«Così i venture capitalist stanno cambiando l’Europa del rigore»

Intervista a Salvo Mizzi di Tim Ventures che spiga perché il fondo creato da Deutsche Telekom (620 milioni) è un «sasso nello stagno dell’Europa dei vincoli di bilancio»

«Deutsche Telekom lancia un megafondo di venture capital da 620 milioni di euro. Cambia il gioco dell’innovazione e della crescita in Europa». Il primo tweet italiano che riporta la notizia apparsa ieri su Venture Beat è di Salvo Mizzi. E suona quasi come uno sfogo. Perché in quel fondo il manager siciliano vede un primo passo verso un cambio di trend in Europa. Perché a farlo è una società tedesca. Perché vuol dire che un’azienda pubblica della più influente nazione europea (la KFW, una sorta di Cassa depositi e prestiti, detiene la quota di maggioranza relativa del pacchetto azionario col 16%), decide di raddoppiare la propria potenza di fuoco da investire nell’innovazione. Il fondo si chiamerà Deutsche Telekom Capital Partners, prenderà il posto dei T-Venture, nato vent’anni fa. 

Ma anche  perché entra nel mezzo di un dibattito europeo che si svolge un po’ nei corridoi di Bruxelles, un po’ su Twitter. Ultimo in ordine cronologico la richiesta del premier italiano Matteo Renzi al presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker di allentare i vincoli di bilancio per permettere agli stati di investire di più in crescita e sviluppo. Ecco perché per Mizzi la notizia «è una bella sassata nello stagno europeo. Ora dobbiamo sperare nell’effetto domino».

Catanese, 50 anni, laureato alla Federico II di Napoli con una tesi in filosofia del linguaggio («da ragazzo mi piacevano i filosofi tedeschi»), completa la sua formazione alla Kauffman Society di Palo Alto. La scuola dei venture capitalist, e l’attuale fondo di investimento più importante al mondo. Ha fondato nel 2012 Working Capital, l’acceleratore di Telecom Italia (per chiarire, Deutsche Telekom con Telecom Italia non c’entra nulla), ora passato a Tim Ventures, fondo di investimenti seed di Tim, che fa parte del network della Kauffman Society.1400159775547_salvo_mizzi

Se il carburante delle startup è tutto negli Usa

Proprio la Kauffman ha organizzato a Dublino un incontro a ridosso del Web Summit. Un incontro annuale. Per vedere come vanno le cose nel mondo dei vc, «ma soprattutto decidere come devono andare». E’ lì che comincia un po’ la storia. Perché in quell’incontro tra i big del venture capitalism è emerso un dato: il 90% del capitale di rischio è negli Usa. Il 75% di questo in California. E’ il carburante delle startup, e sta tutto lì. «E’ questo il problema dell’Europa. Non c’è un capitale di rischio adeguato per competere con il resto del mondo» commenta Mizzi, che a quell’incontro ha preso parte come “fellow“ italiano.

Il fondo di Deutsche Telekom ha davvero la forza per cambiare le sorti Europa?

Deve. Non ci sono alternative. Oggi il capitale di rischio americano arriva in Europa col contagocce. Di quel 90% ci arrivano solo le briciole, e la maggior parte arrivano in Irlanda e Regno Unito che sono il collegamento diretto con gli Usa. Noi non ne abbiamo, e i vincoli di bilancio stanno affossando le economie europee. Dobbiamo investire in innovazione e sviluppo. Che si traduce in investire in startup. Deutsche Telekom ha giocato d’anticipo e ha raddoppiato il proprio fondo di investimento di capitale di rischio. La stessa cosa succederà anche in Francia, in Spagna, in Italia. E a breve.

Come fa a dirlo?

Perché questa è la strada. Anzi, l’unica strada possibile per tornare a crescere ed essere competitivi. Oramai lo sanno tutti. Nel giro di un anno tutti i paesi europei cercheranno di concentrare le proprie risorse su imprese innovative. I venture capitalist non cercano di creare e finanziare nuove piccole e medie imprese. Ma nuove billion dollar company.

All’ecosistema italiano cosa manca per cogliere questo treno?

Manca la seconda fase. Abbiamo corso bene nei primi due anni, creando dal nulla un ecosistema ricchissimo di startup innovative. Ma adesso si deve cominciare la seconda. Oggi a far nascere un ecosistema di startup non ci vuole tanto. E’ farlo crescere il problema.

Siamo pronti?

Forse, ma la decisione è politica. Il governo Renzi con la rischiesta di cancellare i vincoli di bilancio sembra vada in questa direzione. Sono i vincoli europei il freno principale alla spesa, soprattutto in innovazione.

Cosa dovremmo fare?

Due cose. Una aspettare che Junker si decida a liberare i più volte promessi 300 miliardi per lo sviluppo. Senza quelli, c’è poco da fare. Due. Imparare a memoria gli insegnamenti di Enrico Moretti (professore alla Berkeley University, autore de La nuova geografia del lavoro, ndr): l’innovazione non è un mantra da ripetere in maniera vuota, non è cool e basta. Ma un nuovo comparto industriale, che apre tutti i settori della produzione in maniera trasversale, li decostruisce e li ripensa dalla radice. Anche da noi in Italia è così. Cullarci di moda, cibo e lifestyle non serve più a niente. Dobbiamo fare innovazione. Alla Moretti.