Il Web Summit visto attraverso 5 Startup italiane

Ultimo giorno al Web Summit. Tra i 20mila startupper 98 erano italiani. Ecco la testimonianza di 5 di loro

È stato il Web Summit dei grandi numeri. Dai visitatori (22mila) alle Startup (2mila) agli ospiti saliti sul palco (614) agli investitori (756). Ma c’è un altro dato che forse meglio di altri racconta quello che è stata la tre giorni di Dublino. Sono state versate (e presumibilmente bevute) oltre 100mila tazze di caffè. Solo nei padiglioni del Summit. Più del doppio delle birre versate nei pub accreditati (significativo se si pensa che siamo nel paese della Guinness). Un fiume incalcolabile di pitch tenuti a galla da un mare di caffeina. Ogni Startup ha raccontato di averne fatti ogni giorno, in media, un centinaio. Forse di più. Il Web Summit è oramai al di là dell’etichetta di Davos dei geek. Si chiude con un bilancio incredibile (sono ancora voci, ma il fatturato della tre giorni dovrebbe aver superato abbondantemente i 100 milioni di euro), e la promessa che l’anno prossimo sarà ancora più grande (è cresciuto ad una media del 400% l’anno).

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Il Web Summit in 3 domande

COS’È? È in definitiva una fiera. Si fanno, o si cercano di fare, affari. Prosaico ma vero. Qui è l’unica cosa che conta. Qui ha suonato la campanella del NASDAQ, per dire. (Link al mio primo con video).
CHI CI VA? Ci sono due gruppi di persone che partecipano al Summit. Chi lavora in società già famose. Li vedi aggirarsi per gli stand, hanno un cartellino che li rende riconoscibili, e se non l’avessero comunque sarebbe chiaro dalle domande che fanno. Curiose, piccate, divertite, a volte impertinenti (per capirsi: ci fate soldi veri?). L’altro gruppo è fatto da startupper. Aggressivi, preparati, cercano di fermare chiunque con frasi tipo: “scommetto che ti racconterò la cosa più incredibile che hai sentito in 20 secondi”. A volte è pure vero. Insieme a loro, ma per conto loro, i venture capitalist. A volte presenza mitologiche, comunque attenti, e in buon numero.
DOVE? Zona sud est di Dublino, un quartiere antico, uno dei primi occupati dai vichinghi. Lo spazio è enorme, aumentato di anno in anno. Raddoppiato ogni anno per la precisione. Vicino RDS Arena, un campo da rugby molto noto. E un ampio cortile con delle pecorelle colorate che hanno strappato più foto di Paddy Cosgrave.

Il Web Summit visto attraverso 5 Startup italiane

Tra i 20mila startupper 98 erano italiani. Non una cattiva media, se si pensa che davvero erano provenienti da tutto il mondo. Tante app. Tantissime app. Poco hardware. In un “pollaio di pitch” (copyright un cameraman della France Presse) e di facce che cambiano tutti i giorni, che si sovrappongono, è davvero difficile rimanere colpiti da qualcosa in particolare. Non necessariamente da un’idea. Per esempio, era impossibile non notare le due biciclette con carrello e margherite all’ingresso del Summit. Un tocco freak in una cornice decisamente geek. E ci metti poco a capire che a darlo sono due italiani.

Chi arriva dopo 6mila km in bici. SuperFred.it

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Per essere qui Giacomo Sbalchiero 36, e Maria Cristina Merendino, 25, hanno attraversato l’Europa in bici. Da Roma a Barcellona, e poi la costa Brava per salire a Parigi, Bruxelles, Anversa, la Manica e poi l’Irlanda. Tre mesi di pedalate. “Volevamo arrivarci a nostro modo. Amiamo la bici, arrivare qui col carrello è stata una bella sfida”. Perché farlo? “Per raccontare SuperFred“. Cos’è? “Una piattaforma digitale per la condivisione dei libri a breve distanza”. E se essere qui per loro è valsa la pena è soprattutto perché Giacomo è un instancabile pitchatore. A un certo punto lo si è trovato fisso in sala stampa a parlare con giornalisti di mezzo mondo. Unico startupper tra un migliaio di giornalisti sfatti di caffè e idee disruptive, chiusi al riparo dal resto da un muro di plexiglas e buttafuori. Un mistero come abbia fatto ad entrare. Però qui conta anche questo. Farsi vedere, parlare, farsi notare. Ognuno si è inventato un modo. Chi un vestito particolare, chi una frase ad effetto, regalando gadget originali, due ragazze ungheresi giravano con un chimono raccontandosi a mani giunte tra inchini. Funzionavano.

