La rete premia un’italiana come migliore startup del Web Summit

Il voto popolare premia Nextome come migliore idea tra le startup alfa della kermesse dublinese. Hanno battuto 1999 concorrenti

A Dublino sono arrivati con un volo da San Francisco. Un tour «autogestito» in Silicon Valley per cercare contatti con startup e investitori. Da Bari, dove vivono Domenico Colucci, 25 anni, E Vincenzo Dentamaro, 29, sono partiti un mese fa. «Il Web Summit è stato un passo fondamentale, che ci ha fatto crescere tantissimo». E da Dublino con la loro Nextome.org, startup per la localizzazione di persone in ambienti chiusi, tornano in Italia con la soddisfazione di essere stati scelti dalla rete come la startup migliore del Web Summit 2014. Un voto popolare, che forse a maggior ragion fa piacere. «Non ce lo aspettavamo, un fiume di voti» dice entusiasta Domenico Colucci, 25 anni, nato a Noci, in provincia di Bari. L’annuncio è arrivato sabato pomeriggio. 5999 voti dalla rete. La seconda, Sling, israeliana, ne ha raccolti meno della metà: 2393.

La votazione, non gestita dallo staff né dalla giuria del Web Summit, è stata fatta da Responser.com. Ha raccolto i voti e ha pubblicato i dati. «Per noi è una grande soddisfazione. In realtà non sapevamo nemmeno di quanto fosse virale questa votazione, abbiamo partecipato con le altre duemila startup del Summit, poi ci è arrivata la notizia. Quasi seimila voti, da non crederci» continua Colucci.

nextome-discoverymodeIl Web Summit di Nextome. E la Silicon Valley

Nextome ha esposto giovedì 5 durante la tre giorni dublinese. «Abbiamo incontrato centinaia di persone, l’interesse era alto. Anche se noi soffrivamo ancora un po’ per il jetlag». Perché prima di Dublino «la nostra prima grande fiera di startup, un evento unico», è stato a San Francisco che i due informatici di Bari hanno mosso i primi passi in un contesto internazionale.

«Lì la cosa importante è il network. In fin dei conti è una comunità ristretta, difficile da aprire. Noi ce l’abbiamo fatta grazie alla comunità di starnutire in Silicon Valley. Ma soprattutto a Marco Bicocchi Pichi». Il loro primo investitore. Quello che ha creduto in loro da subito. Su Facebook Bicocche Pichi lo annuncia in un post su Italian Startup Scene: «Sono l’investitore più felice del mondo». 105 like in poche ore. Lui li ha portati in Silicon Valley, li ha fatti partire da zero meno di un anno fa. Lui, che in Italia Startup ricopre il ruolo di delegato all’internazionalizzazione delle startup che in un’intervista a StartupItalia! ha definito «il ruolo più delicato ma più entusiasmante per chi lavora nell’ecosistema».

«A San Francisco è stato un successo» continua Colucci «soprattutto grazie a Marco che ha mandato email a raffica con i suoi contatti. E ha funzionato alla grande».

L’omaggio del console a San Francisco (e quello di Microsoft)

«L’accoglienza del console Batocchi è stata super, ci ha anche dedicato un post nel suo blog personale». Ma non solo elogi, anche affari. Sì perché il l’ Art Exchange Museum ha deciso di usare la loro tecnologia per le loro esposizioni. La loro, nel cuore della Valley. La loro, che meno di sei mesi prima avevano sperimentato in un altro museo. Ma il diocesano di Bisceglie. Un bel passo in avanti. Poi subito dopo il Vineitaly a Milano, dove hanno collegato Nextome al padiglione della Puglia. 2900 download dell’app sviluppata da loro per la regione. «Il padiglione era sempre pieno. E’ lì che abbiamo conosciuto Bicocchi Pichi. E da lì un po’ è partito tutto».

Passando dal riconoscimento di Microsoft che l’ha selezionata ad aprile insieme a nove altre startup provenienti da più parti del mondo per i servizi di geolocalizzazione per ambienti interni. E premiata a Berlino. E poi alla Maker faire di Roma, dove provato il loro servizio in uno dei padiglioni della fiera tenuta ad ottobre. Però ditelo, non siete proprio una startup “alfa”… «No, in realtà no. Non fatturiamo ancora milioni di euro ma siamo più che un’idea» scherza Colucci.

Cos’è e cosa può fare Nextome

Nextome propone una tecnologia di posizionamento per ambienti chiusi. Dove, in sostanza, il Gps non arriva. La startup barese è nata dalla voglia di creare una soluzione scalabile, quindi facilmente estendibile, per realizzarla. Si basa su tecnologia Beacon (che Apple poi ha reso iBeacon con iOS7). Permette di individuare il posizionamento per smartphone e e tablet, ma anche permettere ai device di fare cose tramite bluetooth. Quali?

1. Individuare la posizione di una persona con errore di un metro massimo. Questo avviene se l’utente ha istallato l’app associata di Nextome.

2. Sapere quali sono i posti più frequentati (e quelli meno) in un museo, in uno stand, ma anche in un supermercato.

3. Condividere sui social luoghi e posizioni frequentati.

4. Tutta la tecnologia è alimentata da una batteria che dura in media tre anni. Niente prese, niente generatori.

«All’inizio avevamo pensato Nextome per i musei» continua Domenico. «Adesso ci stiamo aprendo a nuovi mercati possibili. Come centri commerciali e ipermercati, lì sapere dove si è è indispensabile. Ma questo può permettere ai gestori di inventarsi strumenti per far visitare luoghi che magari lo sono meno». Come? «Magari con delle cacce al tesoro, o comunque sistemi di gamification. Le potenzialità sono infinite. Noi al Summit, parlando con gli altri startupper, ne abbiamo trovate un sacco». Che poi è quello che conta, al Summit ma non solo. Scambiarsi idee, trovarne nuove, magari trovarne altre. E trovare sviluppi possibili alla propria. Magari infiniti, come il simbolo che Nextome ha voluto come proprio logo.

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