Come ottenere i finanziamenti del bando Smart&Start in 10 punti

Guida completa al bando nazionale per il finanziamento di startup innovative. A disposizione fino a 1,5 milioni per azienda

Torna il bando Smart&Start, ma soprattutto tornano 200 milioni di euro per l’innovazione. Il decreto è approdato in Gazzetta ufficiale mercoledì 12 novembre e di fatto sostituisce il precedente. I finanziamenti per i singoli progetti possono arrivare fino a 1,5 milioni di euro, partendo da un minimo di 100 mila euro. Possono partecipare le imprese giovani, quelle appena nate, ma anche quelle che ancora non hanno visto la luce. E le richieste possono arrivare da tutta Italia.

Ecco una guida in dieci domande e risposte per orientarsi meglio nella ricerca dei fondi. (Qui intanto per scaricare il bando. Qui invece il via alle applicazioni del 16 febbraio 2015)

1. Quanti soldi ci sono nel bando Smart&Start?

Quest’anno il bando  Smart&Start mette a disposizione complessivamente circa 200 milioni di euro. L’aiuto è dedicato alla “nuova imprenditorialità” e punta a “sostenere la nascita e lo sviluppo, su tutto il territorio nazionale, di startup innovative”. L’importo, che andrà a coprire le spese o i costi sostenuti dalle startup, potrà arrivare a un massimo di 1,5 milioni di euro e non scenderà sotto i centomila per ciascun piano d’impresa finanziato.

2.  Chi li mette e da dove vengono?

L’iniziativa parte dal ministro dello Sviluppo economico che il 24 settembre scorso ha firmato un decreto, recentemente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, in cui vengono disciplinati e illustrati gli incentivi del programma Smart&Start. Per conoscere altri dettagli, relativi alla presentazione delle domande a ai requisiti specifici dei piani d’investimento, bisognerà aspettare una circolare “esplicativa” del ministero.

Le risorse economiche vengono recuperate dai fondi rimasti dei programmi PON “Ricerca e competitività” 2007-2013, PON “Sviluppo Imprenditoriale Locale” 2000-2006. Ma anche da quelli destinati dal ministro per la coesione territoriale nel 2013 al finanziamento di progetti per la nascita e lo sviluppo di nuove imprese innovative e di spin off della ricerca nel territorio del cratere sismico aquilano. Con un altro decreto del ministro dello Sviluppo economico possono poi essere individuate ulteriori risorse.

L’ente che si occuperà della gestione dei finanziamenti (burocrazia, concessione ed erogazione dei fondi, controlli e ispezioni) sarà – come per lo scorso anno – Invitalia, ovvero l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa.

3. Di che tipo di agevolazioni si tratta?

L’aiuto offerto dal bando Smart&Start è fondamentalmente di due tipi. Il primo è strettamente economico, trattandosi della concessione di un prestito. Il finanziamento è “agevolato” perché si rimborsa con interessi a “tasso zero” e può arrivare a coprire un importo pari al 70% delle spese o dei costi ammissibili dal bando (max 1.050.000 euro).

Per le startup costituite interamente da giovani under 35, da donne o che prevedano la presenza di almeno un esperto con un dottorato di ricerca (preso da non più di sei anni), l’importo del prestito arriva all’80% delle spese (max 1.200.000 euro). Il prestito ha una durata massima di otto anni e va rimborsato con rate semestrali costanti posticipate, che scadono il 31 maggio e il 30 novembre di ogni anno.

All’agevolazione economica però si affianca, solo per le imprese nate da meno di un anno, anche un aiuto meno “materiale” ossia un servizio di tutoraggio tecnico-gestionale che le aiuti a orientarsi meglio con il mercato dei capitali, il marketing, l’organizzazione delle risorse umane, l’innovazione e la tecnologia.

4. Cosa cambia tra Nord e Sud Italia?

Rispetto allo scorso anno, questa volta possono beneficiare delle agevolazioni le startup provenienti da tutto il territorio nazionale. Per quelle del Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia) e del territorio del cratere sismico aquilano è previsto però un aiuto in più: dovranno restituire solo l’80% del finanziamento ricevuto. Il restante 20% è, a conti fatti, un contributo offerto loro a fondo perduto.

Anche nel servizio di tutoraggio cambia qualcosa a seconda della provenienza dell’impresa. Nelle zone del Mezzogiorno e del territorio aquilano, infatti, il valore del servizio è pari – per ogni singola impresa – a 15 mila euro. Il contributo si dimezza per le altre startup localizzate nel resto d’Italia.

Leggi anche 5 passi per partecipare ai bandi in modo vincente

5. Chi può ottenere i finanziamenti Smart&Start? 

Possono beneficiare delle agevolazioni Smart&Start le startup innovative che abbiano compiuto al massimo quattro anni di attività. Le aziende devono essere di piccole dimensioni, con un valore di produzione inferiore ai cinque milioni di euro e con sede legale e operativa su tutto il territorio nazionale, devono avere i conti in ordine ed essere iscritte nel Registro delle imprese. Può presentare domanda anche chi ha intenzione di mettere in piedi una startup entro i termini previsti dal bando, compresi i cittadini stranieri (che siano però in possesso del visto startup). Possono accedere agli aiuti anche le imprese non residenti in Italia, a patto che – insieme a tutti gli altri requisiti – abbiano almeno una sede sul territorio italiano.