Splitci.com Un’idea, ancora poco codice, ma assalto rap a PayPal

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Un Emiliano e un umbro. Due buoni lavori presso banche e società di investimento. Michele di Blasio e Daniele Ugolini poi si innamorano dell’idea di fare startup e creano Splitci durante un viaggio in Israele qualche mese fa. Costretti a trovare un modo per condividere delle spese, ne creano uno con un‘app che regola le entrate e le uscite di ognuno. Per gruppi di persone, interessi e propensione alla spesa. Poi arrivano a Dublino per raccontarla e vedere come svilupparla. Inseriti nel gruppo Alfa del Summit (Startup con ancora un po’ di strada davanti) li vedevi spesso in giro a parlare con altri startupper. Il top l’hanno raggiunto al party di PayPal, dove hanno rappato il loro pitch su una base di Dr.Dre e Snoop Dog: “Perché? Potenzialmente PayPal potrebbe essere un cliente, l’occasione era imperdibile”. Il Web Summit è indubbiamente il posto che crea più aspettative di tutti. La fiera delle grandi speranze. Tutti sognando di strappare una grossa partnership, un incontro, una Skype call con qualcuno in Silicon Valley. Vedremo chi ci sarà riuscito davvero.

Un tocco di meridione. Guinnes e mozzarella di Salerno con SudBazar.com

Impossibile non vedere tra gli stand Marco Cocurullo & co. Girano gli stand con una felpa gialla veramente difficile da ignorare. Loro sono campani e hanno creato un mercato virtuale dal produttore al consumatore di prodotti tipici del meridione. Arrivano in tutta Europa in 24 ore. Si chiama SudBazar.com. Ci hanno lavorato un paio d’anni e poi sono andati online. Da 15 giorni. Anche loro sono un’alfa ma già avviati. Come va? “Molto bene questo posto ti apre la mente” E che interesse c’è per i prodotti gastronomici del meridione in un covo di nerd? “Altissimo come sempre, abbiamo preso diversi contatti qui, l’obbiettivo è arrivare ai ristoranti e ai rivenditori”. Con la mozzarella campana sul lungo Liffey siamo al top. E l’impressione è che funzioni.

Meno di beta, più di alfa. Una metafora. Butlr

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Andrea Castiglione, 23 anni, catanese, ha una storia assai particolare. Fatta di viaggi, di studi all’estero, di lavori presi e mollati, anche molto ambiti. E un lato personale ricchissimo, fatto di tante difficoltà e di altrettanti modi di superarle, che solo ad ascoltarlo spinge a fare di meglio sempre. Un anno fa ha creato con atri due amici Butlr. Un’app che fa da maggiordomo digitale negli ambienti di lusso. “È un po’ software un po’ hardware, la stiamo testando e a breve cominceremo a commercializzarla”, spiega. Serve ad ottimizzare i tempi per ordinare qualcosa in camera, chiedere dei servizi. Molti si sono fermati incuriositi al suo stand. Investitori, startupper, curiosi attratti dal baffo dorato che è l’icona della sua app. Di storie belle il Summit è davvero pieno. E hanno origini, colori, accenti e diverse declinazioni di inglese.

Gli italiani non si lamentano più (ma lamentarsi del Summit è davvero impossibile). CrowdChicken.com

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Ok il wifi non andava mai. Ok troppo stretti, troppo pressati, troppo difficile fermare gli interessati. Ok, troppi. Ma il Summit è davvero un evento imperdibile. E non solo per sperare un giorno la quotazione al NASDAQ. A spiegarlo è Francesco Inguscio di CrowdChicken.com. “In due ore abbiamo fissato 15 call con aziende di tutto il mondo interessate alla nostra piattaforma di crowdfunding. Da Taiwan al Messico, da Startup a grandi aziende”. Entusiasmo alle stelle quindi dalle parti dello stand Fin122. Anzi, incalza Inguscio in un post su StartupScene ” se si ha fame e idee chiare non ce n’è per nessuno!”. Poche lamentele dunque. Lo spazio bisogna crearselo. Pitching like there is no today. Almeno fino al Summit 2015.

Grazie al MIT andremo a vedere film in 3D senza usare gli occhiali

Cinema 3D è il progetto del MIT di Boston che ci permetterà di guardare film in 3D senza per forza indossare i fastidiosi occhialini. Come? sfruttando il fenomeno della parallasse e un sistema speciale di specchi e lenti.