. Fare il documentarista però è sempre stato uno dei miei sogni nel cassetto.

Qual è stata la molla che ha fatto scattare il desiderio di intraprendere quest’avventura?

La molla è stata la risposta comune ad un interrogativo che continuava ad assillarci entrambi: cosa volessimo veramente fare nella nostra vita. Non è stato difficile rispondere, la risposta è venuta alle labbra da sola: vedere il mondo, il più dettagliatamente possibile.

Che tipo di viaggio è stato? Quanti km avete fatto? Incontri, difficoltà, sorprese?

Sono molte le cose che rendono speciale un viaggio in bici, ma tra queste forse la più interessante è la lentezza. Andare piano vuol dire avere tempo: tempo per riflettere, per immaginare. ma soprattutto per osservare, ascoltare, percepire, in una parola esserci. In bici ogni centimetro della strada è tuo, ogni dettaglio, ogni volto. Abbiamo fatto quasi 6.000 km in bicicletta, su un totale di circa 10.000 (gli altri 4.000 divisi tra navi, ed autostop ai camion principalmente). Incontri tantissimi, per lo più belli. Questa è un’altra peculiarità del viaggio in bici. Non puoi evitare l’incontro con la gente, spesso ci fermavano solo per sapere da dove venivamo o dove stavamo andando, a volte veri e propri “assalti”, ma sempre pacifici (a parte qualche sasso tirato da bambini vicino Zugdidi in Georgia).  Sorprese infinite, nel senso che dietro ogni curva c’è una sorpresa, non sai mai cosa aspettarti da un luogo che non conosci. A volte qualcuno ha tradito la nostra fiducia, ma questa non è una sorpresa, più sorprendente è la gentilezza e la disponibilità di coloro che invece la nostra fiducia se la sono conquistata per sempre. Difficoltà: potrà sembrare retorico ma la risposta è “nessuna”. Non è una vanteria, è che viaggiare in bici è molto più semplice di quello che si creda, molto più semplice di quanto noi stessi immaginassimo. Condizioni, meteo avverse, strade dissestate e pericolose, ripide salite, tutti questi “disagi” sono temporanei e largamente ripagati dalle soddisfazioni che il viaggio in se offre costantemente.

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Quali sono le tecnologie di cui avete usufruito e che tipo di mappatura avete realizzato?

L’obiettivo che cerchiamo di perseguire con il nostro viaggio è quello di documentare. Pensiamo che il lavoro di documentazione permetta di portare con se un frammento del mondo, un frammento che si può condividere con gli altri. Durante il nostro viaggio abbiamo raccolto immagini, suoni e parole con l’intento di raccontare una serie di storie (qui alcuni temi). Queste storie comporranno la prima stagione di una web serie, che sarà presto in onda su MAFtv. Grazie all’aiuto del gruppo RaspiBo abbiamo sviluppato inoltre un sistema denominato “Automatic Road Sampling”. Quello usato in questo viaggio è ancora un prototipo e consiste in una fotocamera attivata da un microprocessore. Il microprocessore conta i giri della ruota, calcolando così la distanza percorsa, ed ogni 250 metri invia un segnale di accensione/scatto/spegnimento alla fotocamera. Aggiungendo ad ogni immagine così ottenuta i dati GPS sul posizionamento geografico stiamo creando una mappa fotografica del nostro percorso, più di 20.000 foto. La creazione della mappa è ancora un work in progress ma qui è possibile vedere un’anteprima. Le stesse foto verranno anche utilizzate come fotogrammi per la realizzazione di sequenze video con la tecnica del Time Lapse. Utilizzeremo queste sequenze all’interno della nostra web serie e per realizzare istallazioni come quella che hai visto alla Maker Faire. Come vedi molta carne al fuoco, per chi fosse interessato a seguire gli sviluppi del nostro progetto vi invitiamo a seguirci sul nostro facebook.

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Ora che siete tornati.. come vi sentite? Avete trovato quello che cercavate?

Direi spaesati, qui sembra tutto immutato e non avevamo davvero voglia di tornare. E’ strano svegliarsi e non dover smontare la tenda, non dover andare da nessuna parte. In realtà preferiamo sentirci ancora in viaggio. Abbiamo trovato parecchie cose ma direi che la più importante è l’aver capito quello che vogliamo davvero fare nella vita.

Quando ripartirete?

Ripartiremo in primavera, intorno ad aprile. Questa volta per un giretto un po’ più lungo. Le nostre bici ci aspettano in Kyrgyzstan, da li continueremo verso oriente per esplorare Cina, Mongolia, Corea, Giappone e tutto il Sud Est Asiatico, per poi prendere la via del ritorno attraverso India, Pakistan, Iran e Turchia.

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