6. Chi non può?

Non sono ammesse ai benefici  le startup controllate da altre imprese che, nell’anno precedente la presentazione della richiesta, abbiamo smesso di svolgere un’attività analoga a quella cui si riferiscono nella domanda di partecipazione. Le agevolazioni non valgono per le imprese di produzione agricola primaria o del settore del carbone. I fondi disponibili non possono essere utilizzati per sostenere attività connesse all’esportazione.

7. Cosa si può fare con i soldi di Smart&Start? 

Con le risorse messe a disposizione si possono coprire diversi tipi di spese e costi. Si parte dai piani d’impresa caratterizzati da un significativo contenuto tecnologico e innovativo, passando per lo sviluppo di prodotti, servizi e soluzioni nel campo dell’economia digitale, fino ad arrivare alla valorizzazione dei risultati della ricerca pubblica e privata. Le spese devono essere sostenute dopo la presentazione della domanda ed entro i due anni successivi alla stipula del contratto di finanziamento.

Con i prestiti si possono quindi comprare: impianti e attrezzature tecnologiche, componenti software e hardware, brevetti e licenze, certificazioni, Know how e conoscenze tecniche, progettazione, sviluppo, personalizzazione e collaudo di soluzioni architetturali informatiche.  Non si possono fare spese che riguardino la sostituzione degli impianti, macchinari e attrezzature oppure relative a commesse interne, quelle sostenute attraverso il sistema di locazione finanziaria. I finanziamenti non valgono per pagare spese notarili, imposte, tasse e scorte.

Inoltre, i beni acquistati devono essere nell’attivo di bilancio per almeno tre anni, ammortizzabili e utilizzati nell’unità produttiva destinataria dell’agevolazione. Non possono essere comprati da soggetti che hanno relazioni con l’acquirente e la compravendita non può avvenire tra società controllate o collegate. Il pagamento deve avvenire attraverso un conto corrente bancario dedicato alla realizzazione del programma di investimento.

I fondi possono coprire anche i coti sostenuti dall’impresa beneficiaria nei 2 anni successivi alla firma del contratto di finanziamento, a patto che questi siano costituiti da: interessi sui finanziamenti esterni , quote di ammortamento di impianti, macchinari e attrezzatture tecnologiche (con particolare riferimento a quelli che riguardano informazione e comunicazione), canoni di leasing, costi relativi al personale dipendente, licenze e diritti di proprietà industriale, licenze di software e servizi di incubazione e acceleratori d’impresa.

8. Come si fa domanda? 

Le domande andranno presentate al “soggetto gestore”, Invitalia, o almeno così si faceva l’anno scorso, quando erano previste procedure di accesso esclusivamente telematiche ed era necessario dotarsi di una firma digitale di formato .p7m e registrarsi nell’area riservata attraverso il sito www.smartstart.invitalia.it. Un’interfaccia web consentiva la compilazione della domanda e il successivo invio. Al momento non è ancora possibile presentare domanda per il nuovo Smart&Start: la data di apertura dello sportello sarà stabilita da una circolare ministeriale, che chiarirà anche le modalità di accesso alle agevolazioni.

Il 13 novembre 2014 (giorno di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del nuovo decreto) è stato l’ultimo giorno utile per presentare domanda per il “vecchio” Smart&Start (DM 6 marzo 2013). Le domande saranno valutate in base alla coerenza e alla competenza possedute da chi le redige, rispetto all’attività svolta. Importante anche che l’idea alla base del piano di impresa sia innovativa, la potenzialità del mercato di riferimento, la sostenibilità economica del progetto e la fattibilità tecnologica e operativa.

Un punteggio aggiuntivo è previsto per chi abbia conseguito il rating della legalità  e per chi finanzia il piano di impresa per almeno il 30% dei fondi richiesti attraverso “conferimenti in denaro iscritti alla voce del capitale sociale e della riserva da sovrapprezzo delle azioni o quote delle start-up innovative, anche in seguito alla conversione di obbligazioni convertibili in azioni o quote di nuova emissione, da parte di uno o più investitori qualificati”.

9. Tempi? 

Smart&Start è una misura a sportello. Non c’è un termine per la presentazione delle domande, ma le agevolazioni sono concesse nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, quindi non conviene perdere tempo. L’eventuale esaurimento delle risorse disponibile comporterà, infatti, la chiusura anticipata dello sportello. La valutazione delle richieste si conclude entro 60 giorni dalla data della lor presentazione. I programmi devono essere avviati dopo la presentazione della domanda e vanno realizzati entro due anni dalla stipula del contratto di finanziamento.

10. Come si possono perdere le agevolazioni? 

Le agevolazioni Smart&Start non sono cumulabili con altre, fatta salva la garanzia rilasciata dal Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. In più, prima dell’erogazione del finanziamento e poi in ogni fase del procedimento, Invitalia e ministero dello Sviluppo economico possono effettuare controlli e ispezioni  sulle imprese agevolate per verificare che siano effettivamente operative. Se qualcosa non va, Invitalia può sospendere il prestito per un periodo massimo di sei mesi. Se, dopo questo periodo, l’impresa continua a non essere operativa, le agevolazioni vengono completamente revocate. La sospensione può essere decisa anche se l’attività dell’impresa comincia a discostarsi troppo da quella presentata nella richiesta di fondi.

La revoca del prestito, invece, può arrivare se l’impresa: perde i requisiti previsti per la qualificazione di startup innovativa, non rispetta i tempi della realizzazione del programma, cessa l’attività o si trasferisce, viene sottoposta a procedure concorsuali, e in altre situazioni che verranno poi eventualmente descritte dalla circolare ministeriale.

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